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Le norme per il licenziamento dei “furbetti del cartellino”

Dopo l'approvazione della legge che permette il licenziamento immediato dei dipendenti pubblici assenteisti, un esperto chiarisce i dubbi di una lettrice preoccupata

Greta di Bari ci scrive:
"Lavoro come impiegata presso una Asl. Ho sempre rispettato orari e carichi di lavoro, ma come dipendente pubblica sono preoccupata dalle nuove norme che introducono licenziamenti lampo per i cosiddetti “furbetti del cartellino”. Possibile che bastino pochi indizi per perdere il posto in due giorni?"

Ecco la nostra risposta.

Ti tranquillizziamo subito, cara Greta. Un dipendente onesto non ha nulla da temere dall’introduzione della nuova legge, nata per punire nel modo più incisivo possibile l’assenteismo nella pubblica amministrazione dopo i vari casi di dipendenti sorpresi in atti illeciti. Il procedimento viene avviato solo contro chi è colto in flagranza (per esempio con una foto o un video) a timbrare il cartellino senza recarsi in ufficio. «Ma attenzione: non è vero che il dipendente può essere licenziato in due giorni» chiarisce l’avvocato del lavoro Francesco Rotondi. «Nel giro di 48 ore viene solo allontanato dall’ufficio, così parte l’attività di indagine accelerata, che non dura più 120 giorni come in passato, ma deve concludersi entro un mese». Al lavoratore resta però la possibilità di difendersi. Avrà 15 giorni per preparare una memoria scritta e farsi assistere nel contraddittorio da un rappresentante sindacale. Nei successivi 15 giorni sarà completata l’istruttoria. Durante il mese di sospensione cautelare il lavoratore potrà percepire solo un compenso pari al 50% dello stipendio base. La vera novità della legge è che il provvedimento partirà d’ufficio, mentre finora era facoltativo. «Il capufficio che scopre la falsa timbratura del cartellino e non interviene nel giro di 48 ore rischia a sua volta il licenziamento» spiega l’avvocato Rotondi. «Fino a oggi al massimo poteva incorrere in una sospensione di tre mesi». Nel suo caso, però, la procedura non sarà quella accelerata, ma rispetterà i tempi previsti dalla normativa precedente.

Da sapere Oltre al licenziamento, il “furbetto del cartellino” rischia di essere condannato per danno d’immagine dai magistrati della Corte dei conti: in questo caso, il lavoratore dovrà pagare una cifra pari ad almeno sei mesi di stipendio. Per informazioni sul nuovo decreto ci si può rivolgere a una delle sedi del sindacato Cgil Funzione Pubblica (fpcgil.it).

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