Una proposta legislativa trasversale si prepara ad arrivare in Parlamento con l’obiettivo di regolamentare l’esposizione dei minori sulle piattaforme digitali. Il progetto, sostenuto da forze politiche diverse, punta a tutelare bambini e adolescenti, limitando l’utilizzo dei social e vietando attività pubblicitarie che coinvolgano i più piccoli. Un provvedimento che prende forma per arginare un fenomeno in crescita: quello dei baby influencer e della loro presenza spesso incontrollata sul web.

Bambini sempre più social

È ormai una scena quotidiana: bambini con lo smartphone tra le mani, tablet a portata di dito e video caricati online che raccolgono migliaia di visualizzazioni. Ma dietro l’apparente innocenza di un contenuto social, può nascondersi una dinamica di sfruttamento. Da qui nasce la proposta di legge che intende rafforzare la protezione dei minori, contrastando l’accesso precoce ai social network e limitando le pratiche pubblicitarie che li coinvolgono.

Età minima da rivedere: si punta ai 15 anni

Uno dei punti cardine della proposta è l’innalzamento dell’età minima per l’accesso ai social media. Attualmente, la normativa prevede che sia possibile creare un profilo già a 13 anni, mentre fino ai 14 è richiesto il consenso dei genitori per il trattamento dei dati. La nuova linea suggerita fissa il limite a 15 anni per aprire un account e prevede che solo tra i 14 e i 16 anni i minori possano dare in autonomia il consenso all’utilizzo delle proprie informazioni personali.

Trasparenza e regole per le pubblicità sui social

Accanto al tema dell’età, la legge affronta anche la questione delle sponsorizzazioni. Nei mesi successivi all’eventuale approvazione del testo, verranno definite linee guida per garantire maggiore chiarezza nei contenuti pubblicitari veicolati da minori. L’obiettivo è contrastare forme di promozione camuffate da gioco, evitando che i più giovani vengano utilizzati per finalità commerciali travestite da passatempi familiari o innocui.

Controlli più efficaci sull’identità degli utenti

Per rendere effettivi i nuovi limiti, sarà fondamentale stabilire modalità di verifica affidabili. In questa direzione, si guarda al progetto europeo di un portafoglio digitale destinato a entrare in funzione entro la metà del 2026. Questo strumento, che certificherà l’identità e la data di nascita degli utenti, dovrebbe impedire l’accesso alle piattaforme ai minori sotto l’età consentita, eliminando la possibilità di falsificare l’età al momento dell’iscrizione.

Iniziative italiane in attesa della soluzione europea

L’Italia, nel frattempo, si prepara ad anticipare i tempi. Alcune proposte puntano alla creazione di un sistema provvisorio, anche attraverso un’app dedicata o sfruttando il portafoglio digitale nazionale già esistente. Altri suggeriscono soluzioni più tradizionali, come l’obbligo per le piattaforme di richiedere documenti ufficiali quali carta d’identità e codice fiscale. Quale che sia la strada scelta, l’intenzione è quella di non rimanere fermi in attesa delle decisioni comunitarie. Il progetto vede il sostegno convinto di forze politiche diverse, che condividono la necessità di un intervento normativo urgente. Il tema ha superato le divisioni partitiche, raccogliendo consensi trasversali anche grazie all’attenzione crescente dell’opinione pubblica.