Come vivremo su Marte?

19 10 2016 di Monica Piccini
Credits: Olycom

Chiara Cocchiara, 28 anni, ha trascorso 15 giorni in missione nel deserto dello Utah, su una navicella spaziale prototipo di quella che un giorno potrebbe approdare su Marte.

Chiara Cocchiara nel deserto dello Utah

Una scena del film The Martian, l'ultimo film del grande Ridley Scott, con Matt Damon

Una scena del film The Martian

Una scena del film The Martian

Il Jet propulsion laboratory della Nasa ha commissionato dei poster come depliant pubblicitari per futuri viaggi spaziali. A sinistra, quello di una “gita” su Marte

Foto

Mentre l'Agenzia Spaziale Europea atterra sul Pianeta Rosso, una ingegnere aerospaziale molto speciale ci descrive i futuri viaggi su Marte: sapete che potremo mangiare la pizza ma non si riuscirà a chattare? 

Il 19 ottobre l’Agenzia Spaziale Europea (ESA) atterra su Marte nell’ambito della missione ExoMars, la più importante e ambiziosa organizzata dall’ESA. La missione è partita il 14 marzo scorso: conquista in 2 atti del Pianeta rosso, in cui una sonda rilascia sul suolo marziano 2 rover, veicoli comandati a distanza. Il primo (il lander Schiaparelli) per studiare le tecnologie di atterraggio e il secondo, nel 2018, con il compito di prelevare campioni di terreno per cercare tracce di vita nel sottosuolo, dopo che la Nasa ha evidenziato presenza di acqua. Schiaparelli ha viaggiato per sette mesi nello Spazio e ora è il momento tanto atteso dell'incontro col Pianeta rosso.

Il sogno più lungo dell'umanità si sta per avverare? Di sicuro presto scopriremo com'è Marte da vicino e se sul Pianeta rosso c'è vita. Forse in futuro potremo anche programmare tutti un viaggio su Marte. Oggi è un’ipotesi prematura ma non impossibile. 


E mentre l’agenzia spaziale americana dovrà ritoccare gli standard di sicurezza per stare al passo con le agenzie private che già propongono viaggi marziani, c’è chi sogna di mettere piede lassù... Tra questi, l’ingegnere aerospaziale Chiara Cocchiara, che lavora all’Eumetsat, l’organizzazione europea per il controllo dei satelliti meteorologici a Darmstadt, in Germania. È lei, nata a Gela (Cl) 28 anni fa, l’unica europea ad aver preso parte lo scorso dicembre al programma Mars Desert Research Station nel deserto dello Utah: ha trascorso 15 giorni in missione su una navicella spaziale della Mars Society, prototipo di quella che un giorno potrebbe approdare su Marte.

In attesa di risolvere alcuni problemi tecnico-scientifici, a cominciare dal viaggio di ritorno, ecco dal racconto di Chiara che cosa possiamo aspettarci da un futuro “trasferimento”.

Sarà dura lassù? «Faremo i conti con la nostalgia di casa (Marte dista 56 milioni di chilometri dalla Terra) e con la microgravità, pari a circa il 38% di quella terrestre: i muscoli si atrofizzano e le ossa s’indeboliscono. Per non parlare del razionamento delle risorse vitali tra cui cibo, acqua e ossigeno».
Cosa mangeremo? «All’inizio, gli alimenti disidratati portati dalla Terra. Per esempio, io sono riuscita a fare anche la pizza con la salsa di polvere di pomodoro. Poi, però, bisognerà ingegnarsi, come fa il personaggio di Matt Damon nel film Sopravvissuto - The Martian, che coltiva patate in una serra. Ma prima di capire quali tipi di piante potranno attecchire, stiamo ancora verificando se gli escrementi umani siano in grado di fertilizzare il terreno».
Che tempo farà? «Un freddo terribile. La temperatura media è di -60°, con un’escursione termica tra -140 ° e +20 °».
Come ci vestiremo? «Con tute spaziali, pressurizzate. Se si aprissero o perdessimo semplicemente un guanto, a causa della pressione atmosferica di Marte (circa l’1% di quella terrestre) sarebbe un vero disastro: tutti i liquidi corporei evaporerebbero all’istante e ci esploderebbero occhi e timpani».
Andremo fuori a passeggio? «Senza un adeguato equipaggiamento è impossibile uscire. Perché si è sottoposti a una continua pioggia di radiazioni e non c’è aria respirabile: per produrre le nostre condizioni di ossigenazione ci vorranno almeno 10.000 anni! Per una passeggiata spaziale bisogna accontentarsi dell’ossigeno delle bombole, con un’autonomia di 2 ore».
Costruiremo case? «I progettisti stanno già pensando a insediamenti di capsule marziane in cui ricreare un’atmosfera artificiale simile a quella terrestre. Il prototipo di unità abitativa è circolare, con un diametro di 8 metri, su 2 piani. Al piano terra ci sono una sorta di “armadio” delle tute e il laboratorio per le ricerche. Sopra, le micro-stanze singole (ma se qualcuno russa si sente!), in cui si dorme dentro un sacco a pelo su un materasso, e un’area comune per il tempo libero. Gli astronauti lavorano a ritmi pressanti dalle 7.30 alle 21. Poi giocano a scacchi o guardano film. Niente web, purtroppo».
Useremo gli smartphone? «Dato il ritardo di Internet di circa 40 minuti tra domanda e risposta, è praticamente impossibile chattare o telefonare. A eccezione dei 500 megabyte al giorno con cui ogni sera gli astronauti devono comunicare alla base lo stato delle ricerche sul campo e il livello delle risorse come acqua e gas per evitare di rimanere senza scorte».
E la doccia? «Sì, si può fare.Un sistema a circuito chiuso, come nella Stazione spaziale internazionale, ricicla e purifica l’acqua delle docce. Ma anche la pipì e il sudore, che poi si possono addirittura bere. Durante la simulazione nel deserto dello Utah, io ho fatto una doccia di 3 minuti alla settimana. Per non lavare i piatti li abbiamo rivestiti con la carta argentata che, appallottolata, occupa poco spazio».
Inquineremo pure il Pianeta rosso? «Inizialmente i rifiuti si riporteranno sulla Terra, disidratati e congelati. Poi anche su Marte si scaveranno discariche dove sotterrarli».
Avremo paura? «Sì, delle stesse cose che temiamo qui sulla Terra: il dolore, la morte di una persona cara. Come si sperimenta nella simulazione passando da 7 a 4 persone, la perdita di uno o più compagni può avere duri contraccolpi emotivi (depressione, stress, insonnia) in chi resta. A ciò si somma l’impossibilità di tornare a casa in tempi brevi. In caso di emergenza, dall’otturazione di un dente a un ingranaggio che salta, nessuno viene a salvarti! Non prima di 6 mesi, comunque».

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