La tua vita in un libro: la quarta prova di Violante

27 11 2017

Le concorrenti del talent “La tua vita in un libro” affrontano la quarta prova: utilizzare il lessico familiare. Ecco la prova di Violante

QUARTA PROVA: IL LESSICO FAMILIARE

«E che je fa?» (E che gli fa? E che sarà mai?). Nonno Romeo lo diceva sempre. Nonno era nato negli anni trenta a Laculo, un minuscolo e arroccato paesino del Reatino. Uno di quei posti dove la realtà aveva una dimensione tutta sua. Così come le difficoltà e i problemi.

Sarà per questo che il “e che je fa?” era diventata la risposta per minimizzare qualsiasi cruccio di non una, ma ben due generazioni dopo la sua.

«Nonno, sono caduta dalla bicicletta e mi sanguinano tutte e due le ginocchia!» «Ecchejefà

«Nonno, stai cambiando una lampadina senza aver tolto la corrente!» «Ecchejefà

«Nonno, abbiamo perso l’ultimo autobus e dobbiamo farci quaranta minuti a piedi!» «Ecchejefà

Era andata a finire che noi cugini l’avevamo fatta nostra. C’era chi la usava per giustificare abbuffate di caramelle. Chi per consolarsi di una sconfitta a biliardino. E poi c’era Marietto, il più piccolo della combriccola. Ogni volta che la mamma, per convincerlo a mangiare, gli diceva: «Marietto, guarda che arriva l’uomo nero!» lui, candido come i suoi denti da latte, non poteva proprio trattenersi dall’esclamare: «Ecchejefà

Oggi, quando ansie e grattacapi prendono il sopravvento, mi capita di vederlo. Il nonno se ne sta lì, accomodato sulla panchina con la vista migliore. Lo osservo riporre con cura tutte le mie preoccupazioni dentro piccole scatole di cartone e, muovendo il mento prognato al ritmo di “ecchejefa”, farle magicamente scomparire.

Il commento dell'editor

Violante costruisce il pezzo attorno a un’espressione di suo nonno, «E che je fa?», che si dimostra non solo un refrain (che rimane nella testa del lettore) ma un modo di reagire agli eventi della vita.

Funziona Lo scambio di battute centrale, divertente e ritmato.

Non funziona La conclusione è ambivalente: da una parte convince, perché conferisce all’«E che je fa?» valenza di insegnamento; d’altra parte non è chiarissimo il meccanismo per cui l’autrice “vede” il nonno riporre le sue preoccupazioni in scatole di cartone. Proverei a riformulare la frase.

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