5 curiosità su Christo, l’artista di Floating Piers

27 06 2016 di Zornitza Kratchmarova
Credits: Wolfgang Volz

Una scrittrice bulgara che lo conosce bene, autrice di un libro sull'arte di Christo, racconta chi è, come lavora e cosa mangia l'artista di The Floating Piers, la passerella sul Lago d'Iseo

1 Lavora 15 ore al giorno 

Diceva Jeanne-Claude, la compagna di Christo: «Christo lavora 12-14 ore al giorno, da lunedì a domenica. Io sono più pigra: mi accontento di 10-12 ore…». Dedizione totale. Coppia inossidabile nella vita e nel lavoro per oltre mezzo secolo, i Christos non sono mai andati in vacanza. Hanno girato il mondo, ma sempre e solo in funzione dei loro progetti monstre. Con una particolarità: viaggiavano su aerei separati per essere certi che almeno uno dei due sarebbe sopravvissuto. Jeanne-Claude è mancata nel 2009 per un aneurisma celebrale.

2 Lavora in piedi

Christo, 81 anni compiuti lo scorso 13 giugno, mantiene i ritmi serrati di sempre. E, anzi, in questi giorni di The Floating Piers, opera straordinaria concepita dal duo d’artisti ancora nel 1970 per il Delta del fiume Rio de la Plata, a Buenos Aires, in Argentina, c’è il sospetto che non si fermi mai. Letteralmente. «Mangio poco» dice lui. «E mi muovo tantissimo». Nel suo studio-appartamento in Howard Street, Lower Manhattan, dislocato su tre piani, dove ebbi la fortuna di incontrarlo per la prima volta nel novembre del 2012, non c’è l’ascensore. Lo studio di Christo è all’ultimo piano e, fatto ancora più straordinario, dentro non vi è nemmeno uno sgabello. Christo lavora in piedi.

3 Fa colazione con l'aglio

L’unico alimento a cui non rinuncia mai è l’aglio. Uno spicchio d’aglio a colazione con una tazza di caffè e via.
Di più: in tasca ha sempre una testa d’aglio. Insieme alle sue immancabili matite, le uniche con cui accetta, quando accetta, di firmare gli autografi.




Credits: Informant

4 Ha successo perché "si sporca le mani"

Allergico alla vita mondana, Christo è focalizzato al 100% sul suo lavoro. E sulle persone che lavorano con lui. Durante l’inaugurazione di The Pont Neuf Wrapped, nell’autunno del 1985, Gianni Agnelli capitò nei paraggi e chiese di incontrare Christo. La riposta dell’artista fu netta: «Purché aspetti che finisca di brindare con i miei operai». Con Jeanne-Claude avevano organizzato un mini-rinfresco con i “workers” per festeggiare il completamento di un’opera per cui avevano lottato per 10 lunghissimi anni.

Tutte le persone con cui ho avuto la possibilità di parlare, coinvolte in prima persona nei loro progetti, concordano su un punto: il successo del duo d’artisti si deve in gran parte alla loro capacità straordinaria di relazionarsi agli altri trattando tutti ad armi pari. E a sporcarsi le mani in prima persona. A dirlo è lo stesso Christo: «La parte più eccitante dell’opera inizia quando lascio lo studio e mi scontro con il mondo reale: i problemi degli ingegneri, gli intoppi degli operai, i problemi legati agli enti governativi che si rifiutano di concedere i permessi… Sono cose che mai potrei immaginare». E rappresentano l’arte stessa di Christo e Jeanne-Claude.

5 Fa coppia con la compagna anche nel lavoro

Tuttora Christo parla sempre o quasi al plurale: «Io e Jeanne-Claude…». È la cifra di un legame unico. I due sono nati lo stesso giorno, lo stesso mese, lo stesso anno, lui a Gabrovo, in Bulgaria, lei a Casablanca, in Marocco. S’incontrarono a Parigi nel 1954. Dice Christo: «Siamo entrambi del segno dei gemelli, Jeanne-Claude diceva che eravamo un ménage à quatre».

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