L’AI ormai fa parte della vita di tutte noi: è entrata in ogni ambito e persino in cucina. Proprio là dove regnano creatività, sapori e colori, l’intelligenza artificiale ha mosso i primi passi con i robot da cucina, poi ha contribuito alla nascita degli “ChefGPT”, cioè quei “maestri della tavola” che non esitano a far ricorso all’AI per l’elaborazione dei loro piatti. Ne sono un esempio diversi nomi di spicco negli Usa, ma anche in Italia è sbarcato “ChefCPT”. Ecco di cosa si tratta.
Anche gli chef stellati conquistati dall’AI
Che da qualche anno a questa parte l’intelligenza artificiale sia diventata uno strumento prezioso nel settore della ristorazione non è un mistero: contribuisce ad automatizzare la gestione degli ordini, dei prodotti in magazzino, ma anche del personale. Adesso, però, è arrivata anche tra i fornelli, aiutando a mettere a punto i menu, ad armonizzarli e persino a “creare” ricette. Non a caso Grant Achatz, lo chef proprietario del ristorante Next a Chicago, ha rivelato al New York Times di far ricorso all’AI generativa. Esattamente come lo chef Ned Baldwin, proprietario di Houseman a Manhattan, che non ha nascosto di essersi affidato a ChatGPT per conoscere meglio alcune proprietà degli alimenti, come l’amido di patate, per impiegarli al meglio nelle sue creazioni.
L’AI nelle cucine di tutte noi
Si potrà obiettare che la cucina americana non possa essere paragonata ad altre di lunga tradizione come quella Mediterranea. Eppure cresce il numero di chi si affida all’AI nella preparazione dei pasti quotidiani: lo ammette il 64% degli intervistati nell’ambito del rapporto tra italiani e cucina nel 2025, condotto dalla piattaforma Acadèmia.tv. Proprio di fronte alla crescente presenza del digitale nella quotidianità anche degli amanti del buon cibo, il sito di video corsi di cucina ha dato vita a “ChefCPT” dove l’acronimo indica “Culinary, Pre-trained, Transformer”: «Si tratta di un AI che attinge al sapere di 207 maestri di cucina per dare supporto personalizzato tanto nel processo creativo quanto negli aspetti tecnici», spiega Nicolò Zambello, AD di Acadèmia.
Cucinare davanti ai social e con ChatGPT
Da tempo i social sono sbarcati in cucina, quantomeno grazie a video-tutorial gratuiti, ma anche a contenuti che uniscono consigli utili a intrattenimento. La piattaforma più usata, secondo il report, è indubbiamente Instagram, con il 68%, seguita a lunga distanza da YouTube e Facebook, al 13%. Rimangono canali molto utilizzati anche i blog di cucina, scelti da 9 utenti su 10, con la classifica guidata da Giallo Zafferano, Benedetta Rossi, Cucina Botanica e Chef in Camicia. Il 63% degli intervistati, inoltre, dichiara di replicare le ricette che trova online, mentre solo il 28% le condivide a sua volta. Ora, però, tutti i creator fanno i conti anche con ChatGPT: nonostante un po’ di scetticismo verso l’AI, infatti, il 64% lo usa spesso come supporto.
ChatGPT vs tradizione?
Ma nella rivoluzione digitale che stiamo vivendo, come si coniuga la tradizione culinaria con la tecnologia di cui è emblema l’AI? «L’AI è diventato uno strumento pervasivo, utilizzato soprattutto per fare ricerche complesse e avanzare richieste molto specifiche. L’ambito culinario non è da meno, considerando l’enorme bacino di dati ai quali può attingere una AI. Credo, però, che il forte attaccamento degli italiani alle proprie tradizioni, nazionali e locali, non verrà intaccato dall’utilizzo di supporti tecnologici: le ricette di famiglia o del territorio di origine rimarranno sacre ancora per generazioni e l’AI sarà utilizzata semplicemente come un supporto aggiuntivo. Considerando che questa impara proprio dagli input che riceve. In altre parole, se gli italiani amano la tradizione, l’AI darà loro tradizione», sottolinea Zambello.
Verso piatti sempre più personalizzati
Il valore aggiunto dell’AI in cucina, secondo gli esperti, potrà essere una sempre maggiore personalizzazione delle ricette: «I modelli più avanzati memorizzano e “apprendono” gusti, abitudini e bisogni della singola persona, quindi sicuramente si eleva il livello di personalizzazione. Un altro aspetto importante è legato a intolleranze, allergie, fabbisogni calorici e nutrizionali in genere: l’AI può diventare un ottimo alleato nell’ideazione di piatti e menù con un elevatissimo livello di attenzione alle esigenze alimentari – chiarisce Zambello – Può essere anche un validissimo aiuto quando si è a corto di idee creative, quando si desidera comprendere come utilizzare un ingrediente particolare o come combinarne diversi, oppure quando è necessario scoprire nuove tecniche di preparazione e cottura».
Nessun rischio di appiattimento
«La personalizzazione dei contenuti e dell’esperienza è proprio la parola chiave nel percorso di evoluzione dell’AI», spiega Zambello, escludendo un rischio di appiattimento e omologazione: «Proprio alla luce dell’iper-personalizzazione, a mio avviso il rischio è esattamente l’opposto, ovvero la disponibilità di una quantità sconfinata di contenuti generati e di data set da cui attingere. L’appiattimento si combatte proprio ai fornelli e a tavola, con quel tocco umano fatto di amore, cura, passione, curiosità e convivialità che nessuna AI (o robot da cucina) può sostituire».