La tua vita in un libro: la quinta prova di Beatrice

04 12 2017

Le cinque concorrenti concorrenti del talent “La tua vita in un libro” affrontano la quinta prova: scrivere un dialogo. Ecco la prova di Beatrice

QUINTA PROVA: IL DIALOGO

«L’altro giorno ho sistemato i tuoi boxer puliti nel comodino. E anche la maglietta con Homer».

«Ah, grazie».

«Prego, figurati».

Non potresti dire qualcosa tu ora? Mi mette una tristezza vederti ruminare così in silenzio, con gli occhi bassi su quel pane e Nutella, sapendo che ti andrà a finire tutto sui fianchi.

«Se hai delle cose sporche dammele, così le metto in lavatrice».

«Amanda».

Oddio. Mi stai chiamando per nome? Dimmi. Che c’è? Che cosa devi dire?

«Non possiamo continuare a far finta di niente».

Ah, no? Non possiamo? Non possiamo continuare ancora un pochino? Eppure ci riesce così bene. Non vedi come ci viene naturale?

«Che vuoi dire?»

«Lo sai».

Cosa? No. No, non è vero. Non è vero, io non lo so, non lo so.

«Cosa?»

«Amanda, dai. Non fare la finta tonta».

“Tonta”. Che parola orribile. Così sgraziata.

«Lo sai benissimo anche tu».

«Ma cosa?»

«Che le cose non possono più tornare come prima».

Bum.

Oddio. L’hai detto. L’hai detto alla fine. L’hai spiattellata qui in mezzo alla cucina questa frase. Oddio, che rumore insopportabile che ha fatto. Sul tavolo ci si è proprio schiantata, ci è franata sopra come un macigno. Hai sentito?

E adesso?

«E adesso?»

«Adesso io vado».

«Vai? Ma come? Ma dove? Dove vai?»

«Questo non importa».

Ma no, no. Aspetta. Non così in fretta. Per favore. Cosa fai? Cosa fai, Albi? Mica vorrai alzarti davvero dalla sedia? Aspetta un attimo, guarda, non hai nemmeno finito la colazione, c’è rimasta ancora mezza fetta di pane e Nutella lì nel piatto, e c’è ancora tutto il tè nero nella tazza, e guarda, ci sono pure io qua, non so se mi vedi. Sono avanzata pure io qua, proprio qua di fronte a te.

Il commento dell'editor

I dettagli concreti e specifici della vita della coppia (i boxer puliti, la maglietta di Homer, la fetta di pane con la Nutella, il tè nella tazza) e il richiamo a una routine consolidata (lei che fa il bucato, lui che rumina in cucina) rendono l’intera situazione perfettamente credibile e realistica. La scelta delle parole contribuisce a rafforzare quest’effetto: Beatrice sceglie di rendere più letterari gli intermezzi di stream of consciousness, grazie ai quali possiamo seguire i pensieri della protagonista, e di lasciare le battute molto pulite e semplici. Grazie a questo meccanismo, possiamo cogliere subito il segnale d’allarme insito nel fatto che lui chiami la compagna utilizzando il nome intero, Amanda. Il fatto che lei mentalmente continui a utilizzare il nomignolo abituale, Albi, contribuisce a sottolineare la distanza tra i sentimenti dei due protagonisti.

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