A 20 anni dalla morte, com’è cambiato il mito di Lady D.

23 08 2017 di Gaia Manzini
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Detestò la luna di miele. Minacciò Camilla. Pensò di trasferirsi in America. Mentre il mondo si prepara a ricordare la scomparsa di Diana, il 31 agosto, libri e documentari svelano retroscena inediti (e talvolta oscuri). Che contraddicono la sua immagine da dea. E la rendono più vicina a noi

Diana è un nome da dea. Diana, signora delle selve e della caccia, non amava i banchetti. In una delle statue che la raffigurano incede decisa mentre prende una freccia dalla faretra. La stessa posa di Lady D. che cammina tra la folla adorante: la mano alzata per salutare prima di andarsene. E Diana Spencer - appena nata rimasta senza nome per giorni perché la madre non sapeva come battezzarla - una dea lo era diventata per davvero. «Mi piacerebbe essere la regina nei cuori delle persone» diceva lei che baciava i malati di Aids, che si sentiva una reietta e s’impegnava per i sofferenti di tutto il mondo.

Diana era la grazia che sfugge alla formalità. La variabile umana contro la monolitica compostezza della casa regnante. Nel 2002 la BBC fece un sondaggio sui 100 britannici più importanti: Diana arrivò al terzo posto, superando la regina Elisabetta. Ma Diana era diventata Lady D. anche grazie a quegli occhi enormi: lo sguardo dilatato, a un passo dall’essere commosso. Non certo gli occhi di una cacciatrice, ma di qualcuno che vorrebbe scappare. Con una luce indecifrabile al centro. Il 31 agosto sono 20 anni dalla sua morte. Spuntano nuove rivelazioni e retroscena: il mito di Lady D. vive contraddicendo se stesso. 

Nel 1981, quando Diana si sposò con Carlo, io ero una bambina

Guardavo incantata l’abito da sposa. Diana, il candore. La ragazza acqua e sapone che affrontava la complessità di una fiaba diventata reale. In her words, il documentario mandato in onda da Channel 4, mette insieme i video registrati da Peter Settelen, “voice coach” di Diana tra il 1992 e il 1993. Con la scusa di dover parlare per le lezioni di dizione, la principessa si racconta rivelando la sua solitudine. Fin dalla luna di miele a Balmoral, in Scozia, si sentiva estranea a tutto. Che odio le cornamuse, e quei pranzi interminabili! Meglio sarebbe stato scappare nel bosco insieme alle volpi: andare, come aveva fatto sua madre anni prima, abbandonando la famiglia. Eccoli, gli occhi da preda. Perché preda lei lo è stata fino alla fine. Diana muore il 31 agosto a Parigi, in macchina con Dodi Al-Fayed, il suo nuovo amore. La macchina guidata dall’autista Henri Paul, per sfuggire ai fotografi, si schianta contro un muro nel tunnel del Pont de l’Alma. Già: Diana, la preda. Beppe Sebaste nel suo H.P. L’ultimo autista di Lady Diana (Einaudi, 2007) riporta le parole dello scrittore Salman Rushdie: «Fuggendo lo statuto di prodotto di consumo per quello di essere umano, Diana ha trovato la morte».

Era destinata a rimanere mito per sempre. O forse no.

<p>Diana a Brixton nel 1983</p> Credits: Getty Images.

Diana a Brixton nel 1983

C’è un punto indecifrabile negli occhi spaventati di Diana. Dove la preda diventa il suo contrario. Lo mostrano i video del suo insegnante di dizione Settelen. Lo raccontano le registrazioni audio che nel 1991 Diana inviò al giornalista Andrew Morton, autore della nuova aggiornata edizione di Diana, la vera storia dalle sue parole (Bur). Diana che schiaffeggia il padre sposatosi una seconda volta. Diana che durante un ricevimento spinge dalle scale la matrigna: «Ti abbiamo sempre odiata». Diana chiusa in bagno che vomita quello che ha appena mangiato e pensa al suicidio. Diana che, incinta, si butta giù dalle scale. Diana che minaccia Camilla, la rivale. Diana che si tagliuzza gambe e braccia con un pezzo di vetro. Diana che s’innamora di Barry Mannakee, la guardia del corpo; che perde la testa per James Hewitt, l’istruttore di equitazione. Forse per Kevin Costner, forse per altri ancora. Ma ci interessa davvero sapere tutto questo?

Lady D. è diversa dalla sua rappresentazione ufficiale

Lo era già ai tempi delle rivelazioni del ’95 alla BBC che causarono il divorzio da Carlo: quando disse che il suo matrimonio era «un po’ troppo affollato». Eppure, anche se il suo Memorial Fund ha chiuso da anni, Diana non è mai stata un mito che muore, ma un’immagine che si ricompone. Nel ’97 era trepidante come una ragazzina. Voleva andare in America per ricominciare da capo, voleva comprare la casa appartenuta a Julie Andrews. Diana e la sua storia eccezionale, eppure tanto comune. Un matrimonio infelice, il senso d’inadeguatezza perenne, la bulimia. La capacità di amare, e di odiare. La passione per i romanzi sentimentali di Danielle Steel, per i Dire Straits a tutto volume. Le pettinature alla Linda Evangelista. Il desiderio, così banale e umano, di voler essere un’altra. Diana era una donna. Come me, come noi. Più cose sappiamo di lei e più da Lady D. torna pian piano a essere Diana: una persona, con tutte le sue contraddizioni. Finalmente a fuoco nel suo nomen omen: mitologica cacciatrice sì, ma di tutti gli stereotipi che la volevano imprigionare.

L'omaggio alla principessa in tv, in libreria e a teatro

Il 25 agosto Nove trasmette il doc Diana tutta la verità. Il 28 su National Geographic va in onda Lady D: le verità nascoste. Su Sky Uno il 30 c’è Lady Diana: la biografia. E il 31 su Sky Cinema Cult il film The Queen. Ne L’isola delle donne (Bompiani) di Roberto Bertinetti un capitolo è dedicato a Diana Spencer. L’ultima estate di Diana (Sperling & Kupfer) di Antonio Caprarica racconta la parte più privata della principessa all’indomani del divorzio. Ne fa un ritratto intimo anche Vittorio Sabadin in Diana, vita e destino (Utet). È stata aggiornata la biografia di Andrew Morton Diana, la vera storia dalle sue parole (Bur). Si intitola Queen of Hearts il balletto dedicato alla principessa in scena il 25 agosto a Bassano del Grappa nell’ambito di Opera Estate (www.operaestate.it).

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