Simone Borgese

Simone Borgese, presunto stupratore seriale va ai domiciliari

Il trentanovenne è stato arrestato per lo stupro di una studentessa lo scorso 8 maggio. Nella stessa data del 2015 aveva violentato una tassista, e l'anno prima una minorenne

È sospettato di avere stuprato una studentessa dopo averla convinta a salire sulla sua macchina. In passato era stato condannato per altri due stupri. La Procura aveva chiesto la detenzione in carcere, ma Simone Borgese, 39 anni, è finito ai domiciliari con braccialetto elettronico.

Il presunto stupratore avrebbe avvicinato la vittima a una fermata del bus e poi l’avrebbe portata in una zona isolata, dove è avvenuta la violenza. “Un incubo. Non sapevo come uscire da quella macchina. Mi sentivo ed ero in trappola”, ha raccontato la studentessa, “faccio appello a tutte le ragazze che hanno subito abusi: non abbiate paura, denunciate”.

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“Mi diceva: non mi stai aiutando”

Tutto è accaduto l’8 maggio scorso. Secondo quanto reso noto, dopo essersi fermato con la macchina alla fermata dei pullman, l’uomo avrebbe chiesto alla studentessa indicazioni stradali. “Io continuavo a dirgli: nella tua macchina non salgo”, ha raccontato la giovane, “lui ha iniziato a farmi sentire in colpa perché non lo stavo aiutando”.

Ha continuato: “Mi diceva: non mi stai aiutando in una situazione come questa. Poi continuava a ripetere che aveva il telefono scarico. E ancora: se io mi perdo come faccio. Non sarei mai salita sulla macchina di uno sconosciuto. Non sono stata abbastanza lucida per la situazione che si era creata. Vedevo le macchine ferme da un lato e dall’altro della strada, il traffico, lui con lo sportello aperto”.

Secondo la Procura, il trentanovenne si sarebbe fatto consegnare il cellulare dalla vittima con la scusa di dover fare una telefonata. Poi, però, l’avrebbe portata in una zona isolata. Dopo la violenza, l’avrebbe accompagnata nei pressi di Villa Bonelli, riconsegnandole anche lo smartphone.

Simone Borgese, i precedenti

Dopo la denuncia dello stupro, la polizia ha esaminato i filmati delle telecamere che si trovano sulla via di Roma dove il presunto stupratore ha fermato la giovane. Alla ragazza sono state sottoposte le immagini di alcuni uomini: avrebbe riconosciuto Simone Borgese. Da qui la richiesta di detenzione in carcere da parte della Procura.

Si è, infatti, accertato che l’uomo era già stato condannato per altri due stupri. Il primo avvenuto nel 2015, l’8 maggio, cioè lo stesso giorno e mese della violenza nei confronti della studentessa. Quella volta, a essere vittima dello stupratore era stata una tassista. Nel 2014 Borgese aveva anche usato violenza contro una 17enne in un ascensore.

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Simone Borgese, un’altra aggressione l’8 maggio

Simone Borgese era tornato libero il 10 novembre del 2021, dopo avere scontato la condanna in carcere per gli stupri contro la tassista e la 17enne.

Quest’ultima fu aggredita in un ascensore, ma al momento della denuncia non seppe dare indicazioni utili a identificare il suo aggressore. Quando, però, Borgese fu arrestato per lo stupro della tassista, la ragazzina lo riconobbe dalle foto. Da qui il processo conclusosi nel 2022 con la condanna a due anni e 10 mesi di reclusione.

Quanto alla tassista, fu aggredita all’interno del suo taxi e portata sotto un viadotto della strada che conduce all’aeroporto di Fiumicino, nei pressi della Magliana. Una dinamica simile, anche per la data, cioè l’8 maggio, alla violenza dei giorni scorsi.

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