Madri tigre, forse è il momento di dirle addio. È tempo di dimenticare il modello della madre onnipresente, piuttosto impositiva, che detta regole e ritmi in casa, quasi in stile militaresco. L’idea di madre modellato dalla Cina, ipercontrollante e molto performante (anche sui social) ha lasciato il posto alle madri Beta. Basta scrollare un po’ tra TikTok e Instagram per capire che oggi le donne con prole hanno deciso di rinunciare a diventare o apparire perfette: spazio, invece, proprio a un po’ di caos, errori e soprattutto a più campo d’azione per i figli.

Chi sono le mamme Beta

La definizione ha un’origine incerta. Di sicuro c’è che ormai sulle piattaforme è un termine comune e sta a indicare le “nuove” madri, un po’ più confusionarie e permissive, quelle che lasciano giocattoli sui pavimenti (anche in salotto!) ma non rinunciano a trascorrere del tempo libero coi figli; che non sono cuoche impeccabili e non si cimentano nella preparazione di merende, pranzi e cene. E quando proprio non possono cedono ogni tanto a qualche snack o a una pizza d’asporto. Sono quelle che lasciano che i bambini si sporchino o – perché no – che si annoino, come a volte avviene in estate, a scuole chiuse.

Madri tigre, addio

Insomma, non è più tempo di agende fittissime, per sé e per i figli, o di book fotografici dei bambini ai saggi di danza, ai concerti di musica e alle competizioni sportive, che non lasciano spazio né tempo all’intera famiglia. Né possibilità di esprimersi autonomamente ai figli e alle figlie, anche da adolescenti, alle prese con regole ferree ed educazione rigida. Oggi si starebbe assistendo a una svolta, che manda in soffitta la madre tigre (e stressata) alla ricerca di un ritrovata serenità, di ritmi più sostenibili e di meno visibilità sui social, ai quali fino a poco tempo ci si adeguava con standard irrealizzabili anche in fatto di genitorialità.

Spazio alla genitorialità imperfetta

In una parola, adesso si accetta e si cerca una genitorialità imperfetta. «Credo che sia un cambiamento positivo e persino necessario: il peso di dover essere perfette, sempre all’altezza delle aspettative, è un ideale irrealistico. Ha generato molto senso di inadeguatezza, una continua ricerca della perfezione e dunque stress, mentre è ora di tornare alla genitorialità imperfetta. Ma attenzione, non significa rinunciare all’educazione, bensì riconoscere che essere genitori implica anche commettere errori e modificare alcuni comportamenti», spiega la pedagogista Elena Bolzoni, che ricorda: «I bambini non hanno bisogno di genitori perfetti, ma presenti e autentici».

Stop al confronto social

Non doversi adeguare a un modello social spesso irrealistico e irrealizzabile, implica anche una minore pressione: permette alle madri di essere meno performative, mentre i benefici per i figli stanno nel ricevere più attenzioni vere. «I social hanno indubbiamente contribuito a diffondere un’immagine idealizzata della genitorialità. Solitamente si mostrano solo i momenti belli, gratificanti e perfetti, ma è una realtà filtrata, non veritiera. È molto meglio spostare l’attenzione da come si appare e ciò che si è, quindi il consiglio è di farsi vedere di meno, ma di vivere di più coi propri figli. In altre parole, basta essere schiavi della necessità di documentare ogni cosa», esorta Bolzoni.

Quali vantaggi per i figli

Se i modelli social tendono a un appiattimento e a una standardizzazione in ogni campo, anche a livello educativo i benefici per madri Beta e figli sono numerosi: «Intanto è bene ricordare che non solo non vanno inseguiti modelli unici e validi per tutti, ma che ogni figlio ha caratteristiche diverse, tempi di sviluppo diversi e interessi o bisogni diversi: occorre un approccio meno standardizzato, che permetta invece di valorizzare le singole peculiarità – sottolinea Bolzoni – Da un punto di vista pedagogico è fondamentale per costruire l’autostima e si può fare riconoscendo noi stessi e i nostri bambini per quello che sono, non soltanto se aderiscono ad aspettative sociali predefinite».

Good enough parenting

Il concetto di fondo delle genitorialità Beta, che non risparmia neppure i padri, è racchiuso nel “mantra” del Good enough parenting, l’essere genitori “sufficientemente buoni”: che significa essere bravi, ma non perfetti, appunto. Ma anche più permissivi. Chiaramente il rischio è di cadere nell’eccesso opposto. La definizione risale agli ’50, quando a coniarla è stato lo psicoanalista e pediatra britannico Donald Winnicott pensando a madri good enough, in grado di essere empatiche coi figli e di accettare le proprie stesse mancanze. Oggi ha assunto una nuova valenza, ai tempi delle performance elevate a tutti i costi.

Più permissive (ma non troppo)

Ma lasciare più spazio non significa comunque cedere al lassismo: «Sicuramente va evitato l’eccesso opposto: promuovere l’indipendenza non vuol dire abbandonare i figli senza guida, perché l’autonomia non è lasciar fare tutto ciò che si vuole, ma mantenere una cornice di regole chiare, unita ad ascolto, responsabilità e accoglienza. Questo è lavorare all’indipendenza: dare responsabilità proporzionate all’età dei figli, accompagnarli e lasciare loro spazi, pur rimanendo disponibili, se c’è bisogno. In altre parole, madri e padri rimangono una base sicura senza trattenere i figli né abbandonarli, ma incoraggiandoli. La difficoltà sta proprio nel trovare l’equilibrio tra spinta e presenza sicura», conclude la pedagogista.