Su Rai1 “La classe degli asini”: i disabili nella scuola

"La classe degli asini" è il film per la tv che racconta come si è arrivati all’integrazione degli alunni diversamente abili nelle scuole ‘normali’. Nessuna distinzione. Niente più ‘classi speciali’. Tutti insieme, invece, nella stessa aula. Un iter che è cominciato alla fine degli anni Settanta. E che ha avuto, fra i protagonisti, anche l’intuizione rivoluzionaria una donna piemontese, a sua volta con una figlia disabile, e che diventerà preside di una scuola dove - in quegli anni avveniristici - si avviarono le prime sperimentazioni.

Il film “La classe degli asini” è liberamente ispirato alla vicenda di Mirella Antonione Casale e al suo forte impegno per l’integrazione dei disabili nella scuola. Per la regia di Andrea Porporati, va in onda su Rai 1, da lunedì 14 novembre, in prima serata. Nel cast: Vanessa Incontrada e Flavio Insinna, Fabio Troiano, Aurora Giovinazzo, Giovanni D’Aleo, Monica Dugo. E’ una coproduzione Rai Fiction, 11 Marzo Film.

Il film "La classe degli asini"

Siamo a Torino, nel 1964. Mirella (interpretata da Vanessa Incontrada) è un’insegnante. La figlia, Flavia, ha 8 anni ma non è mai andata a scuola: colpita da una grave malattia, non cammina, non parla. Nonostante questo Mirella pensa che in sua figlia ci sia qualche possibilità e che la compagnia di altri bambini potrebbe essere un aiuto. L’altro protagonista è Felice (Flavio Insinna), collega di Mirella. Le sue lezioni sono appassionanti, coinvolgenti: è un professore fuori dagli schemi e che non sa stare alle regole della scuola. Ma è amatissimo dai ragazzi.

E poi c’è Riccardo, un ragazzino che arriva dal Sud, piuttosto intemperante e con una famiglia difficile alle spalle. Alla scuola di Mirella e Felice non ci pensano due volte e lo mandano in un istituto differenziale: appunto, la classe ‘degli asini’. Sarà la vicenda di questo bambino, a smuovere qualcosa in Mirella e Felice: quest’ultimo fonderà una sua scuola, dove accogliere ragazzi come Riccardo. E Mirella, anche in seguito all’esperienza con la figlia, avvierà le prime classi sperimentali, dove disabili e non potessero imparare tutti insieme.

Chi è Mirella Antonione Casale?

Nata nel 1925 a Torino, si è laureata nel 1949 in lettere classiche presso l’Università di Torino e ha iniziato a insegnare nel febbraio 1951 in provincia di Vercelli e poi a Torino, prima nella scuola media, poi nell’Istituto Tecnico. Dal 1977 al 1982 aveva seguito per il Ministero della Pubblica Istruzione, presso il Provveditorato agli Studi di Torino, il coordinamento per l’integrazione scolastica dei disabili. E’ una esperta della materia: nel 1968, da preside della scuola media “Camillo Olivetti” di Torino aveva avviato in alcune classi il tempo pieno. E subito dopo i primi inserimenti di alunni disabili intellettivi e psico-fisici nelle classi comuni, prima ancora prima ancora che venisse approvata la legge 517 del 1977, quella che chiude ‘Istituti differenziati’ e classi speciali e inserisce questi ragazzi nella scuole regolari. Ha scritto libri di pedagogia proprio su questa materia. Già presidente torinese dell’Anfass, l’Associazione nazionale famiglie di persone con disabilità intellettiva e relazionale, dal 1988 in pensione, vive a Torre Pellice (Torino). Scrive poesie dal 1946: è stata finalista al Concorso Nazionale “Pablo Neruda”.

Come si è arrivati all’integrazione nella scuola?

Bastava poco per finire nelle ‘speciali’, anche un minimo svantaggio socio-culturale. Il passaggio fondamentale per un ridimensionamento di questi istituti avviene per volontà del ministro della Pubblica Istruzione Franca Falcucci che istituisce una commissione che porterà il Parlamento, il 4 agosto 1977, ad approvare la legge 517: la prima legge che prevede l’inclusione dei portatori di handicap nella scuola dell’obbligo. Formalmente, va anche detto che non si è mai arrivati alla soppressione di questi istituti speciali. E infatti esistono ancora oggi. La legge ha vietato la istituzione classi differenziali dentro il sistema scolastico e ha posto il principio che i ragazzi disabili debbano essere inseriti nelle classi ‘normali’, istituendo la figura dell’insegnante di sostegno. Alcuni istituti ‘speciali’ - una settantina in tutta Italia - ci sono ancora: accolgono casi molto gravi oppure attuano una didattica molto specializzata per tipologia di disabilità (è il caso delle scuole per non udenti o non vedenti).

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