Dario Fo e Franca Rame

Dario Fo e le donne

Dario Fo ha sempre messo al centro delle sue narrazioni quelli che la Storia ha ingiustamente relegato ai margini. E tra questi non potevano che esserci le donne


Se si va a leggere la biografia di Dario Fo sul sito ufficiale, a partire dal 1951, è accorpata a quella della sua compagna Franca Rame, con cui ha trascorso interrottamente - se si escludono delle fisiologiche parentesi di separazione -  la maggior parte della vita, un po' come se fossero la stessa persona. È quello che accade quando ci si innamora molto di una persona, si finisce per diventare l'altro.

Si può dire che Dario Fo sia stato anche un po' donna nella sua vita, e delle donne, come di tutti quelli che hanno avuto poca voce nel corso della storia umana, si è fatto portavoce.

Assieme a Franca Rame, conosciuta all'inizio degli anni '50, prima in fotografia - a casa di sua madre -, poi dal vivo durante uno spettacolo teatrale (del primo bacio, dato dietro le quinte del teatro Colosseo, Fo dirà che ci ha messo più di trent'anni per riprendersi), Dario Fo compie un percorso di consapevolezza sul ruolo della donna e della femminilità che segue di pari passo, o spesso anticipa, il dibattito nella società italiana degli anni '60 e '70, quando il femminismo conquista la scena pubblica. È stato un percorso di crescita comune con Franca e collettivo con la società.

Fin dall'inizio della sua carriera, Dario Fo ha continuamente riscritto la storia ufficiale, istituzionale, adottando una prospettiva dal basso, schierandosi in modo incondizionato sempre e comunque dalla parte dei più deboli. Deboli non perché lo fossero davvero, ma perché la Storia li aveva relegati ai margini. Il suo primo monologo, per esempio, rilegge invertendo le prospettive la vicenda di Caino e Abele.

In quest'ottica le donne diventano di diritto protagoniste delle sue narrazioni (o “fabulazioni”, come preferiva chiamarle).

La liberazione sessuale della donna finisce, per esempio, in uno spettacolo scritto assieme al figlio Jacopo per Franca, Sesso? Grazie, tanto per gradire!

Nel 2007 scrive per Rizzoli Gesù e le donne, in cui cerca di riportare alla ribalta le donne che sono state protagoniste della vita di Gesù e che la chiesa cattolica ha cercato invece nei secoli di occultare.

In molte occasioni, partecipa pubblicamente a manifestazioni contro la violenza sulle donne (“Se non ora, quando?”). 

Nel 1973, Dario Fo vive in prima persona, assieme a Franca Rame, la violenza che lei è costretta a subìre da parte di un gruppo di neofascisti che vogliono “punirla” per le sue posizioni anti-conservatrici.

Fo vive questo momento con lei, ma non «come lei», ci tiene a precisare in un'intervista. Assieme a un medico, le consiglia di trasformare questa cupa esperienza in teatro e ne nasce il monologo Lo stupro che entra a fare parte dello spettacolo Tutta casa, letto e chiesa.

Anche dopo la morte di Franca Rame, avvenuta nel 2013, e che lo ha lasciato mutilato, Dario Fo ha continuato il suo impegno per i diritti nelle donne. «Un uomo del tutto normale», ha dichariato al quotidiano La Repubblica, durante un incontro sulla violenze di genere a Bologna, «che si sente sereno con se stesso, che ama la natura e tutto ciò che ci porta, compresa naturalmente l'essenza delle donne, è ben felice che ci sia un equilibrio. Quando invece si sente oppresso, ha paura e si sente minore rispetto a qualcosa che “gli appartiene” e che non riesce a conquistare perché non ha i mezzi adatti, sia intellettuali, sia, a volte, anche fisici, ecco che arriva a fare violenza».

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