Il progetto Biodiversità in volo nell’Area marina di Capo Milazzo e Parco regionale dei Nebrodi

La nuova edizione del progetto Biodiversità in volo di Fondazione UNA (Uomo, Natura, Ambiente) e Federparchi, dopo quelle dedicate ai Parchi Nazionali del Gran Paradiso, D’Abruzzo, Lazio e Molise e al Parco Regionale della Maremma per sensibilizzare contro il bracconaggio e salvaguardare le specie protette, ha interessato quest’anno l’Area marina di Capo Milazzo e il Parco regionale dei Nebrodi. Milazzo è il punto di partenza da cui ci si può imbarcare per andare alle Eolie che, in una giornata limpida, si vedono già da qui. Magari è un’esperienza che avete fatto, magari ci siete anche arrivati il giorno prima per prendere il primo traghetto la mattina seguente. Ma forse non sapete che, proseguendo per pochi chilometri e dopo aver seguito per un tratto la costa, si arriva al Sentiero naturalistico di ponente che vi fa entrare nel cuore dell’Area marina protetta Capo Milazzo. L’inizio è da cartolina, con un bellissimo faro bianco che si staglia nell’azzurro del cielo. Già prima di iniziare avrete visto il blu del mare più lontano e, se c’è vento come è successo a me, avrete l’impressione che il Capo vi trasporti fino a sè, per vedere come è emozionante vedere l’orizzonte da lì.

La passeggiata per la piscina di Venere nell’Area marina protetta Capo Milazzo

Siamo nel cuore del Mediterraneo e lo dimostra la vegetazione: ai lati ci sono fichi d’india, ulivi, il cardo pallottola e, a un tratto, un paio di costruzioni basse, bianche e rimesse a nuovo. L’area in cui si trovano è come una terrazza, basta attraversare il prato, andare verso il mare e si vedono le isole: Lipari, Salina, le più grandi, che con Stromboli, Filicudi, Alicudi e Vulcano formano l’arcipelago delle Eolie. Riprendendo il sentiero, e salendo, si vedono cale, grotte, insenature di acqua cristallina. Arrivando nel punto più alto si comincia a scendere e a un tratto ecco uno specchio d’acqua turchese incastonata fra le rocce calcaree che macchiano di bianco tutta l’area. È la piscina di Venere dove, quando il mare è tranquillo, ci si può immergere, sentendo solo il rumore delle onde al largo e quello degli uccelli in volo. In questi fondali protetti vive una prateria di Posidonia oceanica, in prossimità dello Scoglio Portella, segno di buona salute per il mare. Per chi si immerge, gli itinerari subaquei sono caratterizzati da spugne e gorgonie nella Secca Levante, con una grotta a 30 m di profondità, banchi di barracuda, cernie, tonni, saraghi e aragoste nella Secca Ponente, a testimonianza della biodiversità di quest’area. Ma la posizione strategica del Capo è importante anche per gli ucceli migratori: nel promontorio si possono avvistare l’upupa, il Martin Pescatore e il Falco Pellegrino.

Birdwatching nel Parco dei Nebrodi

Fra gli obiettivi di Fondazione UNA (Uomo Natura Ambiente) c’è quello di sensibilizzare sulla preservazione della biodiversità e, quindi, delle specie protette. A questo proposito il Parco dei Nebrodi, la più grande area protetta della Sicilia (80.000 ettari di cui fanno parte 24 comuni) offre un esempio importante. Per visitarlo raggiungiamo Sant’Agata di Militello, in provincia di Messina, una delle porte d’ingresso del parco. Il paese dello scrittore Vincenzo Consolo si fa ricordare per il Castello Gallego del Seicento, la Chiesa di Santa Maria del Carmelo e, lasciando il mare, per la vista che spazia da Capo d’Orlando a Cefalù. Salendo superiamo il paese di Alcara li Fusi, noto soprattutto per la festa tradizionale dei Muzzuni che richiama antichi riti in onore di Cerere, la dea dei raccolti, e ci fermiamo alle Rocche del Crasto. Su questi imponenti massicci rupestri volano le aquile reali e i grifoni. Questi ultimi, se si ha un binocolo, si possono ammirare mentre sfruttano le correnti ascensionali e, ad ali spiegate, vanno in cerco di cibo tornando ai nidi che si confondono con la roccia. Vederli in volo e da vicino è uno spettacolo, ma non è sempre stato così.

Un progetto a tutela della biodiversità nei Nebrodi

Il grifone da qui e dalla Sicilia era scomparso ma, dopo circa 50 anni di assenza, ora è di nuovo presente nelle Rocche del Crasto con una colonia di circa 100 individui. Il ritorno di questi grandi avvoltoi nei Nebrodi è molto importante sia per lo sviluppo dell’economia locale legata al turismo naturalistico e sia perché, essendo l’unica colonia di tutto il meridione d’Italia, consente una continuità genetica con le altre popolazioni di grifoni del resto della penisola e dei paesi mediterranei vicini. C’è una voliera di acclimatazione, dei punti di alimentazione, tutti accorgimenti che hanno portato alla creazione di un piano per stimolare la permanenza dell’animale in questa zona durante il suo periodo riproduttivo. Oggi è possibile avvistare il grifone sia tramite un punto informativo attrezzato per il birdwatching, mentre una telecamera riprende tutto ciò che accade nei nidi. In volano veleggiano, a terra sono più grandi di quello che ti aspetteresti e il loro peso si aggira fra i 9 e gli 11 chili.

Lungo la dorsale dei Nebrodi fino al lago Biviere

Il grifone e altri uccelli migratori volano su quella che è la Dorsale dei Nebrodi, 70 km con scenari incontaminati, in cui si incontrano solo capre, mucche e i cavalli Sanfratellani, cpn il loto caratteristico mantello nero. Lungo la dorsale, che fa parte del Sentiero Italia voluto dal Cai e inaugurato nel 1995 per unire tutte le regioni in un unico grande percorso, si attraversano ruscelli, la faggeta di Mangalaviti (la più grande della Sicilia), pascoli e, verso la fine, si raggiungono due laghi, Biviere e Maulazzo. Il primo, in primavera, si colora di rosa per la presenza di un alga, il secondo è popolarissimo fra chi abita nella zona: d’estate, la domenica, si sale per rimanere al fresco, sotto l’ombra dei faggi. O si prenota un posto al Relais Villa Miraglia: in tavola arrivano la ricotta al forno, i salumi e i formaggi dei Nebrodi (qui vive il maiale nero presidio Slow Food allo stato brado), olive, funghi, le verdure di stagione cucinate secondo la tradizione. Una di quelle soste che non si scordano: in tavola prodotti, genuini, fuori la natura protetta, dove la presenza dell’uomo è ridotta al minimo.

Le donne che guidano i parchi

Ad accompagnarci nell’Area marina protetta di Capo Milazzo è stata Giulia Visconti, direttrice con una lunga e­spe­rien­za di lavoro pres­so l’AMP del­le Iso­le Pe­la­gie, una Lau­rea in scien­ze na­tu­ra­li e un Dot­to­ra­to in bio­lo­gia ma­ri­na. Oltre a lei c’era anche una guida di Marevivo, associazione che fa parte del Consorzio che gestisce l’area. Fondata da Rosalba Giugni, Marevivo opera dal 1985 con volontari e iscritti per tutelare il mare e l’ambiente contro l’inquinamento e la pesca illegale. Oltre a Giulia Visconti, ci sono altre tre donne alla guida di parchi italiani: Sonia Anelli è direttrice del Parco nazionale di Pantelleria, Maria Laura Talamè del Parco dei Monti Sibillini e Franca Zanichelli dell’Arcipelago Toscano. Se lo sottolineiamo è perché in questo ruolo le donne sono ancora un’eccezione.

I siti da consultare

ampcapomilazzo.i
parcodeinebrodi.it
fondazioneuna.org
federparchi.it
marevivo.it
relaisvillamiraglia.it