«Mio figlio non mi sopporta». «Tranquillo, anche il mio». Mi prendo la libertà di riportare una conversazione fatta a cena tra amici alcuni giorni fa. Tema: il difficile rapporto con i figli. Non più adolescenti in transito in quella selva oscura funestata da ormoni scalmanati ed Edipi non risolti, da cui prima o poi si riemerge, ma ultra-maggiorenni proiettati verso l’età adulta. Almeno sulla carta. Di fatto ancora ormeggiati a terra per paura di spiccare il volo o persi tra le nuvole in attesa di trovare una propria direzione. Tragicamente impigliati tra i propri desideri e le aspettative familiari, le prospettive a senso unico di genitori iperprotettivi dispensatori di consigli non richiesti e l’ansia di crescere in un mondo che usa come metro di misura solo il successo e la performance.
Figli che cercano la propria autonomia
Una situazione che alla lunga genera pericolosi cortocircuiti. E che intossica le relazioni, facendo sentire tutti incompresi. I ragazzi, incapaci di cercare in autonomia la propria strada, anche contravvenendo alle proiezioni dei grandi. E i genitori, troppo abituati a fare gli amici per rivendicare tutto d’un colpo il principio d’autorità e il ruolo di guida nelle scelte dei figli. Quanti di noi nei tempi andati hanno abbracciato un destino deciso dai padri – l’iscrizione alla facoltà che portava lavoro, il posto fisso che garantiva una carriera sicura – per quieto vivere o indecisione. Sacrificando ambizioni e talenti, accontentandosi di vivere una vita programmata da altri senza esplorare il proprio potenziale. A volte costruendo futuri gloriosi, a volte covando frustrazioni. Diciamocelo, andava a fortuna.
I giovani oggi possono scegliere tante strade
Oggi non è più così. I paradigmi sono saltati. Un po’ perché il mondo non è più quel luogo di certezze in cui siamo cresciuti, un po’ perché i ragazzi vogliono essere felici, non sicuri, e hanno un’infinità di strade tra cui scegliere. Ma questo, invece di rassicurarli, talvolta li spaventa. «Puoi fare quello che vuoi» è la frase che rimbomba nelle loro teste fin dal diploma. E in quel mondo di possibilità, se non hanno idee chiare e fame d’avventura, rischiano di incartarsi e di perdersi. Restando impantanati in quel nido comodo e caldo, da cui dovrebbero naturalmente staccarsi, non sentendosi attrezzati per affrontare l’ignoto. Avvertenza: tutte le cose che emanano tepore, dalle comfort zone alle minestre riscaldate, possono essere molto insidiose.
Ecco spiegato il numero spropositato di over 30 che restano a vivere con mamma e papà, e il fenomeno dilagante delle rotture brutali tra consanguinei.
Tutte le famiglie felici si assomigliano, ogni famiglia infelice è infelice a modo suo
Scriveva più di un secolo fa Lev Tolstoj nell’incipit di Anna Karenina, e ci aveva visto lungo. Perché i nuclei familiari non sono sempre quei luoghi di serenità e affetto incondizionato che ci rimandano certe pubblicità. E le ragioni di conflitto possono essere infinite. Quasi mai generate dal disamore, semmai dall’amore distratto o dall’iperamore. Più in generale, dall’incapacità dei grandi di vedere realmente i propri figli, quelli che sono e non quelli che vorrebbero, caricandoli di un bagaglio di obiettivi che non sono i loro, silenziando i loro veri sogni e bisogni.
Il difficile rapporto e l’incomunicabilità con i figli
È così che piano piano si aprono baratri, si scrivono lingue diverse con cui è impossibile comunicare, si accumulano detriti di incomprensioni e di non detti, si soffre in silenzio, per sé e per l’altro, perché in queste guerre sotterranee nessuno ha davvero torto e nessuno ragione, ognuno ha la sua parte di verità. In certi casi, per fortuna, basta un clic perché la pace ritorni. Ma mai per caso, bisogna lavorarci. A volte l’unico modo per salvarsi, invece, è andarsene. Provare a crescere lontano dal cono d’ombra che sempre proietta l’albero da cui siamo nati. Sottrarsi allo sguardo onnipresente dei padri (e delle madri). Tagliare i ponti. Chiudere con i figli credo che sia il dolore più grande e inconsolabile. Un fallimento imperdonabile. Se siete in tempo per evitarlo, fatelo.