Bambino portatile in mano sfondo verde Corbis

Nel futuro dei nostri figli c’è il coding

Questa è la settimana del Coding. E in tutta Europa si moltiplicano le iniziative per promuovere l'informatica tra bambini e adolescenti. Io intanto una nuova e bella forma di Coding l'ho già conosciuta a Milano. Con i ragazzi di Coderdojo

È da un po' che lo dico. Per mio figlio vorrei due cose: che parlasse inglese come un londinese e che fosse un cittadino digitale. Abilità (o skills se volete) che gli serviranno in futuro. Qualunque cosa diventasse: un idraulico, un ingegnere, un medico, un avvocato o un artista.
Ecco perché quando ho letto sui giornali che questa è la settimana del Coding e che il ministro dell'Istruzione lancerà importanti novità, ho pensato: «Che bello!».

Ma facciamo un passo indietro. Forse non tutti sanno cosa vuol dire Coding. Niente a che vedere con noiosissime lezioni di informatica dove gli alunni sono costretti a memorizzare stringhe di programmazione e linguaggi informatici che non si usano più.

Coding ha piuttosto a che fare con il gioco e con un apprendimento "naturale" come quello di una lingua straniera. È sperimentare, inventare, crescere con tablet e computer, capirne le potenzialità, plasmare la tecnologia per creare "codici" personalissimi. Non esserne utenti passivi. Per questo Coding, secondo me, è una parola intraducibile.

Coding è quello che fanno i ragazzi di Coderdojo: un movimento nato in Irlanda nel 2011 e che si sta diffondendo un po' ovunque, anche da noi.
Il loro obiettivo è insegnare ai bambini e agli adolescenti a familiarizzare con gli strumenti digitali, utilizzando software "open source" (che quindi non si paga) e avvalendosi del contributo volontario di programmatori che credono in un futuro migliore.

Noi frequentiamo quello di Milano, ma altri Coderdojo sono nati in varie città italiane. E ogni volta è una festa: c'è un gran vociare, ragazzini che si scambiano consigli... Si fa merenda insieme.

Mio figlio con un programma che si chiama Scratch ha creato un piccolo videogioco ed era felicissimo quando me l'ha mostrato. Poi con il suo migliore amico ha inserito delle variabili, robot che dicevano battute e facevano cose buffe.
Quest'anno andiamo avanti perché l'offerta degli appuntamenti si è arricchita. Alcuni ragazzi potranno fare un proprio sito web, altri costruire un mini robot con Arduino (una piattaforma elettronica che comprende una scheda con chip e un software che consente a tutti di realizzare progetti interattivi), altri ancora imparare a costruire i mondi di Minecraft.
Ma non è tanto il prodotto finale che conta, quanto la soddisfazione di fare qualcosa insieme ad altri ragazzi, imparando con naturalezza (come a disegnare), inventando e magari sbagliando, con qualcuno che non insegna ma interviene solo per dare una mano.

Ecco la scuola di domani dovrebbe essere così.

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