Autunno, tempo di nuovi inizi, di figli piccoli che tornano sui banchi di scuola e figli che escono di casa con lo zaino in spalla e le valigie al seguito. Sono quelli che iniziano l’università, magari fuori sede, cioè lontano da casa. Un momento di passaggio per tante madri, alcune delle quali vivono la nuova esperienza con così tanta apprensione da “affittare” una College mom. Accade negli Stati Uniti, dove il fenomeno ha attirato l’attenzione di media come il New York Times e di esperti come sociologi e family coach. E da noi?
Il boom delle College moms in affitto
Può sembrare bizzarro, specie se si pensa all’America come un Paese dove si esce presto di casa e dove i legami familiari sono vissuti in modo molto diverso dall’Italia, patria di figli “mammoni” e madri apprensive. Eppure ormai il fenomeno delle College moms in affitto è una realtà tanto che, come riportano diversi giornali statunitensi, si moltiplicano agenzie come Campus Mom o College Concierge Moms. Ad accomunarle è l’offerta di una serie di servizi per i genitori – quelli veri – che includono la consegna di pacchi con tutto il necessario per la cura e la sopravvivenza dei figli lontani; lo svolgimento di commissioni per loro conto; i resi Amazon (sì, anche quelli) o semplicemente controllare se lo studente in questione sta bene.
I servizi specializzati per i figli lontani
Le agenzie di “nolo” di donne che si occupino di quei compiti che la madre lontana non può svolgere comprendono anche il il supporto ai ragazzi nel cercare nuove amicizie o “sorellanze”: proprio così. Come spiega Josie Fischels su NewsNation, anche la crescita del figlio o della figlia lontani rientra tra le attività delle College Moms in affitto. L’obiettivo è «aiutare gli studenti a crescere e diventare indipendenti», come spiegato al programma tv Morning in America da Monteigne Long, esperta di educazione e supporto ai giovani presso l’At Texas A&M University. «Non coccoleremo i ragazzi», ha però anche precisato.
Niente coccole, solo supporto
Long, che è stata consulente presso diversi campus, ha anche chiarito che le agenzie di affitto di mamme “surrogate” per le matricole mirano a supportare gli studenti nel sistemarsi nelle prime fasi della vita fuori da casa, controllandoli in quelle che possono essere le difficoltà che si incontrano nel passaggio al college ed eventualmente assistendoli anche in incombenze pratiche, come le iscrizioni ai diversi corsi, esami, ecc. Capita, però, di rassicurare anche i genitori.
Anche i genitori sono da rassicurare
In un caso, come raccontato da Karen Allen che lavora alla Campus Mom in Texas, a una madre preoccupata è stato risposto, previo controllo, che il giovane si faceva sentire meno perché era semplicemente preso dal fare nuove amicizie e stava bene. La prova? Una foto, via sms, accompagnata dal messaggio dell’agenzia: Relax, everything’s good, «Relax, è tutto a posto». Sulla possibilità che servizi del genere si affermino anche in Italia, però, frena Cristina Berrettini, antropologa e consulente familiare: «Nella forma americana non credo. Da noi la cultura lavora in senso opposto».
Genitoriali diversa tra America e Italia
«Uno studio su 22 paesi europei tra il 1970 e il 1999, pubblicato nel 2021 e curato da Van den Berg, Kalmijn e Leopold lo conferma con dati precisi: è soprattutto la cultura a spiegare l’età di uscita da casa. I paesi del Nord Europa escono presto perché lì l’autonomia individuale è un valore precoce. L’Italia esce tardi perché la famiglia resta a lungo un ammortizzatore, economico e identitario insieme. In un contesto così, un servizio chiamato apertamente “mamma in affitto” suonerebbe eccessivo, non perché manchi il bisogno, ma perché la protezione qui è già alta», spiega Berrettini.
Figli “mammoni” o genitori sempre più iperprotettivi?
Tra l’altro, come sottolinea l’antropologa, il fatto di pagare frenerebbe ancora di più i genitori italiani perché «sposterebbe il segnale da richiesta di aiuto a confessione di incapacità educativa. È più probabile che da noi il bisogno prenda forme meno esposte, come un tutor, un referente di residenza o qualcuno senza l’etichetta di madre sostitutiva – chiarisce Berrettini – D’altra parte l’università è un rito di passaggio classico. Ci si separa da casa, si attraversa una soglia, si rientra con uno status nuovo ed è esattamente lo schema che van Gennep descriveva già un secolo fa: separazione, margine, reintegrazione».
Perché non servono College moms
Se le esperte americane insistono nello spiegare la bontà dell’iniziativa, c’è anche chi, come Sabrina, chiude la strada ogni ipotesi di ricorso a una College mom. Lei, italiana ma residente negli USA da oltre 25 anni, madre di una ragazza che ha appena lasciato il Maryland per studiare al college in Florida, commenta con un lapidario: «Ridicolo!». «Le College moms intervengono proprio nella parte centrale della crescita e la riempiono prima che il ragazzo abbia il tempo di starci dentro davvero. La funzione materna, quindi, non si taglierebbe. Si allungherebbe a distanza e la si affiderebbe a un’estranea pagata. Il rito, quindi, perderebbe la sua parte più scomoda, ma anche più necessaria», aggiunge Berrettini.
Con la College mom finisce lo spazio per sbagliare
«Nella mia esperienza in consulenza, l’errore contenuto, quello che fa male ma non è fatale, è il materiale grezzo con cui un ragazzo costruisce fiducia in se stesso. Tolto quello spazio, il messaggio implicito diventa che da soli non ce la si fa. Tutto dipende da come si posiziona la figura di supporto. C’è un modello che chiamo ‘gabbia’, dove ogni intoppo viene anticipato e risolto, e i genitori vengono aggiornati come un centralino: lì il rito semplicemente si blocca. Poi c’è un modello che chiamo ‘ponte’, dove si interviene solo su richiesta, si aiuta il ragazzo a pensare all’errore invece di rimuoverlo, e si tiene un margine di riservatezza verso i genitori. Solo il secondo lascia intatta la parte del rito che conta davvero», sottolinea l’esperta.
Anche gli USA stanno cambiando (e invecchiando?)
Se accade negli USA, una società anglo-americana dove si era abituati a lasciate il tetto familiare da più giovani, significa che la società e la cultura stanno cambiando anche Oltreoceano e i motivi possono essere diversi: «Genitori più anziani e più ansiosi, una cultura della performance che non si ferma davanti alla porta di casa dello studente, un mercato pronto a vendere sollievo a quell’ansia. Credo siano questi gli ingredienti del fenomeno. In Italia il tema non sarà quanto proteggere, ma che tipo di protezione scegliere, se una che accompagna l’attrito o una che lo toglie del tutto, portandosi via anche la possibilità di scoprire di potercela fare», conclude Berrettini.