«Mio figlio non si assume mai la responsabilità dei suo fallimenti: la colpa è sempre degli altri. Cosa posso fare per responsabilizzarlo?» Nadia

Cara Nadia, ci sono almeno due vie per leggere il nostro rapporto col mondo. Le persone-effetto sono passive: se le cose vanno bene è merito della dea bendata, se vanno male la colpa è sempre di qualcuno o qualcosa (sfortuna, destino, Dio, genetica, società…). Le persone-causa sono resilienti: sentono di poter orientare il corso della propria vita. Non cercano alibi e agiscono come“Capitani della propria anima”.

Sammy Basso e la colpa non sua

A tuo figlio puoi raccontare la storia di Sammy Basso. Sammy era affetto da Progeria, una malattia rarissima che lo ha inchiodato, fin da bambino, nel corpo di un anziano. Nonostante questa sventura aveva un sorriso che illuminava il mondo. Quando gli chiesi da dove nascesse la sua forza mi ha risposto : «Caro Ste, potrei amareggiarmi dando la colpa alla mia malattia, o posso chiedermi cosa fare di bello e di buono col poco tempo che ho a disposizione».

La colpa non è del destino ma di come reagiamo

Sammy è venuto mancare l’anno scorso, ma nella sua breve ed intensa vita ha creato un’associazione per la divulgazione della sua malattia, ha conseguito due lauree, ha girato il mondo e fatto maratone in carrozzina per ispirare le persone a diventare capitani della propria anima. La resilienza di Sammy ci insegna che nessuno di noi è padrone del proprio destino ma, ma siamo padroni di come rispondiamo al destino.

La nostra reazione al destino decide come vivremo

Se è vero che il destino scrive nel libro della nostra vita, possiamo reagire come un’inerme pagina bianca, o possiamo reagire come una penna coraggiosa, desiderosa di scrivere in prima persona il romanzo della propria vita. Con gli adolescenti, non basta raccontare delle buone storie, dobbiamo trasformarle in metafore di vita e lezioni d’amore.

Dobbiamo essere autori delle nostre vite

A tuo figlio puoi chiedere di pensare a una sfida che lo vede protagonista. Come reagirebbe una pagina bianca? E una penna coraggiosa? Stimolalo, non solo a pensare, ma anche a sentire come cambia il suo cuore adottando queste due diverse prospettive.

La palla (anzi la penna) sta poi a lui. Invece di fargli inutili prediche donagli questa domanda cardinale: Chi vuoi diventare nella tua vita? Una vuota pagina bianca o una penna coraggiosa? Solo chi scrive la propria vita, riesce anche a sorridere.