Sylvester Stallone compie 70 anni. Auguri Rocky!

05 07 2016 di Pierluigi Lupo
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Sylvester Stallone, detto Sly, compie 70 anni. Prima di incarnare Rocky, Rambo e diventare una star ricca e famosa, affronta una vita dura e spietata. Il suo esordio nel cinema passa per un film quasi porno, e varie particine. Perciò, all’ultima cerimonia degli Oscar, anche per la lunga gavetta, sarebbe stato bello vederlo con la statuetta in mano

Sylvester Stallone è nato il 6 luglio 1946 a New York, nel quartiere Hell’s Kitchen (cucina dell’inferno), uno dei più degradati di Manhattan. Figlio di un barbiere e un’astrologa. Il nonno paterno era di Gioia del Colle, provincia di Bari. Per questo motivo si è sempre enfatizzato nel chiamarlo “stallone italiano”. Ma da ragazzo era tutt’altro che muscoloso. Aveva sofferto di rachitismo e per irrobustirsi praticava il football americano, la scherma e andava in palestra.

A scuola era un disastro. In famiglia le cose non andavano meglio, i suoi genitori si separarono. Stallone, insieme al fratello, rimase a vivere con il padre, poi andrà a stare dalla madre a Filadelfia.

Per meriti sportivi ottenne due borse di studio che gli consentirono di frequentare prima l’American College in Svizzera, e poi la University of Miami in Florida, dove studiò arte drammatica. Ma nel 1969 abbandonò gli studi e tornò a New York.

Il giovane Stallone sognava di fare l’attore, scriveva sceneggiature e per sopravvivere era costretto a fare un po’ tutti i lavori.

Ricordate quella battuta di Carlo Verdone in “Troppo forte”, quando dice: “Lo rimando a fare il gelataio a New York”.

Ecco, non sappiamo se abbia fatto anche il gelataio, di sicuro: il parrucchiere, il buttafuori nei locali, il bigliettaio di un cinema e l’inserviente allo zoo di Central Park (puliva le gabbie dei leoni).

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Sylvester Stallone con la moglie Jennifer Flavin
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ylvester Stallone con le figlie Sistine e Sophia
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Sylvester Stallone nel 1995
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Sylvester Stallone nel 1997
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Sylvester Stallone con la moglie Jennifer Flavin
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Sylvester Stallone
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Sylvester Stallone nel 2009
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Sylvester Stallone nel 2007
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Sylvester Stallone con la moglie Jennifer Flavin
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Sylvester Stallone con la moglie Jennifer Flavin e le 3 figlie
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Sylvester Stallone davanti alla locandina del film "Rocky Bilboa"
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Il primo film a cui prese parte era una specie di porno leggero, Stallone fu costretto a farlo. In un’intervista dichiarerà: “O facevo quel film o derubavo qualcuno, perché ero alla fine. Invece di fare qualcosa di disperato, lavorai due giorni per 200 dollari, levandomi dalle stazioni degli autobus.”

Seguirono altri film, anche di poco valore, dove ricopriva ruoli marginali. Fu anche in “Il dittatore dello stato libero di Bananas” di Woody Allen e in “Happy Days”, al fianco di Fonzie.

Il 24 marzo 1975 Stallone vide l’incontro di pugilato tra Muhammad Ali, campione del mondo in carica, e un pugile semisconosciuto Chuck Wepner. In palio il titolo mondiale dei pesi massimi. L’incontro si concluse con la vittoria di Ali, ma il suo avversario aveva resistito strenuamente per 15 riprese.

Sylvester Stallone rimase talmente impressionato dalla resistenza di Wepner che nella sua testa cominciò a nascere il personaggio di Rocky. Un pugile tenace e coraggioso, che attuava la difesa a oltranza e aveva una sorprendente capacità di assorbire ogni tipo di colpo, riuscendo a restare in piedi e a rialzarsi se andava al tappeto.

Stallone in tre giorni scrisse una prima sceneggiatura e la sottopose a dei produttori che l’accolsero favorevolmente, però per la parte di Rocky avevano in testa altri attori, come ad esempio Robert Redford. Stallone si rifiutò di cedere la sceneggiatura, perché voleva vestire lui i panni del pugile. Alla fine, come sappiamo, verrà accontentato.

Nell’edizione italiana la voce di Rocky è quella di Gigi Proietti, solo dopo arriverà il suo doppiatore storico (Ferruccio Amendola). Proietti riesce a dargli una voce cupa e sgraziata, perfetta per un tipo come Balboa. Un pugile perdente che parla alle ranocchie e corteggia una ragazza timida e occhialuta. Si guadagna da vivere facendo l’esattore per un piccolo gangster. E improvvisamente si ritrova davanti l’occasione della vita, battersi contro il campione dei pesi massimi. In palio non c’è solo il titolo mondiale, ma la possibilità di riscattarsi e dimostrare a tutti di non essere una “scamorza”, ma valere qualcosa.

Il film, nonostante il budget basso, sarà un grande successo e vincerà tre premi Oscar (tra cui quello di miglior film). Nel giro di pochi mesi Stallone diventa uno degli attori più famosi al mondo. La sua strada è finalmente in discesa e può permettersi perfino di rifiutare delle parti importanti.

Nel 1978 Stallone si cimentò anche nella regia (Taverna Paradiso), e nel 1979 girerà il seguito di Rocky (in tutto saranno sei).

Nel 1981 prese parte a “I falchi della notte” e al bellissimo film di John Huston “Fuga per la vittoria”, interpretando il portiere della squadra dei prigionieri.

Nel 1982 si trasformò in Rambo, la storia di un reduce del Vietnam che viene ingiustamente arrestato e dovrà combattere da solo contro la polizia e tutti quelli che cercheranno di ostacolarlo.

Sarà un grande successo di pubblico e anche di critica. Un altro personaggio, come quello di Rocky, che s’incollerà indissolubilmente a Stallone e gli frutterà altri tre film. Eppure per la parte di John Rambo inizialmente erano stati contattati altri attori come: Al Pacino, Robert De Niro, e anche Terence Hill.

Nel 1983 produsse e diresse John Travolta in “Staying Alive”, seguito del cult “La febbre del sabato sera”. Negli anni successivi Stallone sarà impegnato in molti film d’azione e anche un paio di commedie (un genere dove però non riscuoterà grande successo).

“Creed - Nato per combattere”, l’ultima fatica, gli ha fatto ottenere la nomination come miglior attore non protagonista. Ma anche stavolta, come era accaduto nel 1977 (nomination come miglior attore in “Rocky”, e anche per la migliore sceneggiatura originale), Stallone non è stato premiato.

L’Oscar avrebbe rappresentato il coronamento di una carriera prodigiosa. Magari gliene daranno presto uno alla carriera. Noi attendiamo fiduciosi.

Forza Sly, non mollare!

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