Cernobyl: Papa ricorda vittime,ringrazia chi allevia dolori
This photo taken Wednesday, March 23, 2016 shows the old sarcophagus, right, over the reactor building damaged by explosion and a new confinement, left, under construction at the Chernobyl nuclear power plant, Chernobyl, Ukraine. When the new structure, which resembles a 30-story Quonset hut, is finished, it is to be slowly moved on rails over the sarcophagus and reactor building. (ANSA/AP Photo/Efrem Lukatsky)

Chernobyl 30 anni dopo

Trent'anni fa vivevo in una città che aveva appena superato l'inquinamento criminale del suo acquedotto quando esplose il reattore nucleare di Chernobyl. Così ho affrontato un'altra emergenza ambientale. Terribilmente più grande, minacciosa. Invisibile e silenziosa

Chernobyl e l’anniversario dei trent’anni dall’incidente nucleare avvenuto il 26 aprile 1986 mi sono tornati in mente giorni fa, quando ho partecipato a un convegno organizzato in occasione dei trent’anni da un’altra emergenza ambientale, certo non grave come quella della centrale atomica, ma pur sempre un fatto che ha segnato una popolazione.

Parlo dell’inquinamento dell’acquedotto comunale di Casale Monferrato, la città in provincia di Alessandria dove sono nata, scoperto il 24 marzo 1986.

La settimana scorsa ero a quel convegno per ricordare quanto accaduto allora. Il gruppo di criminali che aveva gettato in una discarica clandestina nei pressi delle falde residui chimici di lavorazioni industriali. L’acqua talmente contaminata che non solo non si poteva bere, ma neppure usare per lavarsi. Il mese intero vissuto dalla popolazione ostaggio di un inquinamento che “si vedeva” e “si sentiva”. Perché dai rubinetti usciva acqua con un odore insopportabile.

Quella potabile è tornata a scendere il 24 aprile 1986, due giorni prima di un 26 aprile che non avremmo dimenticato più.

Chernobyl 30 Years On
This photo taken Wednesday, March 23, 2016 shows the old sarcophagus, right, over the reactor building damaged by explosion and a new confinement, left, under construction at the Chernobyl nuclear power plant, Chernobyl, Ukraine. When the new structure, which resembles a 30-story Quonset hut, is finished, it is to be slowly moved on rails over the sarcophagus and reactor building. (ANSA/AP Photo/Efrem Lukatsky)


Il 26 aprile dell’edizione straordinaria del telegiornale. Della notizia che nell’area di Chernobyl (oggi Ucraina, allora Unione Sovietica) c’era stato un “problema” a un impianto nucleare. Della conferma dell’esplosione del reattore numero 4 e della fuoriuscita di una radioattività 400 volte superiore alle bombe sganciate dagli americani su Hiroshima e Nagasaki. Dell'errore umano e delle responsabilità di chi aveva provocato il disastro. Del divieto di mangiare latte e verdure a foglia larga.

Vivevo in una città che, pur nel disagio, era appena uscita da un inquinamento che aveva potuto “combattere”. Con la trivellazione di nuovi pozzi di acqua pulita, con la bonifica dei terreni pieni di scorie chimiche…

Mi trovavo di fronte a un altro inquinamento. Contro cui però io, come tutti gli altri, nulla potevamo.
Un inquinamento che non aveva odore o sapore o colore.

Che ci costringeva a guardare la verdura marcire negli orti. A buttare nell’immondizia il latte. A subìre una minaccia invisibile e silenziosa di cui ci si poteva persino dimenticare, per qualche istante.
Eravamo impotenti ed è stato quello il peggio di tutto.

 

Trent’anni dopo nell’area di Chernobyl vivono animali e piante che sono riusciti ad adattarsi all’ambiente contaminato. E qualche vecchio che ha voluto rientrare a casa, incurante del pericolo.

Chernobyl 30 Years On
This photo taken Wednesday, March 23, 2016 shows the old sarcophagus, right, over the reactor building damaged by explosion and a new confinement, left, under construction at the Chernobyl nuclear power plant, Chernobyl, Ukraine. When the new structure, which resembles a 30-story Quonset hut, is finished, it is to be slowly moved on rails over the sarcophagus and reactor building. (ANSA/AP Photo/Efrem Lukatsky)



Prima che l’ambiente contaminato torni alla normalità  dovranno passare migliaia di anni.

Fino ad allora a Chernobyl sarà solo silenzio.

Il silenzio che "ho ascoltato” in quei giorni, e che "sento" ancora, quando ripenso a quell'anno.

Un silenzio che resta a memoria di quanto l'uomo possa contro l'ambiente e contro se stesso. Ed è questo che dobbiamo ricordare, oggi che sono passati trent’anni. E sempre.

Chernobyl 30 Years On
This photo taken Wednesday, March 23, 2016 shows the old sarcophagus, right, over the reactor building damaged by explosion and a new confinement, left, under construction at the Chernobyl nuclear power plant, Chernobyl, Ukraine. When the new structure, which resembles a 30-story Quonset hut, is finished, it is to be slowly moved on rails over the sarcophagus and reactor building. (ANSA/AP Photo/Efrem Lukatsky)
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