E per le donne, tacco obbligatorio. Sul sessismo e le regole aziendali

07 04 2016 di Annalisa Monfreda
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Martedì sera di chiacchiere al femminile.

La mia amica arriva con un carico di indignazione che urge di essere condiviso. Per cui, bando ai convenevoli.

«Sapete cosa ha detto il mio capo oggi, durante una convention aziendale?», ci incalza. «Che ultimamente vede troppe scarpe basse in giro».

Gli sguardi interrogativi di noialtre le suggeriscono di essere più chiara.

«Nella mia azienda, quando si va da un cliente, il codice di comportamento prevede la cravatta per gli uomini e un tacco non inferiore ai cinque centimetri per le donne», ci spiega, godendosi lo choc che provoca la sua rivelazione.

Tacco batte cravatta 10 a zero.

Nessuna di noi si è mai imbattuta in una forma di sessismo più surreale e codificata di questa. E per giunta messa in atto da una società grande e prestigiosa. La serata, dopo un battesimo del genere, proseguirà per aneddoti a tema.

Il sessismo ha tante facce. Può farti bruciare di rabbia, perché arriva da un professionista che lavora con le donne e ha avuto l’occasione di conoscerne il valore al di là di una caviglia slanciata. O può essere innocuo ma altrettanto scioccante, come nell’episodio raccontato da Flavia Piccinni, durante la presentazione del suo libro candidato al premio Strega, Quel fiume è la notte.

«Stazione degli autobus di Taranto. Salgo sul notturno con destinazione Reggio Calabria e mi sento chiedere dal conducente: “Signora, lei non viaggerà mica da sola?” “Certo”, gli rispondo, “e con chi dovrei viaggiare?”. “Allora venga qua, si segga vicino a noi che è più sicura”».

Siamo abituate a sorridere di fronte a questi aneddoti. Il misto di stupore e protettività di certi uomini ci fa tenerezza. Invece è la traccia più evidente della visione del mondo (e della donna) che esiste nel nostro paese.

Qualche anno fa, una giovane inglese, Laura Bates, ha deciso di creare un sito dove le donne di tutto il mondo potessero raccontare le loro storie di sessismo quotidiano, Everyday Sexism.

Noi l’abbiamo intervistata e abbiamo deciso di raccogliere queste storie anche nella community di Donna Moderna, via mail o con l’hashtag #sessismoquotidiano.


Perché il sessismo può far male o può far sorridere. Ma va raccontato. Affinché tutti si abituino a riconoscerlo e a chiamarlo per nome.


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