Ho deciso: cambio lavoro!

26 06 2015 di Alice Capiaghi
Ci è voluto coraggio ma alla fine Nicoletta ha deciso. Ha mollato il lavoro inderterminato per lasciare spazio alla sua passione: creare abiti sostenibili.

Quanto dura un lavoro? O meglio, quanto dura l’entusiasmo per lo stesso posto di lavoro?

Poniamo il caso: assunzione a tempo indeterminato. All’inizio è tutto nuovo, l’entusiasmo è al massimo, ogni cosa è uno stimolo e i frutti non tardano ad arrivare: le mansioni sono svolte bene, il capo è felice e tutto va per il meglio. Poi però può succedere che la routine prenda il sopravvento: i compiti sono sempre gli stessi, l’entusiasmo cala e con esso (forse inevitabilmente) la qualità. E allora mi chiedo, quanto dura un lavoro? Ogni quanto dovremmo cambiare per essere spinti a dare sempre il massimo?

Domanda amletica. Soprattutto in tempi di crisi dove il lavoro è più spesso un’imposizione (leggi, non importa che lavoro è, non fa niente se all’università ho sgobbato sui libri di tutt’altra materia, l’importante è che ci sia) che una scelta. Se vivessimo in un mondo perfetto tutto sarebbe diverso, d’accordo; ma visto che siamo qui, in un mondo che di perfetto non ha nemmeno l’ombra, tanto vale cercare il giusto compromesso tra la necessità di lavorare e il piacere di farlo.

Per cultura noi italiani tendiamo da sempre a ricercare IL posto di lavoro. Uno, lo stesso, per tutta la vita. Per carità, se sei bravo e fortunato, poi capita anche che all’interno di un azienda si faccia carriera, ma difficilmente cambiamo professione. Se inizi a lavorare in banca lì resterai, così come se fai l’insegnante alla scuola materna o qualsiasi altra cosa, quella sarà la tua occupazione fino alla pensione.

Ma siamo certi che sia questo il modello migliore per adattarsi al mercato del lavoro del terzo millennio e, soprattutto, per essere felici?

Navigando on line ho trovato alcuni dati: il primo è che cala la permanenza media nello stesso posto di lavoro. In particolare gli americani (che di licenziamenti e assunzioni se ne intendono da sempre) nel corso della propria vita cambiano lavoro 11,4 volte. Il secondo, e ancora più rilevante, è che i cosiddetti Millennial, ossia chi è nato a partire dagli anni Ottanta, cambiano lavoro ogni due anni appena.

Tutta colpa della precarietà dei contratti? Delle assunzioni a tempo determinato? Della mancanza di sicurezze? Forse no. Secondo Dan Schawbel si tratta di un processo fisiologico. Nel suo libro Promote Yourself: The New Rules for Career Success teorizza: “i Millennial cambiano lavoro regolarmente. [...] Dopo due anni, se non ci sono opportunità di evoluzione orizzontale o verticale nell’organigramma, è ragionevole cercare nuove strade”.

Nicoletta, la protagonista della rubrica Sogni (Im)possibili in onda stasera su La5 nella puntata di Donna Moderna Live, ha sentito la necessità di cambiare lavoro dopo dieci anni a tempo indeterminato. “È un passaggio che ha preso del tempo nella mia vita” ammette lei stessa. Ci mancherebbe altro, penso io, lasciare un posto certo per mettersi a fare abiti in tessuto naturale e sostenibile non è una decisione all’acqua di rose.

Alla fine però ha scelto: mollare tutto per buttarsi in una nuova, come la chiama lei, “impresa”. Persa la sicurezza di uno stipendio fisso il 27 del mese, Nicoletta sembra aver guadagnato in serenità e realizzazione personale. La soddisfazione più grande? “Aver fatto crescere un progetto di lavoro tutto mio. E poi i riconoscimenti, le soddisfazioni e le emozioni per le persone che apprezzano quello che fai. Oppure andare in un posto e vedere qualcuno con un vestito che ho creato io”.

Che valga la pena fare come lei? Voi cosa ne dite? Con cosa vi piacerebbe cimentarvi nella vostra prossima professione?

Le creazioni di Nicoletta le trovi a Milano da Redroom (Via Conterosso, 18) e da Meet 2 Biz (Alzaia Naviglio Grande, 14).

 

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