Colpevole! Lo ammetto con un po’ di vergogna: pur di fare un concerto in più, un viaggio o un’esperienza, stringerei accordi persino col Diavolo. È raro che qualcuno mi debba ricordare che gli devo dei soldi (come ha detto qualche settimana fa una mia amica, sono praticamente una Lannister), ma sono stata molto spesso anche dall’altra parte. Come molti della mia generazione, preferisco che il pagamento abbia una gestazione complessa piuttosto che dover rinunciare a creare ricordi. Una forma mentis che mi permette di divertirmi molto pur essendo sottopagata nell’epoca della funflation, ma che alla lunga può essere rischiosa.

Anticipare, indebitarsi o gestire pagamenti rateizzati con gli amici ha il vantaggio di ottenere i migliori benefit di un finanziamento o un prestito istituzionalizzato, ma senza contratti e interessi. Lo svantaggio, però, è che gli amici a differenza delle banche non hanno deadline, non ci mettono alle strette e non prendono provvedimenti legali (almeno, non nella maggior parte dei casi). Possono però smettere di fidarsi di noi, invitarci fuori, smettere di rispettarci. E quando siamo disposti a pagare un prezzo del genere – sociale, relazionale – pur di averla vinta (momentaneamente) sulla FOMO, qualcosa non va.

Tra rapporti sentimentali e transazioni bancarie

Hanna Horvath, autrice della newsletter Your Brain On Money, scrive che «l’aumento dei costi di partecipazione agli eventi rende le relazioni sempre più transazionali. Si comincia a tener traccia degli scambi, a notare con attenzione chi offre sempre di pagare e chi si tira indietro». Ma se un rapporto come l’amicizia diventa transazionale, si indebolisce. «E in un periodo in cui abbiamo bisogno degli amici più che mai, […] è davvero preoccupante come certe dinamiche finanziarie possano erodere i rapporti».

@thomasasueni

Sono stato in Sicilia questo weekend😌

♬ original sound – Thomas Asueni

Certo, avere amicizie da adulti significa immancabilmente fare i conti con i soldi, la classe, il rapporto che ognuno di noi ha con il portafogli. La prima volta che una coinquilina mi ha chiesto di scaricare un’app per dividere i costi dei prodotti per pulire la casa o si è creata un angolo delle spezie personali mi sono stranita. Eppure nei mesi successivi è capitato che la maggior parte delle spese ricadessero su di lei, ed era ingiusto finissero per pesarle. «Avere amicizie significa quasi sempre avere una perdita di soldi», continua Horvath, «ma non tutti sono disposti a pagare questi costi».

La Avoidance Economy, che indebolisce le amicizie e ci rende più poveri

E, come in molti altri ambiti, dare per scontato che i più affidabili debbano farsi carico del peso economico altrui è sbagliato. La banca Zelle ha recentemente pubblicato uno studio sulla cosiddetta Avoidance Economy, letteralmente «l’economia dell’evitamento (reciproco)», dove il 76% degli intervistati GenZ ha confermato di aver prestato soldi e non averli ricevuti indietro. Il 47% ha ammesso di essersi indebitato per partecipare a un evento e il 55% ha dichiarato che queste tensioni hanno rovinato le amicizie (con un 14% di intervistati che è arrivato a chiudere rapporti).

Mi riconosco in questi dati. Il bello di organizzare esperienze come concerti all’estero mi ha portato a conoscere tantissime persone; il peso di dover gestire pagamenti e debiti con chi ha un rapporto coi soldi completamente diverso dal mio mi ha fatto perdere innumerevoli rapporti. Non è un caso che uno dei meme del momento sia “L’amico che ti deve 10€”, ovvero un format con video di persone che si divertono o si imbarcano nelle esperienze più insolite incuranti dei debiti (piccoli o grandi) che accumulano con gli amici.

Il costo dei debiti con gli amici, che pesa più degli interessi

Anche a me è capitato di smettere di parlare con amiche che non avevano il coraggio ammettere di non potersi permettere qualche evento o viaggio, e – pensando mi stessero mancando di rispetto – aver dato per scontato fossero immature e poco affidabili. In altre situazioni, io invece mi sono ritrovata a farmi attendere per restituire piccole somme. Dando priorità ad eventi che non volevo perdermi, e quindi spendendo molto di più.

Hey … can you pay me back now? di Hanna Horvath

Welcome to the summer of financed fun, where one friend books the Airbnb and everyone else promises the money is coming.

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Come fa notare Horvath, quando si chiedono soldi agli amici non è quasi mai per qualcosa di «emotivamente neutrale». Si tratta di emergenze oppure di favori che permettono di prendere parte ad eventi importanti per entrambi, a cui non vogliamo rinunciare perché spinti dalla FOMO o che pensiamo possano rafforzare il rapporto. Per questo le tensioni che si legano alla richiesta di pagamento aumentano, e pesano su entrambi.

L’unica regola? Essere trasparenti e sinceri

La verità è che c’è un solo modo per uscire da questi circoli di imbarazzo reciproco, evitare i rischi per i rapporti e – al contempo – non rintanarsi a casa senza fare più niente: scegliere la trasparenza. Solo ammettendo esattamente cosa possiamo permetterci e cosa no – o quanto e quando potremo restituire un prestito – possiamo costruire rapporti che nemmeno i debiti più ingenti possono scalfire. Perché la fiducia è alla base di ogni amicizia, e non ha prezzo. I veri amici sanno che è meglio fare un viaggio o un concerto in meno che vivere con imbarazzo e tensione, e chi ci vuole bene realmente sa quando insistere e venirci incontro o quando lasciar perdere.

Come sempre, l’equilibrio sta nel mezzo: piccole perdite per un drink al volo, una bella serata insieme o un aiuto momentaneo non dovrebbero mettere in crisi un’amicizia. Ma quando si rischia di prestare più di quanto si possa o di accumulare favori e ritrovarsi circondati da amici-creditori, bisogna chiedersi dove si sta sbagliando. Perché se una crisi finanziaria, anche momentanea, diventa anche una crisi relazionale, riprendersi può essere solo più difficile. E, quando si tratta di rapporti veri, non ci sono finanziamenti disponibili.