Lavorare all’uncinetto e a maglia all’università. La proposta, promossa da un gruppo di studenti dell’Università Bicocca di Milano, è diventata realtà all’ateneo, che ha attivato un laboratorio. Adesso, però, si moltiplicano anche corsi di “materie complementari” come yoga, pilates, tango e persino vela. Obiettivo: ridurre i livelli di ansia crescenti tra gli universitari. Secondo recenti indagini, infatti, aumenta il numero di studenti con disagi psicologici. A beneficiare delle attività, però, sono anche la concentrazione e la memoria.
Ansia e depressione in aumento
I dati non lasciano dubbi: secondo quanto rilevato nell’ambito del progetto Pro-Ben, attivato dall’Università Roma Tre per la promozione del benessere psicofisico degli studenti universitari, ben il 43,1% ha sintomi d’ansia clinicamente rilevanti. Crescono anche i casi delle cosiddette “menzogne accademiche”, cioè quelle dette per reggere alla pressione nei confronti di risultati e aspettative esterne. Per contrastare il fenomeno di recente si sono moltiplicate le iniziative che mirano al sostegno degli universitari, con la creazione di corsi alternativi che si affiancano al regolare percorso accademico.
I nuovi corsi: dallo yoga alla vela, passando dal tango
Ecco, allora, l’attivazione di lezioni di yoga e mindfulness, come accade all’Università della Calabria. Ma sono in tutto 13 le cordate di atenei in Italia (quasi tutte quelle presenti in Italia) e di Afam, le Istituzioni di Alta Formazione Artistica e Musicale, che hanno partecipato al bando Pro Ben, finanziato con 20 milioni di euro dal ministero dell’Università e della Ricerca. Tra i corsi più originali ci sono anche quelli di tango e, per gli appassionati di attività outdoor, trekking e vela. Lo scopo è di favorire le relazioni tra giovani, rompendo l’isolamento nel quale spesso vivono, che a sua volta alimenta depressione e stati di ansia.
Boom di “menzogne accademiche”
I numeri dei risultati dei questionari hanno confermato l’impressione che come docenti già avevamo – ha commentato la Prof.ssa Angela Costabile, ordinaria di Psicologia dello Sviluppo e dell’Educazione, che parla di un «aggravamento del benessere psicologico degli universitari». Emerge anche un altro fenomeno: l’aumento delle “menzogne accademiche”, non tanto per il gusto di dire bugie, quanto per fronteggiare l’ansia che nasce dell’esigenza della performance. Si mente, quindi, sia sul voto che sull’andamento della carriera universitaria, ad amici, ma anche familiari.
La paura di sentirsi inadeguati
«Dietro una bugia academica può esserci la paura di fallire, la vergogna di non riuscire a sostenere il ritmo, l’ansia di deludere la famiglia, la frustrazione delle aspirazioni personali oppure la sensazione di non poter chiedere aiuto senza essere giudicati», chiarisce a Repubblica il Prof. Francesco Craig, delegato dal Rettore al couseling psicologico presso l’ateneo della Calabria. Da qui iniziative analoghe, attivate anche dall’Università di Trento, che ha puntato su escursioni in montagna per gruppi di 12 alla volta. Oppure quelle dell’ateneo di Palermo, dove si possono fare pilates o vela, o di Bari, dove si balla il tango.
Anche l’uncinetto all’università
Le iniziative si uniscono ad altri progetti pilota, come quello della Bicocca di Milano, dove invece già da tempo si può imparare l’uncinetto mentre si studiano altre materie. In questo caso gli obiettivi e i benefici sono due: non si tratta solo di un’attività rilassante e paragonabile, secondo diversi studi, a quella di yoga e meditazione, ma anche dagli effetti positivi sul cervello. Permette, infatti, di allenare la concentrazione e migliorare le performance cognitive.

Il laboratorio di uncinetto all’università
Che lavorare all’uncinetto facesse bene al cervello lo avevano dimostrato già diversi studi. Da qualche tempo, però, la crochet therapy, quindi la “terapia dell’uncinetto” (come la knitting therapy, nel caso del lavoro a maglia) è sbarcata anche all’università. A chiedere uno spazio per questa attività, infatti, è stato un gruppo di studenti della Bicocca di Milano che ha ottenuto l’apertura di un laboratorio, che si svolge di martedì, dalle 17 alle 20, e accoglie anche chi non si è mai cimentato in questo tipo di attività. Esiste persino un profilo Instagram e un gruppo Telegram aperto appositamente.
Perché fa bene la crochet therapy
In passato la crochet therapy era già stata impiegata anche nel trattamento del dolore, ma è diffusa anche tra alcuni sportivi, come il tuffatore britannico e medaglia d’oro olimpica Tom Daley, che sul suo profilo Instagram ha sottolineato come, in occasione dei Giochi di Tokyo 2021, era stato immortalato mentre “sferruzzava” tra una gara e l’altra a bordo vasca. A voler scomodare personaggi famosi, però, vale la pena ricordare anche Albert Einstein, che pare lavorasse a maglia per «calmare la mente e chiarirsi le idee». Molti più di recente, invece, non era passata inosservata la commissaria UE agli Affari interni, la svedese Ylva Johansson, dedita alle sue “creazioni” con i ferri mentre ascoltava il discorso sullo stato dell’Unione della presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen.
I benefici dell’uncinetto
Sono almeno 4 i benefici dell’uncinetto per il benessere psico-fisico: si allenano la memoria e la concentrazione; si riduce lo stress, con un rallentamento del ritmo frenetico che si è costretti a mantenere normalmente e durante il resto della giornata; mantenendo una postura corretta si rinforza la colonna vertebrale, evitando di tenerla curva come quando si cammina con il cellulare in mano. Come se non bastasse, il ritmo ripetitivo del movimento e il “silenzio mentale”, non rotto di continuo dalle notifiche dei devices, portano a rallentare la respirazione e ad ascoltarsi maggiormente. Per questo alcuni studiosi hanno paragonato l’uncinetto e il lavoro a maglia a yoga, meditazione e pratiche di mindfulness.

Perché il cervello si allena
«L’uncinetto, come i lavori a maglia e i mandala, hanno in comune la creatività e la ripetitività, che permettono di concentrare il focus attentivo e allenare la stessa concentrazione, oltre ad abbassare i livelli di stress. L’effetto è di aiutarci a “staccare”», conferma Simona Cintoli, psicologa collaboratrice presso l’Istituto di Neuroscienze del CNR di Pisa e il Centro per i disturbi cognitivi e demenze, della AOUP Neurologia di Pisa. Forse anche per questo piace molto anche ai giovani della Gen Z.
Si riduce il cortisolo e dunque lo stress
«Da un lato – spiega l’esperta – agiscono sull’asse dello stress. Il nostro sistema nervoso, infatti, deriva in parte dall’attività del cervello, in parte dai principali neurotrasmettitori, che sono i messaggeri chimici. Sono fondamentali per funzioni vitali come appunto l’umore e la risposta allo stress e in questo un ruolo importante è rivestito dal cortisolo. Uno dei parametri che viene misurato e prova che c’è un effettivo abbassamento dell’ormone è proprio la sua misurazione, anche tramite la presenza nella saliva».
Migliora il focus attentivo
Un altro vantaggio è il cambiamento del focus attentivo: «È un po’ come se avessimo un cono di luce: in molte attività quotidiane questo è molto ampio, per necessità. Pensiamo, ad esempio, alla guida di un’auto: richiede di prestare attenzione a molteplici aspetti. Quando, invece, ci dedichiamo a piccoli lavori manuali il cono di luce si può restringere e diventa specifico, puntuale e mirato. Questo permette di migliorare la capacità di concentrazione», sottolinea Cintoli. Di fatto è il contrario del multitasking, che porta a svolgere più impegni, ma con minor attenzione.
L’uncinetto può allenare la concentrazione
Per questo l’uncinetto può allenare proprio la capacità di concentrarsi su un compito: «La funzione cognitiva è allenabile: in genere il focus ha una durata media di 45-50 minuti e infatti la durata delle lezioni scolastiche, ad esempio, è tarata su questo parametro. Ma il fatto di impegnarsi in attività che richiedono una focalizzazione mirata permette di migliorare questa funzione. Per questo non è strano che un laboratorio di uncinetto o lavoro a maglia possa essere molto utile sia a studenti che a lavoratori. Oltre a questi aspetti, infine, consente una pausa dall’uso dei device e da altri distrattori verso i quali siamo vulnerabili», spiega Cintoli.
Più socializzazione e competitività
Come sottolineato dagli studenti della Bicocca, inoltre, il laboratorio rappresenta un luogo di socializzazione in cui trova meno spazio la competizione che invece domina spesso l’ambiente accademico. Il motto dei ragazzi, infatti, è “No merito, solo condivisione e good vibes”. «Quello che volevamo creare fin dall’inizio era appunto uno spazio nel quale collaborare e aiutarsi a vicenda, ma soprattutto un luogo senza performatività, il che si oppone molto all’idea di università e, in generale, di luoghi della formazione che da sempre si è abituati ad attraversare», ha spiegato una studentessa promotrice dell’attività. «Crediamo sia importante – ha aggiunto – che l’ambiente universitario non sia vissuto esclusivamente come un luogo nel quale formarsi passivamente, bensì come spazio di socialità accessibile a chiunque nel quale, parallelamente allo studio, possano vivere le proprie passioni».