La seconda prova: mostrare non raccontare

09 11 2017 di Nina
Credits: Shutterstock

La editor Nina sottopone alle concorrenti del talent una seconda sfida: delineare uno specifico tratto caratteriale di un personaggio ricorrendo al principio narrativo “Show, don’t tell”

“La tua vita in un libro” entra nel vivo: durante la prima settimana le partecipanti si sono cimentate nella scrittura di una breve biografia secondo lo schema narrativo del viaggio dell’eroe, ma è tempo di mettere nuovamente mano alle penne. Questa volta, si chiede loro di “parlare per immagini”: ecco che cosa significa.

Il principio narrativo “Show, don’t tell”

“Non dirmi che la luna splende, mostrami il riflesso della sua luce nel vetro infranto” ha scritto Anton Čechov. Questa frase è la più celebre spiegazione del principio narrativo “Show, don’t tell”, espressione anglosassone che significa, appunto, “mostrare, non raccontare”.

Delineare un tratto di carattere utilizzando una descrizione è spesso meno vivido ed efficace del mostrare in quale situazione quel tratto sia nato e si sia sviluppato, o in quali contesti il personaggio sia solito utilizzarlo.

Un esempio pratico

Per fare un esempio, un conto è scrivere:

Poiché si era sentito abbandonato da bambino, aveva sviluppato un disturbo narcisistico di personalità: appena soddisfatti i suoi bisogni primari la ignorava, tendeva a escluderla.

Altro conto è scrivere:

“È molto tardi” gli aveva detto il maître (o forse il lavapiatti: chi sarebbe stato in grado di distinguerli a quell’ora?), e l’aveva accompagnato fuori, chiudendo la porta alle sue spalle e spegnendo la luce. Era ufficialmente notte.

Seduto sulla soglia del ristorante si era chiesto se non fosse per caso tornato bambino. Rimaneva sempre da solo davanti a scuola. L’ultimo ad andare via. Aspettava la madre arrampicato sulla cancellata, lo zaino rosso appoggiato a terra. La sentiva vibrare quando la suora, senza dire una parola né rivolgergli uno sguardo, usciva in silenzio e, in silenzio, la sprangava.

Poi si era ricordato che quel bambino non c’era più. Adesso era lui a chiudere fuori gli altri.

Come affrontare la prova

Le concorrenti dovranno scrivere un massimo di 1.500 battute (spazi inclusi) ripescando dalla loro memoria un ricordo, un’immagine, un fotogramma che consentano di mostrare al lettore uno a loro scelta fra i seguenti tratti di un personaggio che compare nella loro opera (la protagonista oppure un personaggio secondario):

  • la resilienza
  • il bisogno di isolarsi
  • la voglia di vivere
  • il coraggio

Fonti di ispirazione

Ecco di seguito un paio di esempi di ricordi o immagini utilizzati dagli autori per mostrare al lettore uno specifico lato di sé.

Ho dodici anni e il tennis è ancora un gioco, ma per poco. Sono in un campo di terra rossa di fronte ad Anna Floris. Non vedo nemmeno la graziosa bambina con la coda e un completino rosa, vedo solo la giocatrice: mancina, aggressiva, alla ricerca del colpo vincente da fondo campo. Anna è il mio incubo: contro di lei ho sempre perso.

Durante le sette ore di macchina da Brindisi a Modena, in parte notturne, papà e la nonna rispettano il sonno e la fragile concentrazione della bimba caricata sui sedili di dietro. Penso a una sola cosa: “Speriamo che non mi tocchi Anna Floris”.

Quando arriviamo, tutte le altre concorrenti si stanno già riscaldando. Io non voglio entrare in campo con loro prima del tempo. trovo un muro nascosto e mi metto lì, da sola, a sfogare l’ansia e il nervosismo e a cercare di non far tremare il braccio con la racchetta: sette ore di paura e adesso è ora. Il sorteggio è implacabile: mi tocca Anna Floris.

Papà deve ripartire, gira la macchina e mi lascia con la nonna. La nonna che sa di cosa si tratta, è sempre al mio fianco. Guarda da lontano mentre costruisco la mia difesa da sola. Se batto il muro batto Anna.

Batto il muro, batto Anna 6-2, 6-2 e la nonna telefona a papà: «La palla è impazzita, la Floris non l’ha nemmeno vista!». Ha già fatto trecento chilometri ma non ci può credere e valuta seriamente l’ipotesi di tornare indietro per vedere con i suoi occhi la vittoria di sua figlia contro la paura. (Flavia Pennetta, Dritto al cuore, Mondadori, Milano 2011).


Mi ricordo quando da piccolo ho visto Peter Pan. Dopo, tutti gli altri bambini volevano ricreare le battaglie fra i bambini perduti, i pirati e gli indiani, mentre io riuscivo a pensare solo alla scena in cui Peter Pan sta seduto fermo mentre Wendy prende un ago appuntito e, con cura e forse con amore, gli cuce l’ombra ai piedi. E mi chiedo se il dolore lo eccitasse tanto quanto eccitava a me guardarlo.

Resto appeso lì, con le voci che ancora mi sanguinano nelle orecchie. Guardo la mia ombra, solida come la silhouette di un corpo assassinato, e prego. Forse un altro taglio, solo un altro ancora, e poi mi si staccherà per sempre. (J.T. LeRoy, Ingannevole è il cuore più di ogni cosa, Fazi Editore, Roma 2002).

Riproduzione riservata