Ricordo una domenica pomeriggio. Avevo circa 18 anni e genitori separati da tempo immemore. Mio padre viveva con la sua compagna – che poi è diventata sua moglie e a un certo punto sua vedova, parola che ancora non riesco a pronunciare – e con il loro figlio, mio fratello o fratellastro, altro sostantivo disturbante. Non ho mai vissuto con loro, tuttavia di quella casa paterna avevo le chiavi e una frequentazione libera e abituale, soprattutto nei weekend. Quella domenica pomeriggio, come spesso accadeva, avevo deciso di andare lì a studiare o ad assumere la mia dose settimanale di famiglia strutturata che, dal ménage duale che vivevo con mia madre, appariva piuttosto esotica e piacevole. Probabilmente avevo dato indicazioni approssimative sull’ora del mio arrivo perché, a 18 anni, la vaghezza è una cifra stilistica.

Genitori e sesso: colti in flagranza

Girai le chiavi nella toppa, aprii la porta di ingresso e mi fermai interdetta: c’era una quiete insolita, un’atmosfera ovattata e sospetta. Feci qualche passo cauto e, dal fondo del corridoio, li sentii: mio padre e la sua compagna. Erano in camera da letto e facevano quello che una coppia funzionale talvolta fa, se lasciata sola in un pomeriggio festivo. Li sentii e fui travolta da imbarazzo, vergogna, sorpresa, incredulità, fastidio. Ma non per me e per la mia improvvida presenza, ma per loro, colti in flagranza di attività inaudite. Perché, ai miei occhi, quei due erano, oltre che troppo anziani per dedicarsi a certi sollazzi, inequivocabilmente asessuati, in quanto adulti e genitori.

A casa nostra è arrivato un sex toy

In silenzio mi rifugiai nello studio di mio padre, covando il mio disappunto e il mio disagio. E oggi, lo stesso disagio sono io a provocarlo. A casa nostra è arrivato un sex toy. Era un omaggio. In passato, per lavoro, ho scritto di sexy shop. Da allora sono diventata un target. L’articolo (un elegante dildo color malva) stava dentro una confezione, a sua volta all’interno di un sacchetto che credevo discreto. Invece no. «Mamma, cosa ci fa il sacchetto di una marca di giochi erotici sul tavolo in sala?» ha chiesto mio figlio maggiore. «Niente». Negare sempre, almeno all’inizio. «E comunque è un regalo. E comunque non c’è nulla di male. E comunque…». «Non mi interessa! Basta così. Non ci voglio nemmeno pensare». Se mio marito e io ci diamo un bacio, ci teniamo stretti, ammicchiamo, i nostri figli inorridiscono e ci chiedono: «Vi sembra il caso?».

Sesso e genitori: i figli restano bacchettoni

Passano gli anni, le generazioni, i discorsi, l’educazione. Eppure i genitori restano angeli, creature senza sesso e senza pulsioni. I figli restano bacchettoni, convinti di essere gli unici legittimi titolari del diritto alla sessualità. Non pretendo condivisione né comprensione; sarebbe inopportuno e insano. Mi piacerebbero però consapevolezza, serenità, accettazione della natura umana dei propri genitori. Si evolve anche così, imparando che gli angeli non esistono, certo non in famiglia.