Thiago Elar, giovane transgender di 27 anni, è morto in una clinica psichiatrica di Treviglio, in provincia di Bergamo. La notizia, diffusa inizialmente sui social, ha rapidamente generato una grande ondata di commozione, in particolare su TikTok, la piattaforma dove Thiago era diventato una figura conosciuta per i suoi video quotidiani, nei quali raccontava con struggente sincerità la sua vita, le sue fragilità e la sua battaglia per essere riconosciuto.
Un’esistenza condivisa in rete
Nato a Bergamo e residente a Osio Sotto, Thiago era ricoverato da oltre un anno e mezzo in una struttura psichiatrica. Su TikTok aveva trovato uno spazio in cui raccontarsi: pubblicava anche decine di video al giorno, dando voce al dolore, all’isolamento e al bisogno disperato di essere ascoltato. Molti dei suoi messaggi erano rivolti alla madre, con cui il rapporto era difficile, a tratti assente. «Ciao mamma, è tuo figlio che ti parla…» era la frase ricorrente nei suoi contenuti, pronunciata con tono carico di dolore e speranza.
Il peso dell’identità negata
Thiago aveva iniziato il percorso di transizione nel 2018 all’ospedale Niguarda di Milano. Nonostante ciò, non era riuscito a ottenere il completo riconoscimento della propria identità di genere: in diversi contesti, compresi alcuni documenti ufficiali e il necrologio apparso su IlCommiato.it, continuava a essere indicato con il suo nome anagrafico – una ferita profonda, simbolo di un’identità sistematicamente negata. Per chi, come lui, lottava per il diritto a essere chiamato col proprio nome, quella negazione rappresentava più di una semplice dimenticanza: era l’ennesima forma di esclusione.
La lotta silenziosa di Thiago Elar contro l’anoressia
Oltre alla sua condizione psichica, Thiago conviveva con un grave disturbo del comportamento alimentare (DCA) che lui stesso menzionava in diversi video pubblicati su TikTok. Parlava di anoressia, della progressiva perdita di peso, della mancanza di appetito, ma soprattutto del dolore psicologico legato alla malattia. Descriveva spesso la sensazione di essere lasciato «morire in un letto», senza cure adeguate, e di sentirsi abbandonato dalle istituzioni e dai familiari, di «quattro anni in comunità» e di un ricovero psichiatrico che sembrava più una condanna che una cura. «Sto qui da un anno e quattro mesi. Qui mi stanno accoppando. Io non ce la faccio più…», diceva in uno dei suoi ultimi messaggi.
Disturbi alimentari e identità transgender: un intreccio non raro
Secondo numerosi studi (come quelli condotti da enti internazionali come The Trevor Project o Transgender Europe), le persone transgender, in particolare i giovani, sono statisticamente più esposte ai disturbi del comportamento alimentare (DCA), tra cui l’anoressia nervosa, la bulimia e i disturbi da alimentazione incontrollata. Questo accade non solo per motivi biologici o genetici, ma soprattutto per fattori psicosociali, relazionali e culturali.
Secondo le ricerche pubblicate nella rivista Current Opinion in Psychiatry l’anoressia, nello specifico, è spesso legata a un tentativo di controllo sul corpo in risposta a un malessere profondo legato all’identità di genere non riconosciuta. In molti casi, il corpo viene vissuto come un «nemico» da modificare o negare. Nelle persone trans, questo può tradursi in comportamenti alimentari estremi nel tentativo di cancellare i tratti sessuali secondari. Proprio come nel caso del giovane Thiago, i cui video lasciavano intuire come l’anoressia non fosse solo una malattia, ma anche una forma di espressione del disagio esistenziale. In questo senso, il controllo sul cibo e sul peso sarebbe diventato uno degli unici strumenti a disposizione per riappropriarsi di sé, almeno nell’immediato.
Ultimi messaggi e il tragico epilogo
Poche ore prima della morte, Thiago aveva pubblicato un video in cui diceva: «Sono ancora qui. Domani ho appuntamento col medico che mi manderà in un posto migliore». Parole che oggi suonano come un tragico presagio. In un altro affermava: «Sto aspettando di andare in un posto… mi porterà alla fine dei miei giorni probabilmente». Non è chiaro se fosse previsto un trasferimento o un nuovo ricovero, ma la notizia del decesso è arrivata improvvisa, lasciando senza parole chi da tempo seguiva il suo percorso.
Reazioni e polemiche
Alla notizia della sua morte, TikTok è stato invaso da video commemorativi, tributi, messaggi di cordoglio ma anche da rabbia. Tanti utenti hanno ricordato come Thiago avesse trasformato i social in uno spazio di denuncia e speranza, in un grido disperato spesso ignorato. Alcuni hanno sottolineato la responsabilità delle istituzioni che sembrano non aver risposto a una richiesta d’aiuto evidente. Altri hanno messo in evidenza la mancata tutela della sua identità, e la violenza simbolica subita anche dopo la morte, attraverso l’uso del deadname nei necrologi ufficiali.
L’ultimo saluto a Thiago Elar
Il funerale di Thiago si terrà domani, mercoledì 23 luglio, nella chiesa parrocchiale di Osio Sotto. Alcuni utenti hanno invitato pubblicamente alla partecipazione, come segno di rispetto e memoria. Nei commenti sui social si leggono messaggi come: «Riposa in pace, Thiago», «Ora sei libero», «Che dispiacere sapere che non è stato rispettato il suo volere…».