La violenza sulle donne può entrare nella vita molto presto. Prima ancora dell’età adulta, talvolta quando si è bambine. Secondo il nuovo rapporto Istat «Violenza contro le donne dall’infanzia all’età adulta – Anno 2025», il 15,3% delle italiane tra 16 e 75 anni dichiara di aver subito almeno una violenza fisica o sessuale prima dei 16 anni. Parliamo di circa 3 milioni di donne.

Tra le straniere della stessa fascia d’età la quota è dell’11,4%, oltre 244mila donne. Ma il rapporto racconta anche quello che può accadere dopo. Tra le italiane che avevano già subito queste violenze da piccole, il 57,2% ne riferisce altre nell’età adulta. Un dato che aiuta a comprendere quanto le esperienze dell’infanzia possano intrecciarsi con il resto della vita.

Violenza sulle donne, cosa dice il nuovo rapporto Istat

La terza Indagine sulla Sicurezza delle donne dai 16 ai 75 anni è stata condotta tra marzo 2025 e gennaio 2026. Per la prima volta rispetto alla rilevazione del 2014 sono state considerate anche le violenze fisiche subite prima dei 16 anni da qualsiasi autore. L’indagine comprende inoltre alcune forme di violenza psicologica, come umiliazioni e denigrazioni da parte dei genitori.

Complessivamente, il 14,9% delle donne tra 16 e 75 anni riferisce almeno una violenza fisica o sessuale prima dei 16 anni. La percentuale sale al 15,3% tra le italiane e si attesta all’11,4% tra le straniere.

Per la violenza fisica, invece, i valori delle due popolazioni sono molto vicini. Riguarda il 9,2% delle italiane, circa 1 milione e 847mila donne, e il 9,6% delle straniere.

Le forme più frequenti sono spinte, strattonamenti e schiaffi. Le riferisce l’8,1% delle italiane e il 9,3% delle straniere. Le aggressioni più gravi hanno interessato rispettivamente il 3,1% e il 3,3%. In questa categoria rientrano percosse violente, calci, colpi con oggetti, ustioni o ferite provocate con un’arma.

La violenza sessuale mostra, invece, una differenza più marcata. Prima dei 16 anni l’ha subita l’8,2% delle italiane, poco meno di 1 milione e 650mila donne. Tra le straniere la percentuale è del 3,4%, circa 72.700 donne.

Un altro elemento attraversa il rapporto: spesso chi commette la violenza non è uno sconosciuto. Considerando insieme quella fisica e quella sessuale, il 13,5% delle italiane riferisce almeno un autore conosciuto. Tra le straniere la quota è dell’11,2%. Per gli sconosciuti le percentuali scendono rispettivamente al 2,1% e allo 0,6%.

La violenza sessuale può iniziare prima dei 6 anni

La maggior parte dei primi episodi di violenza sessuale si concentra tra gli 11 e i 16 anni. È così per il 54% delle vittime italiane e per il 69,3% delle straniere. Ma per alcune donne il primo episodio risale a un’età molto più precoce.

Tra le vittime italiane, il 45,4% riferisce che la prima violenza è avvenuta prima degli 11 anni. Nell’8,2% dei casi è accaduto prima dei sei.

La forma più diffusa è il contatto indesiderato nelle parti intime. Lo riferisce il 7,2% delle italiane e il 2,8% delle straniere. Il 2,1% delle italiane e l’1,8% delle straniere dichiara, invece, di essere stato costretto a toccare le parti intime di qualcuno.

La quota di chi riferisce di essere stato costretto a un rapporto sessuale prima dei 16 anni è dello 0,8% in entrambe le popolazioni.

Nelle violenze sessuali hanno un peso rilevante parenti, amici e amici di famiglia. Gli autori risultano quasi tutti uomini. Quando la violenza avviene all’interno della famiglia è meno frequente, ma tende a ripetersi maggiormente.

Il rapporto registra anche un cambiamento rispetto alla precedente indagine Istat. Il confronto, però, può essere fatto soltanto tra le donne dai 16 ai 70 anni. In questa fascia, la quota che riferisce violenze sessuali prima dei 16 anni passa dal 10,6% del 2014 al 7,8% del 2025.

Più del 58% delle vittime da piccola non ne ha parlato con nessuno

C’è un altro dato che restituisce una parte meno visibile della violenza sessuale vissuta nell’infanzia: il silenzio.

Il 58,4% delle italiane che l’hanno subita prima dei 16 anni dichiara di non averne parlato con nessuno in quel momento. Tra le straniere la percentuale è quasi identica, il 58,3%.

Quando una confidenza c’è stata, le italiane hanno parlato soprattutto con familiari o parenti. Lo ha fatto il 29,9% delle vittime. Il 10,8% si è rivolto invece ad amici, compagni di scuola o vicini.

Tra le straniere, il 25% ne ha parlato con familiari o parenti. Una quota leggermente superiore, il 26,9%, si è confidata con amici, compagni di scuola o vicini.

Molto più limitato risulta il ricorso alle istituzioni, come polizia, servizi sanitari o sociali. Anche la scuola compare raramente tra gli interlocutori. Hanno parlato con professori o insegnanti il 2,6% delle italiane e l’1,9% delle straniere.

Sono percentuali che permettono di osservare anche ciò che una statistica sulla diffusione della violenza, da sola, non potrebbe raccontare. Accanto agli episodi conosciuti rimane, infatti, il sommerso della violenza sulle donne, fatto anche di esperienze che non vengono raccontate o denunciate.

La violenza dentro la famiglia e quella a cui si assiste

Non tutte le bambine coinvolte dalla violenza la subiscono direttamente. Alcune crescono vedendola accadere intorno a loro. È quella che viene definita violenza assistita, un’esperienza che riguarda i minori esposti ai maltrattamenti all’interno della famiglia.

Il 10,4% delle donne italiane e straniere ha assistito durante l’infanzia a violenze verbali o fisiche tra i genitori. Il 10,3% delle italiane e l’11,6% delle straniere ha visto umiliazioni o denigrazioni rivolte ai fratelli.

C’è poi la violenza psicologica subita direttamente. Il 4,3% delle italiane e il 4,6% delle straniere riferisce umiliazioni o denigrazioni avvenute sempre o spesso prima dei 16 anni. Tra le italiane queste vengono attribuite più frequentemente alla madre, tra le straniere al padre.

I dati mostrano inoltre un’associazione tra violenza assistita e altre esperienze di violenza nell’infanzia. Tra le italiane che hanno assistito sia a violenze verbali sia fisiche, quasi la metà riferisce anche violenze fisiche o sessuali subite direttamente. Tra le straniere la quota è poco meno di un terzo.

Anche nelle violenze fisiche più gravi il contesto familiare assume particolare rilievo. L’Istat indica soprattutto il ruolo dei genitori.

Questi risultati non significano che assistere alla violenza conduca inevitabilmente a subirla. Mostrano, però, che le diverse forme di esposizione alla violenza possono sovrapporsi già durante l’infanzia.

Dall’infanzia all’età adulta: cosa mostrano i dati Istat

È qui che il rapporto allarga lo sguardo. Non considera soltanto ciò che è successo prima dei 16 anni, ma mette quei dati in relazione con le esperienze riferite nell’età adulta.

Tra le italiane, il 31,9% dichiara di aver subito violenza fisica o sessuale da adulta. La percentuale è del 27,4% tra le straniere. La violenza può così attraversare periodi molto lunghi della vita. Anche i percorsi per uscire dalla violenza possono iniziare a distanza di anni dai primi episodi, come mostrano altri dati Istat sulle donne che si rivolgono ai Centri antiviolenza.

Le quote cambiano sensibilmente tra le donne che riferiscono violenze anche nell’infanzia. Raggiungono il 57,2% tra le italiane e il 56,8% tra le straniere.

L’associazione risulta particolarmente forte quando la violenza infantile avviene nella famiglia. Tra le italiane che riferiscono violenza fisica da parte del padre, il 68,2% dichiara violenze fisiche o sessuali anche da adulta. Tra le straniere la percentuale è del 65,6%.

Per la violenza fisica attribuita alla madre, le quote sono del 64,4% tra le italiane e dell’88,1% tra le straniere.

L’Istat riconduce questi risultati all’esistenza di processi di trasmissione intergenerazionale della violenza, già emersi nelle precedenti indagini del 2006 e del 2014. Il rapporto segnala inoltre risultati analoghi nel resto d’Europa.

I numeri descrivono un’associazione statistica, non un destino già scritto. Non dicono che una bambina vittima di violenza la subirà necessariamente anche da adulta. Mostrano, però, quanto spesso le due esperienze compaiano nelle stesse vite. Ed è forse questo il dato che attraversa più profondamente il rapporto: per capire la violenza sulle donne nell’età adulta occorre guardare anche a ciò che può essere accaduto molti anni prima.