Dopo una lunga trattativa, è arrivata la firma sul nuovo contratto scuola 2022-2024. L’intesa, siglata all’Aran, interessa oltre 1 milione e 286mila lavoratori tra docenti, personale Ata, ricercatori e tecnologi. Gli aumenti medi saranno di circa 150 euro al mese per 13 mensilità, con punte che arrivano a 185 euro per gli insegnanti e 240 euro per i ricercatori. È previsto anche il pagamento degli arretrati, che per i docenti possono toccare i 2mila euro. Il rinnovo è stato accolto con soddisfazione dalla maggior parte dei sindacati, ma non dalla Flc Cgil, che ha deciso di non firmare, ritenendo gli incrementi «insufficienti» rispetto all’inflazione del triennio di riferimento.

Gli aumenti previsti per docenti, Ata e ricercatori

Il contratto, che copre il periodo 2022-2024, porta aumenti differenziati in base al profilo professionale e all’anzianità di servizio. Per il personale docente, l’incremento medio è di 150 euro lordi mensili, che possono diventare fino a 185 euro per chi ha più anni di servizio. Il personale Ata vedrà un aumento di circa 110 euro al mese, mentre per ricercatori e tecnologi la cifra sale fino a 240 euro. Oltre agli aumenti strutturali, il rinnovo prevede indennità fisse rivalutate, con la Retribuzione Professionale Docenti (RPD) che passa da 204 a 320 euro mensili e nuove quote per il Compenso Individuale Accessorio (CIA). Secondo le tabelle fornite dai sindacati, gli arretrati oscillano tra 1.200 e 2.100 euro, a seconda del ruolo e dell’anzianità.

Le risorse economiche e il peso in busta paga

L’accordo è stato reso possibile grazie a un pacchetto complessivo di risorse che supera i 3,3 miliardi di euro. Le cifre provengono principalmente dalla legge di bilancio 2024 (2.962,5 milioni), a cui si aggiungono 102,7 milioni previsti dalla Manovra 2025 e 240 milioni una tantum introdotti dal decreto-legge del 9 settembre 2025 n.127. Per i lavoratori della scuola, questo si traduce in un aumento stabile e in arretrati significativi da ricevere in un’unica soluzione.

Il ministro Valditara: «Un grande successo»

La firma del rinnovo del contratto per il comparto scolastico «è stato un grande successo: non credo ci sia stato mai nessun governo che ha firmato ben due contratti e sia nelle condizioni per firmarli addirittura tre. Si tratta di tre contratti ravvicinati in pochi anni, che danno un aumento medio di 416 euro al mese. Non lo riesco a trovare nella storia della scuola italiana di questi ultimi decenni». Lo ha detto il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, ricordando che «oggi chi critica e si lamenta non ha forse fatto il dovuto quando per dieci anni sono rimasti bloccati i contratti della scuola italiana».

Le reazioni dei sindacati e del governo

La firma è stata accolta positivamente da Cisl, Uil, Snals, Gilda e Anief, che parlano di «un passo avanti importante» per il riconoscimento del personale scolastico. Diversa la posizione della Flc Cgil, che non ha sottoscritto l’accordo. «Gli incrementi previsti coprono meno di un terzo dell’inflazione del triennio» e rappresentano «una riduzione programmata dei salari del comparto», ha spiegato. Il ministro Valditara, replicando alle critiche, ha sottolineato che l’intesa «dà dignità a chi lavora per l’istruzione dei nostri giovani».

Il prossimo rinnovo del contratto scuola

Con la firma di questo contratto, si chiude una fase lunga e complessa. Ma l’attenzione è già rivolta al rinnovo 2025-2027, le cui trattative sono attese a breve. Secondo le prime stime dell’Aran, gli incrementi medi a regime, dal 1° gennaio 2027, potrebbero essere di 135 euro al mese (142 per i docenti e 104 per il personale Ata). Un percorso, ha osservato il presidente dell’Aran Antonio Naddeo, che «coinvolge oltre 1,6 milioni di lavoratori del pubblico impiego e segna un momento significativo per la scuola italiana».