La tua vita in un libro: la quarta prova di Raffaella

27 11 2017

Le concorrenti del talent “La tua vita in un libro” affrontano la quarta prova: utilizzare il lessico familiare. Ecco la prova di Raffaella

QUARTA PROVA: IL LESSICO FAMILIARE

Ogni volta che entro in camera tua quella foto mi cattura: i nostri visi si sfiorano, mentre in accappatoio ridiamo abbracciate sul piumone nel nostro albergo a Castelrotto. Fuori silenzio e odore di neve, dentro gridolini, solletico e profumo di Baby shampoo Johnsons. I tuoi occhi neri e i tuoi boccoli corvini accostati ai miei capelli biondi e alla mia pelle chiara compongono uno yin e yang perfetto, racchiuso in un cerchio di amore e complicità. Hai lo sguardo birbone mentre ti stringo forte ed Enrico immortala questo istante incantato.

Quante volte lo hai chiamato eccitata quel pomeriggio: «Babbut, babbut, babbut», mentre scendevamo a rotta di collo giù per la pista di slittino, ti sono volati via anche i minuscoli occhiali da sole, eri un fagotto di nemmeno due anni avvolto in una tuta da sci più grande di te, ebbra di velocità e di stupore, ma fiduciosa che nulla di male potesse accaderti, sicura tra le braccia del tuo papà.

Sei arrivata nelle nostre vite come un raggio di sole inatteso in un giorno di nebbia, le hai illuminate e riempite di gioia. Sei stata da subito la mia pirilla, il mio toporagno, la mia polpettina, scoppiavo di orgoglio nel portarti in giro nella fascia stile mamma alternativa, arrivata dalla lontana Germania, che per imparare come usarla mi sono annodata per una settimana.

Oggi sei già una ragazzina, ogni giorno un po’ più autonoma e determinata, coi tuoi gusti e le tue risposte spiazzanti, le prime, timide domande sul tuo passato remoto che diventeranno più grandi insieme a te, ma io guardo quella foto e il futuro non mi fa più paura.

Il commento dell'editor

Una fotografia che immortala il ricordo di un pomeriggio sulla neve (durante il quale la figlia di Raffaella, allora molto piccola, chiamava Babbut il papà) diventa il pretesto per richiamare alla memoria i tanti nomi con cui Raffaella stessa si riferiva alla sua bambina.

Funziona La struttura circolare, che rispecchia il meccanismo per cui ciascuno di noi si porterà sempre dietro certe parole della propria infanzia.

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