Donna al telefono

5 regali da non fare a una mamma del Sud: lo smartphone

Ho capito che ci sono dei regali che non bisognerebbe mai fare a una mamma del Sud. Oltre al Bimby e al robot aspirapolvere, c'è lo smartphone.

Il problema non è lo smarthphone in sé, ma Whatsapp.

Tutte le mamme del Sud vogliono lo smartphone per poter usare Whatsapp con i figli: mandare messaggi compulsivamente, foto di famiglia oppure foto di tazzine di caffé fumanti con frasi sdolcinate per augurare buongiorno e quelle con la luna per augurare la buonanotte. Tu ti chiedi: «ma dove le trovano tutte queste foto di tazzine e di lune?». Non si sa, non lo sanno nemmeno le mamme del Sud, ma ce le hanno, se le ritrovano nel telefono e non sanno come.

Tutto questo potrebbe essere molto bello, ma anche un po' un incubo. Perché i messaggi compulsivi che arrivano sono spesso incomprensibili. Nemmeno Alan Turing, il matematico che riuscì a capire il codice Enigma durante la Seconda Guerra Mondiale, riuscirebbe a decifrarli: il correttore automatico del telefono, che le mamme del Sud normalmente non sanno disattivare, sostituisce le parole senza che loro se ne accorgano. Le dita sul touch premono cinque lettere contemporaneamente, così parole semplici come un “bacio” diventano un “basdfgcio”.

Oppure, certe volte, non si sa perché, le mamme del Sud si fanno prendere dalla sindrome del ragioniere e iniziano a scrivere i messaggi come se stessero componendo una lettera commerciale degli anni '80:

«Caro Roberto, volevo comunicarti che, in data odierna, è giunta una lettera raccomandata dalla tua banca. Come intendi procedere? Ci aggiorniamo, tua madre».

Ma il vero problema delle mamme del Sud è quando, con Whatsapp, scoprono, tramite i gruppi di famiglia o delle associazioni che frequentano, che si possono fare delle cose che loro non sanno fare. E allora ti telefonano, disperate, perché devono assolutamente imparare a farle: non vogliono essere da meno degli altri del gruppo di famiglia o delle associazioni che frequentano.

Così inizia questa commedia al telefono in cui tu provi a dire: «vai su impostazioni, clicca su account...» e loro ti rispondono: «vado in che senso? devo uscire da Whatsapp e andare su Home?». «No, mamma, sempre dentro Whatsapp. Se vedi, sotto ci sono cinque schede: preferiti, chiamate, contatti, chat, impostazioni. Schiaccia col dito impostazioni». «È uscita una foto di tuo padre al mare». «...». «...». «Ok, ricominciamo da capo. Riparti da Home». «Allora avevo ragione io».

L'altro incubo sono le chiamate Whatsapp. A qualunque ora del giorno provano a chiamarti su Whatsapp - loro sono cresciute con la Sip e il telefono grigio a disco col lucchetto che gli metteva la nonna per non far telefonare troppo: chiamare gratis è un sogno che si avvera. E se non rispondi si offendono. La prima volta che rispondi, ti minacciano: «Perché non hai risposto? Ti ho chiamato dodici volte». «Mamma, le telefonate Whastapp non sono come le telefonate normali, non mi arrivano le notifiche quando mi chiami se non entro nell'applicazione». «Ma si può chiamare il 113 da Whatsapp? Perché ho provato a denunciare la tua scomparsa e non ci sono riuscita». «Per fortuna no, mamma. Per fortuna no».

Insomma, l'accoppiata mamme del Sud e Whatsapp può diventare un incubo.

Pensateci bene quando troverete uno smartphone in offerta al Mediaworld. Pensateci molto bene e non fatevi ingannare dall'offerta: a quel costo dovete aggiungere quello di una buona psicoterapia.

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