Veronica è stata tradita dal marito con una comune amica. Ora, furiosa, mi scrive che vorrebbe procedere con la separazione chiedendo l’addebito e, se possibile, anche un risarcimento.
L’infedeltà non comporta il risarcimento
In realtà la coppia era da due anni ormai che conduceva vite quasi separate e non condivideva più alcuna forma di intimità. Ciò che Veronica deve sapere è che la violazione dell’obbligo di fedeltà non porta automaticamente all’addebito della separazione. Perché accada è necessario dimostrare che il tradimento abbia effettivamente causato la rottura del rapporto coniugale. Lo ha ribadito la Corte d’Appello di Roma con la sentenza n. 4167 del 19 maggio 2026.
Difficile dimostrare il nesso tra tradimento e crisi di coppia
In sintesi, secondo i giudici, bisogna accertare con rigore se proprio l’infedeltà abbia reso intollerabile la prosecuzione della convivenza. Se invece la crisi della coppia era già in atto prima dell’infedeltà, l’addebito non sussiste. La valutazione deve riguardare il comportamento complessivo di entrambi i partner e le vere cause che hanno portato alla separazione. Inoltre, il partner che chiede l’addebito deve dimostrare non solo l’esistenza della relazione extraconiugale, ma anche il nesso causale tra l’infedeltà e la definitiva crisi del matrimonio.
Il risarcimento scatta se ha causato la lesione di diritti fondamentali
Una prova molto complessa. Verificare l’intollerabilità della convivenza significa fare una valutazione complessiva dei comportamenti reciproci per capire quale sia stata la vera origine della crisi. I fatti successivi alla definitiva rottura del rapporto, invece, non hanno nessuna importanza ai fini dell’addebito. Infine l’infedeltà può portare al risarcimento del danno quando ha provocato la lesione di diritti fondamentali della persona, come dignità, onore, reputazione, salute. Lesione che comunque va dimostrata.