«Ti mando un vocale così faccio prima». L’ho detto anch’io, un sacco di volte. E in fondo era vero: facevo prima io. Parlavo mentre camminavo, mentre guidavo, mentre mettevo insieme i pensieri come venivano.
Mandare i vocali a 2x
Chi ascoltava, però, doveva fermarsi. Tornare indietro. Mettere in pausa se entrava qualcuno. Quel tempo non era sparito. Lo avevo solo lasciato sulle sue spalle. Poi abbiamo iniziato a sbrigare anche le voci degli altri. Anche quelle di chi amiamo.
Ascoltare i vocali a 2x
C’è un vocale, nella nostra chat, che abbiamo ascoltato a velocità doppia. Una persona che ci vuole bene. La voce stretta, compressa, quasi buffa: quel timbro da cartone animato che diamo agli altri quando abbiamo fretta perfino di loro. Cominciava come tanti altri: la giornata, una cosa da niente, due parole dette quasi per abitudine. Siamo arrivati in fondo in metà tempo, abbiamo risposto con un pollice.
Ascoltare i vocali a 2x vuol dire perdere le pause
Solo che, a un certo punto, quella persona si era fermata. Tra una frase e l’altra c’era una pausa. Aveva preso fiato, come si fa prima delle cose che pesano. A velocità normale quella pausa sarebbe arrivata fino a noi. Forse avremmo capito che stava per dire qualcosa di diverso. A 2x, invece, era solo un vuoto da saltare. Mezzo secondo di niente. Siamo passati oltre.
Nelle pause spesso c’è la cosa più importante
Ma a volte una persona sta proprio lì. Non nelle parole che riesce a dire bene, ma in quelle che le restano incastrate. In un sospiro. In un giro largo. In quel «no, aspetta…» che chiede tempo prima ancora di aiuto. Noi, invece, trattiamo tutto questo come superfluo. Come se in una persona ci fosse davvero qualcosa di superfluo. Che cosa ci compriamo, davvero, con la fretta verso chi ci vuole bene? Un giorno qualcuno avrà qualcosa di importante da dirci. Avrà la voce piena di pause. E lì, forse, vorremo non esserci disabituati ad ascoltarle.
Stasera facciamo una cosa piccola. Riapriamo l’ultimo vocale che abbiamo accelerato. Velocità normale. Fino in fondo. E ascoltiamo se, nel silenzio che avevamo saltato, c’era qualcuno.