La Francia vieta i social agli under 15 e apre una fase nuova nel rapporto tra minori e piattaforme digitali. Il Parlamento francese ha approvato definitivamente la riforma il 21 luglio 2026, dopo l’accordo raggiunto tra Senato e Assemblea nazionale.

Le nuove disposizioni entreranno in vigore il 1° settembre 2026 per gli account aperti da quella data. Per i profili già attivi è previsto un periodo transitorio di quattro mesi. La misura, fortemente sostenuta dal presidente Emmanuel Macron, punta a limitare l’esposizione dei più giovani a contenuti pericolosi e meccanismi capaci di favorire un uso compulsivo.

Ma la sua applicazione richiederà sistemi efficaci per verificare l’età senza compromettere la privacy degli utenti. In Italia oggi non esiste una legge in tal senso anche se proprio in questi giorni sta spingendo sempre più per considerarne l’ipotesi il ministro Giuseppe Valditara.

Cosa prevede la legge francese sui social agli under 15

Il cuore della riforma è il divieto di accesso ai social network per chi non ha ancora compiuto 15 anni. Il testo impone ai fornitori che operano in Francia di impedire l’iscrizione degli utenti al di sotto della soglia stabilita.

Le piattaforme dovranno verificare l’età degli utenti e chiudere gli account appartenenti a minori di 15 anni entro il termine previsto dalla legge.

Il provvedimento non si limita, quindi, a modificare le condizioni d’uso dichiarate dalle aziende. Introduce un obbligo concreto per i servizi digitali, chiamati ad adottare sistemi affidabili di verifica dell’età. Su questo punto si concentrerà una parte decisiva dell’attuazione. Un controllo troppo debole renderebbe infatti il divieto facilmente aggirabile. Uno troppo invasivo potrebbe invece comportare una raccolta sproporzionata di documenti e dati personali.

La legge si inserisce nel quadro europeo tracciato dal Digital Services Act. Proprio il rapporto con le norme dell’Unione ha condizionato la formulazione finale del testo. La Commissione europea aveva rilevato incompatibilità in alcune versioni precedenti. Il Parlamento ha quindi cercato una soluzione che lasci alla Francia un ruolo di controllo, rispettando allo stesso tempo le competenze di Bruxelles sulle grandi piattaforme.

L’Arcom, l’autorità francese di regolazione del digitale, vigilerà sul rispetto della legge secondo le procedure previste dal Digital Services Act europeo. Le sanzioni previste dal Digital Services Act possono raggiungere il 6% del fatturato mondiale annuo di un’impresa.

Non tutti i servizi online rientreranno necessariamente nel divieto. Il testo tiene conto delle piattaforme con finalità educative, informative o scientifiche. La definizione esatta dei servizi interessati sarà quindi fondamentale. Una chat scolastica, un’enciclopedia digitale e un social basato su video raccomandati dagli algoritmi non pongono gli stessi problemi.

Quando entrerà in vigore il divieto in Francia

La data indicata dal testo è il 1° settembre 2026. Da quel giorno le nuove regole dovrebbero essere applicate agli account di nuova creazione. I servizi interessati non potranno più accettare l’iscrizione di utenti francesi con meno di 15 anni.

Per i profili già esistenti il passaggio sarà graduale. Le piattaforme avranno quattro mesi, calcolati dal 1° settembre, per verificare l’età degli iscritti e intervenire sugli account degli under 15. Il periodo transitorio dovrebbe dunque terminare all’inizio di gennaio 2027. Entro quella scadenza, i profili non conformi dovranno essere sospesi.

La legge introduce inoltre nuove regole sull’uso degli smartphone nei licei: se il regolamento interno non dispone diversamente, saranno vietati durante le lezioni e nei corridoi, con utilizzo consentito solo nelle aree espressamente individuate.

Gruppo di amici in cerchio che tengono i loro telefoni

L’approvazione parlamentare non risolve automaticamente le difficoltà tecniche. Le piattaforme dovranno scegliere strumenti capaci di distinguere un quattordicenne da un adulto senza conservare più informazioni del necessario. Dovranno inoltre gestire errori, contestazioni e casi in cui l’età non possa essere accertata immediatamente.

Un’altra incognita riguarda i tentativi di elusione. Un ragazzo potrebbe indicare una data di nascita falsa, usare l’account di un adulto oppure collegarsi attraverso strumenti che nascondono la posizione. La legge trasferisce però la responsabilità principale alle aziende. Non prevede che siano i minori o i loro genitori a ricevere direttamente le sanzioni destinate alle piattaforme.

Perché la Francia ha deciso di intervenire

Emmanuel Macron ha presentato la protezione dei minori online come una priorità politica e una «questione di civiltà». Secondo il presidente francese, il tempo e l’attenzione di bambini e adolescenti non possono essere lasciati senza regole agli interessi commerciali delle piattaforme. L’Eliseo ha portato lo stesso tema anche al centro della presidenza francese del G7.

Le preoccupazioni riguardano diversi aspetti dell’esperienza digitale. Tra questi ci sono cyberbullismo, contenuti violenti, pressioni sull’immagine corporea e contatti con persone sconosciute. C’è poi il funzionamento dei sistemi di raccomandazione, progettati per proporre senza interruzione nuovi contenuti sulla base delle interazioni precedenti.

Il fenomeno TikTok si è imposto soprattutto tra i giovanissimi, alimentando interrogativi sul tempo trascorso davanti allo schermo. Lo scorrimento prolungato può sottrarre spazio al sonno, allo studio, al movimento e alle relazioni fuori dalla rete. Non tutti gli adolescenti reagiscono però nello stesso modo e non è corretto attribuire ogni disagio psicologico all’uso dei social.

L’Organizzazione mondiale della sanità ha registrato una crescita dell’uso problematico dei social tra gli adolescenti dei Paesi analizzati. La quota è passata dal 7% nel 2018 all’11% nel 2022. Con “uso problematico” si intende un comportamento difficile da controllare, capace di interferire con le attività quotidiane.

Le evidenze scientifiche invitano comunque alla prudenza. I social possono offrire relazioni, informazione, creatività e sostegno, soprattutto a chi si sente isolato. I rischi dipendono dall’età, dalla vulnerabilità personale, dai contenuti incontrati e dal modo in cui le piattaforme vengono utilizzate. Per questo il divieto francese non chiude il dibattito. Lo sposta sul terreno della responsabilità condivisa tra istituzioni, aziende, famiglie e scuola.

Dall’Australia alla Spagna, le nuove regole per i minori

La scelta francese guarda soprattutto al precedente australiano. L’Australia ha approvato una legge che vieta ai minori di 16 anni di creare o mantenere account su determinate piattaforme. Tra i servizi sottoposti alle restrizioni figurano Facebook, Instagram, TikTok e X, insieme ad altre grandi piattaforme.

La misura australiana è operativa dal 10 dicembre 2025. Sono le aziende, non i ragazzi o le loro famiglie, a dover compiere passi ragionevoli per impedire l’accesso. Gli under 16 possono continuare a vedere i contenuti pubblici che non richiedono un account, quando la piattaforma lo consente.

Anche il premier spagnolo Pedro Sánchez ha annunciato il divieto di accesso ai social per i minori di 16 anni. La misura fa parte di un intervento più ampio, che dovrebbe rafforzare le responsabilità delle piattaforme e dei loro dirigenti. In Spagna, tuttavia, il divieto non va ancora descritto come una norma pienamente operativa. Sulla scia della Spagna, anche la Grecia vuole introdurre il divieto dell’uso dei social ai ragazzi.

Il dibattito politico si intreccia con quello giudiziario. In California, una giuria di Los Angeles ha ritenuto Meta e Google responsabili di negligenza nel caso promosso da una ventenne. La giovane sosteneva che l’uso di Instagram e YouTube, iniziato durante l’infanzia, avesse contribuito alla sua dipendenza e al peggioramento della salute mentale. La giuria ha stabilito che la condotta delle due società è stata un fattore sostanziale del danno e ha riconosciuto complessivamente 6 milioni di dollari.

Cosa si sta preparando in Italia

In Italia non esiste ancora un divieto nazionale già approvato e operativo paragonabile a quello francese o australiano. In Parlamento sono però state presentate diverse proposte per regolare l’accesso dei minori ai social network. Il confronto riguarda l’età minima, i metodi di verifica e le responsabilità delle aziende.

Una proposta depositata alla Camera il 29 gennaio 2026 contiene norme specifiche per la protezione dei minori nell’accesso e nell’uso dei social. Il testo è stato assegnato alla Commissione Trasporti il 15 aprile 2026. Il suo iter non risulta concluso.

Altri progetti presentati durante la legislatura prevedono soglie differenti. Alcuni indicano 15 anni, altri 16. In certe formulazioni compare anche il consenso dei genitori per determinate fasce d’età. Il contenuto finale potrebbe cambiare durante l’esame parlamentare.

La verifica dell’età sarà probabilmente il nodo più complesso anche in Italia. Chiedere una semplice autocertificazione avrebbe un’efficacia limitata. Pretendere sempre un documento potrebbe invece creare rischi per la riservatezza. Le soluzioni europee allo studio puntano a dimostrare il superamento di una soglia anagrafica senza comunicare alla piattaforma l’identità completa dell’utente.

Resta poi il ruolo delle famiglie. Una legge può creare un confine, ma non può sostituire l’educazione digitale. Bambini e adolescenti hanno bisogno di essere informati sui rischi del web e dei social e sapere a chi rivolgersi in caso di minacce, ricatti o contenuti inappropriati.