++ Jobs Act: Poletti, part time in caso gravi patologie ++
Il ministro del Lavoro Giuliano Poletti durante la conferenza stampa al termine del Consiglio dei Ministri, Roma, 20 febbraio 2015.nANSA/ALESSANDRO DI MEO

Il Jobs Act cambia i rapporti di lavoro e il rapporto tra noi e il lavoro

Cosa entra e cosa esce dal nostro contratto di lavoro con il Jobs Act e quali altri cambiamenti sono in arrivo?

Al di là dei proclami del governo (nella foto, il ministro del Lavoro Giuliano Poletti)  e delle altrettanti polemiche che ha scatenato, il Jobs Act avanza. I nuovi e definitivi decreti appena sfornati in materia e quelli che si stanno preparando cambiano il nostro modo di lavorare e anche di pensare noi stessi rispetto al lavoro. L’articolo 18 è la questione più clamorosa, ma la flessibilità, che piaccia o no, toccherà anche le qualifiche, i tipi di contratti e di tutele.

Per chiarire i punti cruciali ho parlato con un esperto, il giuslavorista Fabrizio Daverio dello studio Daverio e Florio. Ecco 12 voci da conoscere:

-         3 date del cambiamento

-         3 nuove sigle

-         3 questioni aperte

-         3 salti “mentali” che ci troveremo a fare

 

Le date


  • 1.   Marzo 2015


Si dice il primo marzo ma potrebbe, per una questione tecnica, slittare di qualche giorno, certo è che con la primavera arriva il Contratto a tutele crescenti: chi è assunto con contratto a tempo indeterminato per la prima volta o per un cambio di azienda in caso di licenziamento non potrà più appellarsi all’articolo 18. Questa persona, se viene licenziata in modo ingiustificato, non ha diritto a riprendersi il posto ma a ottenere del soldi: il risarcimento varia in base all’anzianità di servizio, da 4 a 24 mensilità di stipendio.

 

  • 2.   Maggio 2015


Partono i nuovi sussidi di disoccupazione, la cosiddetta Naspi.

 

  • 3.   Gennaio 2016


Dovrebbero scomparire contratti di collaborazione a progetto (i Co.Co.Pro.).

 

 

Le sigle

  • 1.    Naspi: è la nuova assicurazione sociale per l’impiego. Ne ha diritto chi perde involontariamente il posto a partire dal primo maggio e per chi ha perso il lavoro e ha almeno 13 settimane di contributi negli ultimi 4 anni e almeno 18 giornate di lavoro negli ultimi mesi. Quanti soldi si ricevono? Dipende dallo stipendio ma al massimo 1.300 euro al mese, importo che però, con il passare dei mesi, viene progressivamente ridotto. Il disoccupato potrà beneficiarne per massimo 18 mesi.


 

  • 2.   Asdi: è un assegno di disoccupazione, che verrà erogato solo nel 2015 in modo sperimentale, a chi, finita la Naspi, non ha ancora trovato lavoro ed è in condizioni di particolare necessità.


 

  • 3.   Dis-Col: è l’indennità di disoccupazione per i collaboratori che perdono il lavoro. Può durare al massimo 6 mesi.


 

Le questioni aperte

Altri decreti sono in arrivo e altri sono in corso di preparazione.

  • 1.   Riorganizzazione dei contratti: eliminare alcune forme di contratto, che al momento si stima interessino circa 600.000 persone, dai Co.Co.Pro. ai Co.Co.Co al job sharing, significa cercare di stimolare il lavoro subordinato ma anche rafforzare altri rapporti professionali come lo staff leasing (il lavoro a somministrazione tramite agenzie autorizzate alla fornitura di personale).


"Il rischio che bisogna arginare " avverte Daverio "è che la cancellazione dei contratti a progetto porti molti a utilizzare le famigerate false partite Iva".


  • 2.   Apprendistato: è uno strumento di alternanza scuola-lavoro che dovrebbe essere modificato riducendone i costi per le imprese.


 

  • 3.   Partite Iva: al momento, dopo il coro di critiche seguito alla legge di Stabilità, rimane la possibilità per tutto il 2015 per chi ha meno di 35 anni e apre una partita Iva di beneficiare ancora del regime agevolato (imposta al 5% anziché al 15). Ma due questioni restano aperte: cosa succeede nel 2016? E, soprattutto, per le partite Iva c’è da (ri)pensare previdenza e sistema di welfare. A partire dalle tutele per la maternità.


 

 

I salti mentali

  • 1.   Vecchi e nuovi


Se fino a oggi il grosso spartiacque tra lavoratori assunti a tempo indeterminato era quello che correva tra dipendenti di aziende con meno o più di 15 dipendenti (solo ai secondi si applica l’articolo 18), dal prossimo mese sarà tra vecchi e nuovi assunti.
“E quando diciamo nuovi assunti – avverte l’avocato – ci riferiamo non solo ai giovani, ma anche a chi ha più di 30 anni e cambia azienda”.

 


  • 2.   I talenti


Pare un paradosso, ma il Jobs Act potrebbe in parte ingessare i piani alti del mercato del lavoro.
“Il Jobs act mira a rendere flessibile il mercato del lavoro. E' però possibile che, davanti all'opportunità di un cambio di azienda  offerta ai lavoratori con migliori doti e qualifiche, alcuni rifiutino perché verrebbero a perdere la tutela dell’articolo 18” dice Daverio.

 


  • 3.   Le qualifiche


Uno dei prossimi decreti in preparazione riguarda i ruoli.
“In caso di riassetto organizzativo l’azienda può decidere di attribuire al lavoratore, a parità di stipendio, 1 livello inferiore” spiega il giuslavorista.

Quindi, anche se la busta paga non si tocca e il salto all’indietro è solo di un grado, potremo presto dimenticarci le qualifiche fisse e intoccabili.

E queste sono alcune delle certezze che parevano inamovili e che se ne vanno e alcune delle novità che stanno arrivando. Sul Jobs Act torneremo, ovviamente, a parlare presto. Ma ora mi piacerebbe conoscere i vostri commenti.

 

 

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