baratto amministrativo

Baratto amministrativo: lavori per pagare le multe. Come e dove funziona

Parte anche a Milano il “baratto amministrativo”. Sarà così possibile saldare i propri debiti con l’amministrazione comunale svolgendo piccoli lavori utili alla collettività. Un’esperienza già in vigore in diversi comuni italiani. Ma in quali casi si applica? E come funziona?

Molti italiani non riescono più a pagare le rette della mensa scolastica, le multe o le tasse comunali. La crisi economica, la perdita del lavoro incidono anche in questo e ci sono cittadini costretti a scegliere fra la spesa o la Tasi. In gergo tecnico si chiama “morosità incolpevole”. E anche recuperare questi soldi non versati è complicato: chi non ha davvero i soldi per mangiare, difficilmente avrà i soldi per pagare le multe anche se scoperto dai controlli. Ed è qui che entra in gioco il baratto amministrativo. Non riuscite a pagare con i soldi? Non importa, pagherete col lavoro. L’amministrazione comunale vi affiderà un compito: ad esempio pulire un giardino pubblico oppure sistemare un’aiuola o ancora ritinteggiare i muri di scuola. Una volta svolto, permetterà di estinguere il debito.

I criteri per accedervi

Ciascun Comune ha la possibilità di scegliere se e come istituire il baratto. In genere viene richiesto a chi aderisce un Isee molto basso (a Milano sotto i 20.000 euro; in alcuni Comuni si scende addirittura a 8.000 euro) e la prova che l’impossibilità di pagare i debiti sia dovuta a sopraggiunte difficoltà economiche: perdere il posto di lavoro, essere messi in cassa integrazione, aver dovuto affrontare gravi problemi di salute di un proprio familiare. Se si possiedono i requisiti si fa domanda e a quel punto, se accettati, si viene assegnati ad uno dei progetti previsti. A Milano è stato deciso di valutare per 10 euro ogni ora di lavoro svolto. Per cui per estinguere un debito di 100 euro, sarà necessario lavorare 10 ore e così via. Nelle grandi città si sta pensando anche al coinvolgimento delle associazioni. Il Comune, cioè, potrebbe assegnare ai debitori, lavori da svolgere presso le associazioni che operano nel territorio e che svolgono comunque attività utili alla società.

Aiuto ai cittadini e lotta al degrado

Roccastrada, Grosseto, è stato uno dei primi comuni a votare un regolamento per il baratto amministrativo. “Il nostro comune” –spiega il sindaco Francesco Limatola– “ha colto questa opportunità per offrire un sostegno reale alle fasce deboli in una fase di crisi economica. Al tempo stesso, questo strumento permette al Comune di contare su una forza lavoro aggiuntiva e dedicata esclusivamente a interventi di pubblica utilità, in un momento di forte difficoltà anche per gli enti locali sia in termini economici che di risorse umane, a seguito dei tagli dei trasferimenti statali e del blocco delle assunzioni.”

Il baratto, insomma, permette di aiutare i cittadini più deboli e al tempo stesso di combattere il degrado urbano in un periodo in cui anche le casse comunali spesso sono vuote. E dai piccoli paesi, l’idea del baratto ora arriva anche nelle grandi città. A Milano il bando è entrato in vigore ai primi di marzo. “Una collaborazione con i cittadini che coniuga solidarietà ed equità” afferma la vicesindaco Francesca Balzani. Fra le grandi città, anche Bari ha votato per l’istituzione del baratto e gli uffici comunali stanno preparando il regolamento. “Vogliamo restituire la dignità” –ha dichiarato il sindaco del capoluogo pugliese, Antonio Decaro– “a chi si trova in difficoltà economiche ed è costretto a chiedere aiuto o a diventare un evasore fiscale non colpevole.”

Sarà veramente utile?

Molti dubbi sono stati avanzati sulla reale efficacia di questo strumento. È stata sollevata l’obiezione che rischia di essere un semplice gesto simbolico ma che non aiuterà realmente né i cittadini disagiati né i problemi finanziari delle città. Altri, soprattutto nell’estrema sinistra, invece hanno criticato proprio lo strumento in sé: è stato definito umiliante per la persona che dovrà fare questi lavori e secondo i critici ricorda metodi in uso nel Medioevo quando i più poveri erano costretti a lavorare per saldare i debiti contratti con i nobili.

 

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