Cerco la mia metà, non il matrimonio

04 11 2016 di Roberto Moliterni
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Il mio paradiso personale? Sarà a Milano nel 2031. Ho letto che già ora il capoluogo lombardo è la capitale dei single (3/4 dei nuclei familiari sono composti da persone che vivono sole) e che nel 2031, in tutta Italia, nessuno si sposerà più in chiesa.

Noi uomini abbiamo avuto, da sempre, una relazione complicata con il matrimonio... e con il tabagismo: tutte le volte che ci sentiamo dire: «Sai, stavo pensando che potremmo sposarci», usciamo e andiamo a comprare le sigarette. Anche quelli di noi che non hanno mai fumato. Nel 2031 invece non dovremo più inventare scuse: si realizzerà ciò che ha teorizzato il sociologo Zygmunt Bauman in Amore liquido: niente più relazioni, ma “connessioni” (in pratica dei network, proprio come quelli che ci propongono i social). Reti di rapporti multipli da cui uscire sarà facile quanto entrare.

La mezza mela Oppure, forse, come nel film Her, finiremo per avere rapporti solo con Siri, l’assistente vocale dell’iPhone. Lei si fa viva se la interpelli e quando le chiedi «Che cosa pensi del matrimonio?», risponde: «Stavo pensando a te». Insomma, un mondo perfetto.

Ora, però, mi gira in testa il mito dell’amore di Platone. Il filosofo greco ha tramandato la leggenda di un’umanità che, un tempo, era composta da esseri formati dall’unione di due individui e, quindi, dotati di due teste, quattro braccia e quattro gambe. Erano talmente potenti da sfidare gli dei. Così Zeus, per indebolirli, decise di punirli dividendoli a metà. Il risultato fu che ciascuna delle due parti separate, da quel momento, non smise di cercare di ricongiungersi all’altra e quando le finalmente si incontravano, per non rischiare di perdersi di nuovo, rimanevano abbracciate. Secondo Platone, tutti noi siamo gli eredi quell’essere e stiamo cercando la nostra metà perduta. E, forse, matrimonio sì oppure no, sarà così per sempre.

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