Ryan Gosling: «Nei film lascio messaggi per le mie figlie»

02 10 2017

“Ry, Ryan… um Ryan… Ryan Gosling”. Il suo partner nell’unità Blade Runner finge di scordarsi il nome quando, a Los Angeles, incontriamo la strana coppia Ryan Gosling-Harrison Ford. Il resto del mondo, invece, quel nome e quegli occhi li conosce bene. «Che volete farci, è un’abitudine: a volte sento Harrison chiamarmi Rosling», sorride il neo Gene Kelly che, prima della nomination agli Oscar, piroettava sotto i tramonti aranci della Muholland Drive, avvitato a Emma Stone, e che dal 5 ottobre molla il tip tap e le decappottabili vintage di La La Land per infilarsi in una caccia al replicante nell’anno 2049, al fianco del mitico Deckard e con Jared Leto supercattivo.

Trentasei anni, 1 metro e 84 d’altezza, ex baby star nel varietà Mickey Mouse Club. La carriera di Ryan somiglia a una sinfonia jazz: facce da divo mixate a contorni underground, ruoli estremi (il nazi di The Believer) e momenti di puro romanticismo (Le pagine della nostra vita). Ed ora il sequel di Blade Runner (che ha all’incirca l’età dell’attore canadese). Il suo soprannome da ragazzino era "Guaio"; oggi, gli sta a pennello "Privacy". Nel mondo di Gosling e della compagna Eva Mendes sono entrati in pochi. «Di loro sappiamo solo che sono esseri umani» ironizzano i tabloid. Due figlie insieme, Esmeralda e Amada, sei anni d’amore, e un futuro lontano dai red carpet. «Non cerco i riflettori» dice. «Per ricordarmi quello che conta davvero, ho fatto stampare il muso del mio cane George, 16 anni, su una t-shirt. E la indosso con orgoglio».  

Ryan, conosceva l’universo di Philip K. Dick?

Le pagine de Il cacciatore di androidi hanno segnato la mia adolescenza e la mia immaginazione. Blade Runner, diretto da Ridley Scott, è stato il primo film di fantascienza che ho visto in videocassetta. Guardavo il nastro dalla plastica per capire se fosse umano o extraterrestre.

E diventare l’agente K in Blade Runner 2049 di Denis Villeneuve?

Un onore. Denis è un regista ispirato e poetico. Da fan di Blade Runner aspettavo un numero 2 come tutti. Se c’è una cosa che mi porterò a casa dopo le riprese è… essere più gentile con i robot e gli elettrodomestici.

Un consiglio da Harrison Ford?

Solo guardarlo in azione è una scuola di cinema. Ancora non riesco a credere di aver diviso con lui un set in Ungheria. Harrison non è solo l’incarnazione di Ian Solo e Indiana Jones, di persona è ancora più cool di un contrabbandiere della galassia. Ed è così perspicace che le battute migliori le improvvisa, non sono scritte a tavolino.

Leggendario il vostro primo incontro

Sì. L’ho incrociato mentre provavo una scena con un ologramma alto 12 metri. E non un ologramma qualunque, ma una donna nuda sotto la pioggia.

È vero che, in una scena, Ford le ha tirato un pugno?

Sono un professionista, le ho prese persino da Russell Crowe in The Nice Guys.


Foto

È ottimista sul nostro futuro?

Sono preoccupato per il destino della Terra, ma trovatemi un genitore che non lo sia.

E da padre?

I film che faccio, a volte, sono un riflesso di me rivolto alle mie figlie. Con loro comunico clandestinamente attraverso il cinema, lascio istruzioni perché ereditino un pianeta pacifico.

Una delle sue figlie si chiama Amada.

Significa Amata in spagnolo.

Sa quante merci hanno il suo volto, meme compresi?

Ho scoperto che ci sono unghie finte con i miei occhi, guance e barba, e ancora leggings e - da non dimenticare - la serie di videoclip con la mia faccia in primo piano, davanti a un cucchiaio di cereali.

È nato a Cornwall, Ontario. Che idea ha dell’America che ha detto no a Hillary?

Amo il Canada. È un posto meraviglioso, aperto e multiculturale. Ci sono spazi verdi ed ottime scuole, senza contare che da quella parte il sistema sanitario è pubblico. Ho dei bei ricordi. Io e mia sorella da piccoli cantavamo ai matrimoni. Nel repertorio avevo When a Man Loves a Woman di Percy Sledge.

Segnato dal romanticismo fin dall’infanzia.

Riproduzione riservata