L’influenza potrebbe presentarsi con virus meno aggressivi, ma i numeri restano importanti. Le stime indicate da Fabrizio Pregliasco, professore dell’Università degli Studi di Milano e direttore sanitario dell’Irccs Ospedale Galeazzi-Sant’Ambrogio, parlano di 12-14 milioni di casi. Lo scorso anno, ricorda l’esperto, erano stati superati i 15 milioni.

Per capire cosa potrebbe succedere nei prossimi mesi, gli specialisti guardano come sempre all’emisfero australe. E dall’Australia arriva un primo segnale: la circolazione sostenuta e precoce di più virus potrebbe creare una sorta di «pre-stagione». Ecco cosa significa e come distinguere la vera influenza dagli altri malanni respiratori.

Influenza, cosa ci dicono i virus che circolano in Australia

Ogni anno l’emisfero australe offre agli esperti una prima indicazione su ciò che potrebbe accadere durante l’inverno europeo. Non è una previsione infallibile, ma consente di osservare in anticipo la circolazione dei virus influenzali.

Quest’anno l’attenzione è rivolta soprattutto all’Australia, dove, ha spiegato Pregliasco a a Repubblica.it, prevale il ceppo A/H3N2. «I segnali che arrivano da lì ci invitano a non abbassare la guardia», ha sottolineato l’esperto.

La presenza precoce di più virus potrebbe, infatti, dare origine a una sorta di «pre-stagione». Gli effetti potrebbero vedersi con un progressivo aumento degli accessi agli ambulatori dei medici di famiglia e dei pediatri.

Pregliasco ha stimato che possano circolare almeno 260 virus. Quelli attesi quest’anno sarebbero complessivamente meno aggressivi, ma questo non significa che saranno pochi i contagi. La previsione indicata dall’esperto è compresa tra 12 e 14 milioni di casi.

Anche la composizione dei vaccini destinati alla stagione 2026-2027 comprende un virus A(H3N2)-like. La scelta deriva dalle raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Questo elemento, però, non permette di stabilire quale virus finirà effettivamente per prevalere in Italia.

Come riconoscere la vera influenza

Mal di testa, tosse, qualche linea di febbre. Nel linguaggio quotidiano basta poco per dire «ho l’influenza». Dal punto di vista medico, però, le cose sono più precise.

«Quello che chiamiamo comunemente influenza comprende in realtà molte infezioni diverse», ha chiarito Pregliasco. La vera influenza presenta alcune caratteristiche riconoscibili.

L’esordio è brusco, la febbre supera generalmente i 38 °C e compare almeno un sintomo respiratorio. A questo se ne associa almeno uno sistemico, come dolori muscolari o una forte spossatezza.

Una particolare attenzione va riservata agli anziani. In questa fascia d’età la febbre può non essere molto elevata anche quando si tratta realmente di influenza. Secondo Pregliasco, la ragione può risiedere in una risposta immunitaria meno sostenuta.

I dati dell’Osservatorio Salute Iqvia riportati nella fonte danno intanto la misura di quanto questi disturbi siano comuni. Il 48% degli italiani dichiara di avere avuto influenza o sintomi influenzali negli ultimi 12 mesi.

I disturbi riferiti comprendono tosse, dolori e malessere, mal di testa, febbre oltre i 38 °C e problemi gastrointestinali. In media, sono durati sei giorni.

Influenza, cosa fare quando arrivano i sintomi

Davanti a febbre, tosse e malessere, gli italiani si dividono quasi perfettamente a metà. Secondo i dati Iqvia citati da Repubblica.it, il 51% si affida al consiglio del farmacista. Il 49% si rivolge invece al medico.

In entrambi i casi, i farmaci di automedicazione risultano i presidi più utilizzati. Pregliasco invita però a considerare questi medicinali come strumenti per alleviare i sintomi, non necessariamente per azzerarli.

La gestione può cambiare in base all’evoluzione dei disturbi. Riposo e una corretta idratazione rimangono importanti durante la malattia. Anche alcune buone abitudini per affrontare l’influenza possono aiutare durante i giorni in cui febbre, dolori e spossatezza costringono a rallentare. Restare a casa quando si sta male contribuisce inoltre a limitare la possibilità di trasmettere l’infezione ad altre persone.

Un capitolo a parte riguarda gli antibiotici. Pregliasco ha raccomandato di non utilizzarli senza una prescrizione medica.

Anche il pronto soccorso non dovrebbe diventare automaticamente la destinazione quando la febbre sale. Secondo l’esperto, l’accesso all’ospedale va riservato alle situazioni nelle quali compaiono importanti segnali d’allarme, come la difficoltà respiratoria.

Perché non tutti i malanni invernali sono influenza

La distinzione non è soltanto terminologica. Durante i mesi freddi possono circolare contemporaneamente diversi virus respiratori e provocare sintomi simili. Distinguere l’influenza dagli altri virus respiratori non è sempre semplice basandosi soltanto sui disturbi che avvertiamo.

Anche la sorveglianza sanitaria italiana tiene conto di questa realtà. Il sistema RespiVirNet monitora i virus influenzali, ma anche altri patogeni respiratori, tra cui SARS-CoV-2 e virus respiratorio sinciziale.

Per questo i milioni di episodi previsti da Pregliasco vanno letti nel contesto indicato dall’esperto. Non ogni raffreddore, febbre o tosse corrisponde necessariamente a un’infezione provocata da un virus influenzale.

La distinzione diventa particolarmente importante quando si parla di persone più vulnerabili. L’Istituto Superiore di Sanità ricorda che l’influenza può provocare complicanze anche gravi soprattutto in alcuni gruppi. Tra questi ci sono anziani, bambini, donne in gravidanza e persone con patologie croniche.

Non serve quindi allarmarsi a ogni colpo di tosse. Ma nemmeno considerare tutti i malanni stagionali indistintamente innocui, soprattutto quando riguardano persone maggiormente esposte alle complicanze.

Vaccino antinfluenzale 2026-2027: quando parte la campagna

Sul fronte della prevenzione, i dati Iqvia mostrano una certa distanza degli italiani dalla vaccinazione. Il 67% dichiara di non avere intenzione di vaccinarsi nei successivi 12 mesi contro i virus stagionali o il Covid.

Pregliasco ha ricordato che il vaccino antinfluenzale non offre la certezza assoluta di non ammalarsi. Il suo ruolo riguarda anche la protezione dalle conseguenze più importanti della malattia, soprattutto nelle persone fragili.

Le indicazioni istituzionali per la stagione 2026-2027 vanno nella stessa direzione. Il Ministero della Salute raccomanda di avviare le campagne di vaccinazione antinfluenzale dall’inizio di ottobre. La vaccinazione può poi essere offerta alle persone eleggibili durante tutta la stagione influenzale.

Per le persone con maggiore rischio di complicanze, la vaccinazione viene offerta attivamente e gratuitamente. Le categorie interessate sono definite dalla circolare annuale del Ministero della Salute.

L’ISS indica la vaccinazione come la strategia più efficace e sicura per prevenire l’influenza. Per la stagione 2026-2027 i vaccini trivalenti raccomandati dall’OMS comprendono componenti dirette contro virus A(H1N1)pdm09, A(H3N2) e B/Victoria. I vaccini stagionali vengono aggiornati sulla base dei virus che si prevede circoleranno maggiormente. Intanto la ricerca sta studiando anche vaccini antinfluenzali capaci di proteggere contro molti ceppi, con l’obiettivo di ottenere in futuro una copertura più ampia e duratura.

La stagione che ci aspetta potrebbe quindi essere meno aggressiva secondo le previsioni riportate da Pregliasco, ma non necessariamente leggera. Dodici o 14 milioni di casi restano una circolazione considerevole. Sapere distinguere i sintomi, gestirli correttamente e proteggere chi rischia maggiormente le complicanze può fare la differenza.