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La formula matematica dei Simpson

Leggendo un libro ho scoperto che dietro al successo dei Simpson c'è una squadra di geni. Fisici, matematici e informatici. Con tanto di dottorato a Berkeley

Amo i Simpson come milioni di persone nel mondo. Vado pazza per la loro ironia, soprattutto per come riescono a farci ridere di noi stessi.

Da ragazza li trovavo noiosi e stupidi. Non avevo capito la loro grandezza. Me l'ha insegnata mio figlio quando, verso gli 8 anni, ha abbandonato i cartoni da piccoli per cominciare a seguirli.
Rideva delle battute di Bart, della faciloneria di Homer, della saggezza di Lisa. E mi raccontava gli episodi.
Così ho cominciato a guardarli anch'io insieme a lui. E ho scoperto tante cose.

Prima di tutto che quello sconclusionato di Homer, incapace di risolvere un problema (anzi, la sua specialità è di crearne sempre di nuovi) non è poi così distante.

Le sue debolezze sono le nostre (anche se in lui sono portate all'eccesso): un papà casinaro che venderebbe i figli per una ciambella, ma che in fondo non ne potrebbe fare a meno. Che "tradisce" la moglie Marge per una bevuta con gli amici, però poi si scioglie se lei gli fa gli occhi dolci.

Homer non va in chiesa, come tanti di noi, eppure in un episodio parla addirittura con Gesù che gli rivela che preferirebbe andare anche lui a giocare a bowling anziché recarsi a Messa ogni domenica.

Ci sono poi "ciucciami-il-calzino" Bart, una teppa dal cuore sensibile, con tutte le paure di un bambino di 10 anni che si affaccia al mondo. La geniale Lisa, che a 6 anni ha già la stoffa della leader. E la piccola Maggie che non parla, ma ha risorse insospettabili: in un episodio stermina una banda di mafiosi tirando fuori il mitra da sotto il materasso del lettino.

Le cose che rivela l'universo giallo di Springfield (se qualcuno sa perché è giallo me lo scriva, please) e quanto sia geniale il loro creatore Matt Groening lo sapete già.

Forse però non sapete che alcuni autori degli episodi tv (vanno in onda su Fox) sono laureati in informatica, matematica e fisica a Berkeley.

L'ho scoperto leggendo La formula segreta dei Simpson di Simon Singh (Rizzoli). Un tomo pieno di numeri e teoremi che dimostra quanto gli episodi di Homer & Co. siano in realtà materia da corso universitario. Con formule nascoste qui e là tra le trame delle storie, sulla lavagna della scuola di Bart, in alcune riflessioni di Lisa.

Ma non solo. Filosofi, psicologi, teologi e politici hanno trovato nella vita di questa famiglia americana sui generis indizi profondi. Ne hanno scritto importanti saggi.

Perché vi racconto questo? Per dire che dietro alle cose più semplici può celarsi la genialità. Che l'ironia, quando è ben costruita, è più potente di un trattato di sociologia. Che spesso la risata è segno di intelligenza. Almeno così credo io.

Ora i giornali scrivono che, con i nuovi episodi, a settembre, scomparirà un personaggio. Molto probabilmente Krusty il clown. A me basta che non tocchino il vicino di casa Flanders che mi fa tanto ridere perché mi ricorda una persona che conosco.
E voi amate i Simpson?
E qual è il vostro personaggio preferito?

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