Olimpiadi 2016: Elisa Rigaudo, in marcia verso Rio

Elisa Rigaudo difenderà i colori italiani nell'atletica leggera. Dopo il bronzo alle Olimpiadi di Pechino, la marciatrice piemontese cerca altre medaglie a Rio de Janeiro

Nell'atletica leggera, i marciatori devono camminare alzando solo un piede da terra. L'altro piede, a differenza dei corridori, deve restare ben saldo al suolo. Elisa Rigaudo è una marciatrice, abituata per la sua formazione a tenere sempre, almeno un piede per terra. Vanta anche un importante record: è stata la prima donna arruolata nella Guardia di Finanza e ora gareggia alle Olimpiadi di Rio.

Gli inizi

Elisa Rigaudo è nata a Cuneo il 17 giugno del 1980. Su consiglio della sua maestra delle elementari inizia a dedicarsi all'atletica leggera e nel 1992 dedice di dedicarsi alla marcia. Gradualmente inizia a competere alle prime gare, prima nazionali e poi internazionali. Nel 2001, ventunenne, il primo successo: taglia per prima il traguardo agli Europei Under 23 di Amsterdam. Sembra l'inizio di una scalata verso le massime mete dell'atletica e invece andrà diversamente. L'anno successivo i pronostici la danno di nuovo sul podio degli Europei di Riga e invece, forse per colpa di un metodo d'allenamento diverso da quello cui era abituata, arriva solo sesta. Nel 2002 risulta inoltre positiva alla caffeina, sostanza all'epoca vietata e viene pubblicamente ammonita dallo Iaaf, la federazione di atletica leggera.

Il bronzo a Pechino

Elisa Rigaudo non si fa fermare e ricomincia da capo. E la marcia torna a sorriderle: nel 2003 vince il titolo italiano assoluto, nel 2004 lo Iaaf Race Walking Challenge. Va alle Olimpiadi di Atene da favorita ma tradita dall'emozione ancora una volta non riesce ad andare oltre il sesto posto. Ma Elisa trova comunque il modo di ripartire dalle sue delusioni. Già l'anno successivo vince l'oro ai Giochi del Mediterraneo, nel 2006 vince il bronzo agli Europei di Gotenborg, nel 2008 il suo più grande successo: il bronzo ai Giochi Olimpici di Pechino.

La famiglia

Elisa è sposata con Daniel e ha due bambini, Elisa e Simone. Le gravidanze e i doveri materni non le hanno impedire di gareggiare e continuare a vincere. Poco dopo la nascita della primogenita, è quarta ai Mondiali di Daegu in Corea del Sud (poi terza per la squalifica che colpisce un'alteta russa accusata di doping).  "Un posto che per me vale oro" -ha raccontato- "ero diventata mamma undici mesi prima e ho marciato pensando a mia figlia". 


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Elisa Rigaudo taglia il traguardo a Pechino 2008

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Con la divisa della Guardia di Finanza. E' stata la prima donna arruolata nella storia di questo storico corpo. 

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Con le altre marciatrici della nazionale italiana di atletica ad Atene 2004

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Marcia a Pechino, sotto la pioggia battente

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Con la bandiera italiana dopo una vittoria

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Trionfante a Pechino 2008

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Ai Mondiali del 2015

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Dopo aver conquistato il quarto posto ai Mondiali del 2011

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A Mosca

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Commossa dopo la vittoria a Pechino

Il difficile momento dell'atletica

A Rio de Jainero tenterà la nuova impresa olimpica. Per l'atletica leggera è un momento complesso, il caso doping che ha coinvolto la nazionale russa ha inferto un duro colpo alla credibilità di questo sport e ha ferito milioni di appassionati. La Federazione ha intensificato i controlli: ad Elisa gli ispettori si sono presentati per una visita a sorpresa direttamente al Quirinale, durante una cerimonia col presidente Mattarella. Ne è nato un mezzo scandalo, qualcuno ha parlato di offesa alle istituzioni e al prestigio dell'Italia. Alla fine agli ispettori è stato consentito di effettuare comunque il prelievo, anche se non al Quirinale ma in un edificio del Coni. 

I suoi valori

In un'intervista ha spiegato lo spirito di abnegazione e sacrificio che c'è dietro la marcia, uno degli sport più duri che si conoscono e che come abbiamo visto non sempre è stato generoso con lei. Spesso è andata male, spesso ha dovuto rialzarsi e ricominiciare. Ma non ha mai smesso di allenarsi due volte al giorno, domenica compresa. Ogni settimana marcia per almeno 150 km. "Dietro ogni gara" -ha spiegato ad un sito di appassionati- "ci sono anni di lavoro che non si perdono. Specialmente nella Marcia un atleta che si presenta sulla linea di partenza sa quanto vale, un cattivo risultato può solo essere attribuito ad una cattiva preparazione, infortuni, problemi di salute ma non alla sfortuna. Un atleta deve ritenersi soddisfatto quando arriva al traguardo con le gambe che bruciano e si è pure divertito. La classifica è una cosa secondaria." 

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