Patrick Dempsey

Patrick Dempsey al cinema con Bridget Jones’s Baby

Per 10 anni Patrick Dempsey è stato il dottor Stranamore di “Grey’s anatomy”. Ora è l’uomo perfetto in “Bridget Jones’s Baby”. Il suo matrimonio, però, ha rischiato di fallire

Quando Derek Sheperd è morto nell’11esima stagione di Grey’s Anatomy, le fan di mezzo mondo sono insorte, al punto da lanciare una petizione su Internet per far tornare in vita (letteralmente) il loro eroe. Mentre ne parliamo, Patrick Dempsey sorride: «Quella serie tv è stata una grande avventura, sono felice di essere riuscito ad entrare nei cuori di tante persone. Nel momento in cui ho saputo che non avrei più interpretato Derek, il dottor Stranamore, mi sono commosso un po’. Ma andava bene così, ero pronto per dedicarmi ad altro».

A 50 anni, è più affascinante che mai, gli occhi azzurri vivaci e i capelli brizzolati. Lasciata la tv, è al cinema con Bridget Jones’s Baby, terzo film sulla single più simpatica d’Inghilterra. Ed è tornato con la moglie Jillian Fink, dalla quale si era separato nel 2015 dopo 16 anni di matrimonio e 3 figli. All’anteprima londinese del film erano tutti insieme, abbracciati e felici.

Perché avete cambiato idea sul divorzio? Ho deciso di dare la priorità alla mia famiglia. Era una cosa a cui pensavo già mentre lavoravo a Grey’s Anatomy: ero sempre impegnato sul set e finivo per perdermi le cose importanti della vita, a partire dalla crescita dei miei figli (Tallulah, 14 anni, e i gemelli Darby e Sullivan, 9, ndr). Io e Jillian vogliamo essere dei modelli per loro.

Come siete riusciti a superare la crisi? Abbiamo lavorato sul nostro matrimonio, facendo terapia di coppia, e siamo diventati più forti. Non è stata una passeggiata, abbiamo lottato e ci siamo presi le nostre responsabilità. Oggi, dopo aver capito l’uno le necessità dell’altra, il nostro rapporto è molto più sano.

Sei soddisfatto di Bridget Jones’s Baby? Molto, è stata una bellissima occasione che mi ha permesso di passare qualche mese a Londra la scorsa estate. Nei weekend prendevo una delle mie auto vintage e andavo ad esplorare la campagna inglese. Ho anche accarezzato l’idea di comprare casa nel quartiere di Notting Hill.

Come mai hai cambiato idea? Li hai visti i prezzi? Per un appartamento con una sola camera da letto devi sborsare un patrimonio!

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Gli attori di Bridget Jones’s Baby Patrick Dempsey, Renee Zellweger e Colin Firth
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L'attore con la famiglia alla presentazione del film
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Patrick Dempsey con Renée Zellweger
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Nei panni del Dottor Derek Sheperd
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Con l'attrice Ellen Pompeo in una scena della serie Grey’s Anatomy
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2008
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2007- nel film Enchanted
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2007
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Con la moglie in una foto di qualche anno fa
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Patrick Dempsey, Reese Witherspoon e Josh Lucas nel film Sweet home Alabama, 2002
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L'attore ritratto da bambino, durante una performance da giocoliere

Sei sempre stato appassionato di auto? Sin da bambino: mio padre mi portava a casa ogni settimana un nuovo modellino con cui giocare. La mia prima macchina, intorno ai 18 anni, è stata una Porsche 356 del 1963, che uso ancora. Uno dei miei figli ha ereditato la mia stessa passione, quindi ora i modellini li compro io a lui.

Eri un fan dei libri e dei film di Bridget Jones? Certo. Bridget ha saputo catturare l’essenza di una generazione. Credo che siano proprio le sue imperfezioni a renderla... perfetta. Non abbiamo davanti una supereroina, ma una donna con senso dell’umorismo e che fa di tutto per trovare delle risposte ai propri dubbi. Per questo piace anche a noi uomini.

In questo terzo film c’è una grande novità. Esatto: Bridget diventa mamma per la prima volta. E fino alla fine gli spettatori si chiederanno chi è il padre: Mr. Darcy, l’uomo che ha amato per tanti anni ma con cui non sta più insieme? O la new entry Jack Qwant, il mio personaggio?

È vero che neppure voi attori conoscevate la risposta? Gli sceneggiatori hanno scritto 3 possibili finali e noi li abbiamo girati tutti. Io stesso ho scoperto chi è il padre solo dopo aver visto il film, qualche settimana fa. Abbiamo fatto di tutto per non rovinare la sorpresa al pubblico, e credo che ci siamo riusciti.

Chi è Jack? È un imprenditore americano che Bridget ha conosciuto una sera, ubriaca, a un festival musicale fuori Londra. È un tipo colto e interessante: ha inventato un’app con cui, grazie a complicati algoritmi, aiuta le persone a incontrare il loro partner ideale.

Secondo te, le app per trovare l'anima gemella funzionano? Non tutto ciò che sembra una buona idea sulla carta ha poi senso anche nella vita reale. Di sicuro non ci sono algoritmi validi in amore, altrimenti nessuno avrebbe problemi di coppia. Gli esseri umani non si possono catalogare o riassumere in poche righe. E poi, se passiamo il tempo ad analizzare troppo le persone che ci circondano, che fine fa la passione? Io non vedo alcuna passione nei numeri.

Hai mai usato un’app di dating? No, è un fenomeno “generazionale” che, per fortuna o sfortuna, mi sono perso. Sono sposato da parecchi anni e quando ero più giovane queste app ancora non esistevano. Non so praticamente nulla di Tinder e simili! (ride, ndr).

Però ti destreggi bene sui social. Mi divertono, e li uso anche per lavoro. Preferisco Instagram a Twitter perché mi sembra più artistico: ci permette di vedere il mondo con gli occhi degli altri. Mi affascina il modo in cui la gente cerca di raccontare la propria vita attraverso un’immagine, ma c’è una linea sottile da rispettare: restare fedeli a noi stessi e presentarci per chi siamo davvero. Altrimenti, che senso ha?

C’è una scena del film in cui fai il giocoliere con delle palline. Dove hai imparato? A scuola, un giorno che era andata via l'energia elettrica. Il nostro insegnante, che non sapeva come tenerci impegnati, iniziò a giocare con le palline. Incuriosito, decisi di provare e diventai bravo. Tra i 13 e i 17 anni ho portato in tour, nel Maine, un piccolo show. Andavo a compleanni e feste e mi facevo pagare 75 dollari a performance, una cifra che all’epoca mi sembrava enorme. Mi ero anche iscritto a una scuola per clown, ma ero troppo giovane e non fui accettato. Nel film mi esibisco con 3 palline da tennis, anche se avrei preferito averne 5: sono pur sempre un professionista!

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