Partita Iva: tutti i versamenti da fare

01 03 2011 di Annalisa Piersigilli
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A chi ci si può rivolgere per l’assistenza contabile?
Dipende dal regime fiscale che si è scelto. Per chi usufruisce di quello agevolato, è più conveniente gestire da sé la contabilità. Questa categoria di lavoratori in proprio, infatti, non ha l’obbligo di tenere i libri contabili. Per gli adempimenti tributari, inoltre, può contare sul servizio gratuito di tutoraggio dell’Agenzia delle entrate. Vi si accede dal sito (www.agenziaentrate.gov.it) cliccando su “Cosa devi fare” e, poi, “Regimi speciali”. Per gli altri regimi, invece, è meglio rivolgersi a un commercialista. Questo permette di mettersi al riparo dagli eventuali errori contabili nei confronti dell’Erario. Quando il professionista a cui si affida l’incarico “firma” la dichiarazione dei redditi, infatti, si rende corresponsabile, se non del tutto responsabile, degli eventuali errori e delle conseguenze penali e civili. In alternativa, ci si può rivolgere a uno dei Centri di assistenza fiscale sul territorio, meglio conosciuti come Caf. E, cioè, gli uffici legati alle sigle sindacali o alle associazioni che offrono il servizio con forfait spesso competitivi rispetto agli studi dei commercialisti. La Cisl, per esempio, mette a disposizione dei possessori di partita Iva un’assistenza contabile completa, dall’apertura fino alla dichiarazione dei redditi (www.safcisl.it). La Uil, invece, aiuta i suoi iscritti nella compilazione del modello Unico o nell’iscrizione all’Inps (www.cafuil.it).

 

Come si fanno i versamenti delle imposte?
C’è un unico modo: per via telematica, sul sito dell’Agenzia delle entrate (www.agenziaentrate.gov.it, sempre sotto Servizi online) tramite l’apposito modello F24. Per compilarlo, è possibile delegare il commercialista oppure provvedere da soli. In questo modo si possono pagare: Irpef, Iva, Ici (Imposta comunale sugli immobili), i contributi dell’Inps, Irap (Imposta regionale sulle attività produttive). «Non si paga con la carta di credito, ma attraverso un’operazione particolare, simile a un bonifico bancario, che addebita la cifra sul conto corrente del contribuente» precisa Laura Pesce, commercialista e autrice del Manuale di sopravvivenza per il popolo delle Partite Iva. I contributi previdenziali, infine, rientrano tra gli oneri deducibili.

 

Malattia, maternità, pensione: in che modo ci si può tutelare?
Gli architetti e gli ingegneri hanno l’Inarcassa, i medici l’Enpam, gli psicologi l’Enpap. Sono solo alcune delle Casse di previdenza legate agli Ordini professionali più noti. A chi fa riferimento, invece, il freelance che svolge un lavoro non ancora riconosciuto in questo senso? Nel 1995 è stata istituita la Gestione separata dell’Istituto nazionale della previdenza sociale (www.inps.it). Per iscriversi, è sufficiente recarsi agli sportelli dell’Istituto oppure si può chiamare il numero verde unico Inps-Inail 803164. «Ogni Cassa di previdenza richiede il versamento di un contributo annuale, calcolato in base al reddito, in parte a carico dell’iscritto e in parte a carico del committente della prestazione, quindi da applicare in fattura » spiega Anna Soru, presidente dell’Associazione consulenti del terziario avanzato.

 

Cos’è il modello PF per la dichiarazione dei redditi?
È la sigla che indica il modello unico Persone Fisiche da compilare per la dichiarazione dei redditi. Come i dipendenti, infatti, anche i liberi professionisti hanno l’obbligo di presentare ogni anno una dichiarazione fiscale che elenca tutti i propri redditi (anche quelli che, per esempio, derivano dal possesso di un terreno). I dati da riportare sul documento si riferiscono all’anno precedente a quello della presentazione (la dichiarazione di quest’anno riguarderà, quindi, le entrate del 2010). Il modello PF si trova sul sito www.agenziaentrate.gov.it, che è anche il recapito online a cui il contribuente (con l’assistenza di un Caf o della stessa Agenzia delle entrate) o il suo commercialista devono trasmetterlo una volta compilato. «Chi ha la partita Iva deve andare al fascicolo specifico (chiamato quadro RE), riservato ai redditi di lavoro autonomo e al modello per la dichiarazione annuale dell’Iva (quadri contrassegnati dalla lettera V)» precisa Laura Pesce.

 

PRO E CONTRO DEL LAVORO AUTONOMO

 

Questi i vantaggi
1/ Puntare su un lavoro autonomo significa concedersi la possibilità di amministrare il proprio tempo come meglio si crede. Un vantaggio prezioso soprattutto per le mamme che possono conciliare meglio famiglia e carriera.
2/ Un altro “plus”dei liberi professionisti è la possibilità, molto stimolante, di fare rete con chi svolge lo stesso mestiere. Magari iscrivendosi a un’associazione di categoria, un passo prezioso soprattutto per chi non ha un Ordine di riferimento.
3/ Chi lavora in proprio, rispetto a un dipendente, ha la possibilità di coltivare un rapporto diretto con il committente.
4/ I liberi professionisti che non vogliono affrontare i costi di un commercialista, con un po’ di impegno, possono puntare sul fai-da-te. Basta rivolgersi agli uffici dell’Agenzia delle Entrate per ottenere, senza spendere un euro, il proprio codice di 11 cifre. Infine, se si lavora con regime agevolato per i contribuenti minimi, si possono curare tutte le scadenze da soli perché non ci sono registri da tenere.
5/ Per coloro che svolgono un lavoro “creativo” da freelance, infine, è possibile dare libero sfogo alla propria professionalità, scegliere i lavori che soddisfano di più, con meno paletti possibili. Ma attenzione: l’importante è crearsi un buon giro di clienti. E, cioè, averne due o tre fissi, con cui lavorare prevalentemente, e altri più piccoli per arrotondare.

 

Questi gli svantaggi
1/ Non avere orari di lavoro può voler dire, spesso,dover stare al computer anche nel weekend o la sera. Ovviamente, senza gli straordinari pagati.
2/ Un altro punto negativo è la scarsa tutela previdenziale. Un esempio? La Gestione separata dell’Inps calcola l’assegno di maternità in base al reddito dei 12 mesi precedenti i 2 mesi prima del parto, periodo in cui la lavoratrice difficilmente può aver lavorato in modo continuativo.
3/ Se si deve rallentare il ritmo di lavoro per motivi di salute, scattano le preoccupazioni: la copertura malattia della cassa di previdenza è davvero bassa.

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