In Italia si moltiplicano corsi non per bambini, ma per i loro genitori. Platee piene, liste d’attesa, sale sold-out da nord a sud: la nuova emergenza educativa non riguarda solo gli adolescenti, ma chi li cresce. A dirlo senza mezzi termini è Mirko Damasco, presidente di Salvagente Italia, associazione che da anni lavora nel campo della prevenzione e dell’educazione: «Quello che vediamo oggi nella cronaca nera arriva da lontano, da persone che non hanno imparato a gestire un no, un rifiuto, una frustrazione. È da lì che nascono le relazioni tossiche, e per evitarle dobbiamo lavorare su mamma e papà».
Dal primo soccorso al “primo aiuto emotivo”
I corsi di Salvagente nascono come lezioni di primo soccorso pediatrico — per insegnare ai genitori cosa fare in caso di soffocamento o emergenze domestiche — ma si sono evoluti in qualcosa di più profondo: un vero percorso di formazione genitoriale. «Abbiamo capito che non basta sapere come salvare la vita di un bambino», racconta Damasco. «Bisogna anche sapere come non rovinarla».
Genitori in formazione: la nuova normalità
Oggi il calendario dell’associazione tocca decine di città, tra incontri dal vivo e corsi online. Le “Conferenze educative” e i cicli di lezioni su tecnologia, affettività, gestione dell’adolescenza e relazioni familiari sono ormai un fenomeno sociale.
«Non si nasce genitori», spiega Damasco, «ma in Italia ancora pensiamo che sia la cosa più naturale del mondo. Nel 2025, invece, chi mette al mondo un figlio deve sapere che formarsi è un dovere. Imparare sul campo, da soli, fa danni che poi diventano cronaca».
Lo schermo tra noi: il divario digitale in famiglia
Gli argomenti toccano tutte le fragilità del mondo adulto: dall’uso della violenza come forma di disciplina («ancora troppi genitori non riconoscono uno scappellotto come violenza»), alla dipendenza digitale. «La tecnologia corre più veloce di noi», avverte, «e la maggior parte dei genitori non ha idea di cosa facciano i propri figli online. Un adolescente medio ha tre profili Instagram, e spesso mamma e papà non hanno nemmeno le password».
Parlare insieme: corsi per genitori e figli dagli 11 anni
Per questo Salvagente ha introdotto percorsi congiunti genitori–figli, dagli 11 anni in su, in cui si parla apertamente di sessualità, sicurezza, prevenzione, educazione digitale e affettività. «Sono momenti potentissimi», racconta Damasco. «Quando un genitore ascolta il proprio figlio parlare in pubblico di certi temi, succede qualcosa: si apre un dialogo che a casa non avviene più. E spesso il genitore capisce quanto poco conosca davvero suo figlio».
A scuola con Salvagente: lezioni per ragazzi (e adulti)
A scuola, gli educatori di Salvagente entrano ogni giorno nelle classi per parlare con i ragazzi di sicurezza stradale, rispetto, uso consapevole dei social, fino alla donazione d’organi. «Le riflessioni che si riescono a fare con gli adolescenti sono spesso più profonde di quelle che riusciamo a fare con gli adulti», dice Damasco. «Questo la dice lunga su quanto gli adulti abbiano bisogno di tornare a formarsi».
QUI I CORSI: https://salvagenteitalia.org/scegli-corsi-salvagente/
Un allarme che arriva anche dalla politica
A confermare la gravità del quadro è Simona Malpezzi, vicepresidente della Commissione bicamerale Infanzia e Adolescenza. «Il problema non è neanche compreso fino in fondo dal legislatore», spiega. «Abbiamo raccolto dati su come stanno bambini e ragazzi, e i numeri sono allarmanti: stanno male, e l’età dei disturbi psichiatrici si sta abbassando sempre di più». Nel 2022 si pensava che il disagio fosse legato al post-Covid, ma poi le analisi hanno mostrato un’altra verità: la crescita del malessere tra i giovani è esponenziale dal 2007–2010, in tutto il mondo. «È proprio il periodo in cui il cellulare diventa smartphone», sottolinea Malpezzi.
Per lei, la chiave è chiara: «Occorre formare le famiglie. Serve una presa di posizione forte e oggi serve anche un divieto preciso, che almeno segnali l’allarme. Non esiste ancora un budget per la formazione dei genitori, ma un segnale normativo — come è accaduto con il casco o le cinture di sicurezza — può avviare una riflessione collettiva e accompagnare un vero cambiamento».
Educare è un mestiere: impararlo salva vite
Dietro il successo dei corsi stiano assistendo a un cambio culturale: educare diventa una competenza, non un istinto. Oggi il 59% delle strutture educative ha liste d’attesa e l’80% dei genitori italiani non ha mai frequentato un corso per migliorare le proprie capacità educative.
«Tutti sappiamo che per diventare bravi nel nostro lavoro serve studiare», conclude Damasco, «ma per crescere un figlio no. Eppure, è il mestiere più difficile del mondo. Questi corsi servono a colmare quel vuoto — a dare strumenti, linguaggio e consapevolezza. Perché l’educazione, oggi, salva vite tanto quanto il primo soccorso».