Elena Ferrante: la caccia al nome è diventata una moda

15 03 2016 di Flavio Pagano

Immagine tratta da Instagram

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Basta con il “chi l’ha visto?” su Elena Ferrante. Lasciamoci incuriosire da uno scrittore e domandiamoci chi è perché i suoi libri ci appassionano, e non perché siamo incuriositi dalla querelle sulla sua identità

Provate a cercare su Google il nome di Elena Ferrante, e verrà fuori una cosa molto insolita (e positiva) per un autore italiano: tanti articoli di giornali stranieri. Persino dei Paesi storicamente più difficili da conquistare per la nostra letteratura contemporanea, come gli Stati Uniti, dove ad occuparsi della Ferrante è stato il prestigioso New Yorker. A scatenare tanta curiosità, però, paradossalmente è una scrittrice (se di una donna si tratta) della quale nessuno conosce l’identità. E la caccia al nome è diventata una moda: qualcuno difende il suo diritto a non apparire, qualcun altro ritiene che sia tutta una (geniale) operazione di marketing, qualcun altro escogita colorite trame per dimostrare l’indimostrabile, col segreto scopo di cavalcare l’onda ed essere lui stesso a farsi pubblicità. E a qualcun altro, infine, non gliene importa niente.

Le ipotesi sono state innumerevoli: si è detto che la Ferrante sarebbe Anita Raja, moglie di Domenico Starnone (ovvero Starnone in persona); mentre l’ultimo Poirot in ordine di tempo è Marco Santagata, uno studioso secondo il quale la penna più misteriosa del momento sarebbe in realtà, Marcella Marmo, docente della Federico II.

Ma perché tanta curiosità per una romanziera attiva da un quarto di secolo (esordì con l’Amore molesto nel 1992, vincendo il “Premio Morante”) e che – a dispetto di chi la creda schiva – ha accettato anche di partecipare al più gossipparo fra i primi italiani, cioè lo Strega?  Prima di rispondere, facciamoci un’altra domanda: perché non siamo incuriositi da autori di cui invece il nome lo conosciamo? Per esempio, vi siete mai chiesti chi sia Stephen King? Siete sicuri che esista davvero? Sapevate che quello di Alberto Moravia è in realtà uno pseudonimo, e che tanti altri autori, come ad esempio il poeta portoghese Pessoa, hanno usato “nomi d’arte” durante la propria carriera?

Insomma: lasciamoci incuriosire da uno scrittore, e domandiamoci chi è, perché i suoi libri ci appassionano, e non perché siamo incuriositi dalla querelle sulla sua identità! Viviamo in una società che vorrebbe trasformare tutto in consumo, e tutti in consumatori. E allora sta a noi non comportarci come criceti che corrono nella ruota. Il libro è il compagno che scegliamo per fare insieme un bellissimo viaggio. E se vogliamo saperne di più su “chi l’ha scritto”, non facciamolo perché, giocando a nascondino, s’è trasformato in “chi l’ha visto”.

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