Il Ministero del Turismo ha proposto di ridurre di una decina di giorni le lunghe vacanze estive delle scuole italiane. La reazione è stata netta: tra gli insegnanti intervistati il 95% si è detto contrario e anche tra famiglie e studenti il consenso è stato scarso.
Gli edifici scolastici sono inadeguati
Viene allora da chiedersi se fosse irricevibile l’idea o il suo proponente, perché un fronte tanto compatto non sembra essere davvero entrato nel merito della questione. Vero è che un “contro” grande come una casa — anzi, come un edificio scolastico — esiste davvero: solo il 7% delle scuole italiane è attrezzato per affrontare adeguatamente le alte temperature. Secondo l’OMS un ambiente di lavoro non dovrebbe superare i 27 gradi: nella maggior parte delle nostre aule il caldo già a maggio prosciuga attenzione ed energie.
Il calendario scolastico è regionale
Tuttavia distribuire diversamente il tempo di riposo durante l’anno avrebbe il vantaggio di alleviare i picchi di stanchezza e stress che spesso saturano completamente la capacità di apprendimento dei nostri ragazzi. Forse un compromesso sarebbe non cambiare tutti insieme. Il calendario scolastico è regionale e le scuole possono già anticipare l’inizio delle lezioni per aggiungere giorni di vacanza dove servano. Si potrebbe allora sperimentare un modello diverso nei territori o negli edifici in cui sia concretamente fattibile, valutando poi con maggiore consapevolezza se valga la pena investire per estendere il cambiamento.
Le vacanze troppo lunghe creano disuguaglianza
Nella scuola la resistenza alla novità è spesso emotiva: tutti le siamo sopravvissuti e tendiamo a pensare che possano ben farlo anche le nuove generazioni. Ma le tredici settimane della pausa estiva che da adulti ricordiamo con nostalgia aumentano il divario legato alle risorse famigliari degli alunni. E oggi in molti casi il frinire delle cicale rischia di fare da sfondo a un bighellonare più social che socievole, mentre un riposo distribuito durante l’anno sarebbe come la notte per il giorno: il tempo in cui ciò che si è imparato sedimenta e la mente si prepara a rinnovarsi.