Da oggi fumare costa ancora di più. Con l’entrata in vigore dei nuovi listini, per molte delle sigarette più diffuse un pacchetto sfiora ormai i 7 euro, e in alcuni casi li supera.

È l’effetto del primo scatto degli aumenti previsti dalla manovra economica, che dal 13 febbraio 2026 avvia una serie di rincari destinati a proseguire anche nei prossimi anni. Un cambiamento che riguarda milioni di consumatori e che interessa non solo le sigarette, ma anche altri prodotti legati al tabacco. Un aumento che segue a quello già visto appena un mese fa.

Aumento prezzo sigarette 2026: cosa cambia da oggi

Il primo aumento riguarda i marchi che hanno già aggiornato i listini ufficiali. A partire dalla Philip Morris, che detiene una delle quote di mercato più alte in Italia, i rincari arrivano fino a 30 centesimi a pacchetto.

L'esterno di una tabaccheria situata nella medievale Portici di Sottoripa, strada pedonale porticata nel centro storico di Genova

Un esempio concreto: le Marlboro passano da 6,50 a 6,80 euro. Rincari sono previsti anche per Chesterfield, Merit, Diana e Muratti.

Un incremento che porta molte sigarette di largo consumo a sfiorare la soglia dei 7 euro a pacchetto, anticipando quello che diventerà sempre più frequente nel corso del 2026.

Nei prossimi giorni, gli aumenti verranno estesi progressivamente anche alle altre marche, man mano che saranno pubblicate le nuove tabelle ufficiali.

Quali prodotti aumentano e quali restano esclusi

I rincari non riguardano esclusivamente le sigarette tradizionali. Da oggi aumentano anche i sigari e il tabacco trinciato, cioè quello utilizzato per confezionare le sigarette fai-da-te, che negli ultimi anni ha visto crescere il numero di consumatori.

Restano invece fuori dagli aumenti immediati i prodotti a tabacco riscaldato, che continuano a seguire un regime fiscale diverso rispetto alle sigarette classiche. Una distinzione che, almeno in questa fase, crea un doppio binario tra le diverse categorie di prodotti legati al fumo.

Accise su tabacchi: i nuovi valori fino al 2028

Alla base degli aumenti c’è l’innalzamento delle accise sui tabacchi lavorati, che la manovra ha programmato in modo progressivo fino al 2028.

Nel dettaglio:

  • l’accisa sulle sigarette passa da 29,50 euro per 1.000 sigarette nel 2025 a 32 euro nel 2026,
    salirà poi a 35,50 euro nel 2027 e a 38,50 euro nel 2028;
  • per i sigaretti, l’importo minimo sale a 47 euro al chilo nel 2026, a 49 euro nel 2027 e a 51 euro dal 2028;
  • per il tabacco trinciato, l’accisa passa a 161,50 euro al chilo nel 2026, con ulteriori aumenti negli anni successivi.

Questi incrementi spiegano perché i rincari non si fermeranno al 2026, ma continueranno a riflettersi sui prezzi al pubblico.

Sigarette elettroniche e liquidi: come cambiano le tasse

La manovra interviene anche sulle sigarette elettroniche, attraverso l’aumento dei coefficienti fiscali sui liquidi da inalazione.

Per i liquidi con nicotina – secondo quanto riporta Assoutenti – la tassazione sale al:

  • 18% nel 2026,
  • 20% nel 2027,
  • 22% dal 2028.

Per i liquidi senza nicotina, le percentuali sono più basse, ma anch’esse in crescita:

  • 13% nel 2026,
  • 15% nel 2027,
  • 17% dal 2028.

Anche in questo caso, quindi, il 2026 rappresenta solo il primo passo di un aumento programmato.

Dove consultare i nuovi prezzi

I prezzi ufficiali vengono pubblicati dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ADM), che aggiorna progressivamente i listini con gli importi espressi in euro al chilo e il corrispondente aumento a pacchetto. Nei prossimi giorni sono attese le tabelle complete per tutte le marche.

Quanto ricaverà lo Stato da questi aumenti

L’aumento delle accise non ha solo un impatto sui prezzi ai consumatori: rappresenta anche una leva per la finanza pubblica. Secondo le stime diffuse dal governo all’indomani dell’approvazione della Legge di Bilancio 2026, l’incremento delle accise dovrebbe garantire allo Stato un gettito aggiuntivo di circa 900 milioni di euro già nel 2026, oltre ai circa 15 miliardi di entrate annuali che le tasse sul tabacco assicurano normalmente alle casse pubbliche.

Il contributo derivante dagli aumenti non si esaurisce nel primo anno: le proiezioni ufficiali indicano che, nel triennio 2026-2028, il maggior gettito complessivo raggiungerà circa 1,47 miliardi di euro, con incrementi progressivi anno dopo anno.

Il punto di vista delle associazioni sulla salute pubblica

Alcune associazioni italiane attive nella prevenzione sanitaria hanno ricordato di recente che misure come l’incremento fiscale sui prodotti del tabacco vanno letti anche in chiave di salute pubblica.

Una campagna promossa da Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) insieme a Fondazione AIRC per la ricerca sul cancro, Fondazione Umberto Veronesi e altre realtà, ha per esempio lanciato una proposta di legge popolare nell’autunno 2025 per aumentare di 5 euro il prezzo di ciascun pacchetto di sigarette e prodotti correlati.

Secondo queste organizzazioni, un rialzo consistente dei prezzi renderebbe il fumo una pratica “davvero costosa e poco sostenibile”, contribuendo a ridurre drasticamente il consumo, in particolare tra i più giovani, e liberando risorse da destinare alla prevenzione e alla cura delle malattie causate dal tabacco, una delle principali cause di tumore e di gravi patologie cardiovascolari e respiratorie in Italia. I

n base ai promotori della campagna sarebbe possibile ottenere una possibile riduzione fino al 37% del consumo di tabacchi con misure di questo tipo.