Giornata mondiale dell’acqua 2016: il 22 marzo si celebra l’oro blu

21 03 2016 di Anna Scarano
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2,5% è la quantità d'acqua dolce disponibile sulla Terra

Di acqua sulla Terra ce n'è tantissima, ma quella indispensabile all'uomo è poca, precisamente il 2,5 per cento, compreso il ghiaccio delle calotte polari. Se poi consideriamo la quota più facilmente disponibile e utilizzabile, presente in fiumi, laghi, falde acquifere, suolo e atmosfera, allora la percentuale scende allo 0,6%. Per questo è indispensabile proteggerla dall'inquinamento e dallo spreco.

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Il 70% dell'acqua viene usata per l'agricoltura

È vero che in casa bisogna stare attenti e non sprecare l'acqua che scende dal rubinetto, ma la quantità di acqua usata nei campi e negli allevamenti per produrre ciò che poi finisce sulla nostra tavola  è di gran lunga superiore a tutti gli usi domestici dell'acqua messi insieme.

A livello globale, secondo la FAO circa il 70% dei consumi di acqua è destinato al settore agricolo, il 20% a quello industriale e solo 10% a quello domestico.

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Ci vogliono 50 litri di acqua per avere un pomodoro

"Mangiamo" più acqua di quanta ne beviamo. In media, per un pomodoro (250 g) che arriva sulla nostra tavola sono stati impiegati 50 litri d'acqua, 2.500 litri per un chilo di riso, 15.415 per un chilo di carne rossa e "solo" 27 litri per una tazza di te. È la cosiddetta impronta idrica, l'effettiva quantità di acqua impiegata per produrre. In generale, i prodotti derivati dagli animali hanno un'impronta idrica maggiore rispetto a quelli vegetali, a causa dell'acqua impiegata per produrre il foraggio.

Il consumo idrico di una persona dipende quindi anche da come mangia, dal tipo di alimentazione che segue e non solo da come usa l'acqua in cucina, in bagno e in giardino.

L'impronta idrica dell'Italia è del 66 per cento più alta della media mondiale (1.385 metri cubi pro capite l'anno). E tra le principali economie non europee l'Italia si colloca al vertice dei consumi pro capite, dopo Stati Uniti, Canada e Australia. Se si vuole sapere quanta acqua ci vuole per ogni alimento (o per una maglietta di cotone o un paio di jeans) basta andare sul sito waterfootprint.org.

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Da un rubinetto che sgocciola si perdono da 20 a 40 litri al giorno

Per ridurre lo spreco di acqua è importante controllare la tenuta dei rubinetti di casa e dello sciacquone del bagno: da un rubinetto che gocciola escono in media tra i 20 e i 40 litri di acqua al giorno; uno sciacquone che perde appena un centesimo di litro al secondo (0,6 litri/minuto) spreca 864 litri di acqua al giorno, oltre 25.000 litri di acqua in un mese, 315.000 litri in un anno.

Stare attenti all'acqua che si consuma significa adottare delle piccole ma importanti abitudini: chiudere il rubinetto ogni volta che ci si lava i denti, ci si fa la barba, si lavano i capelli o si insaponano i piatti. Se si impiegano 3 minuti in media per queste operazioni, se ne vanno inutilmente più di 30 litri di acqua. E d'estate, invece di far scorrere in abbondanza l’acqua potabile per averla fresca, è buona norma tenerne sempre una bottiglia in frigo.

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Con un riduttore di flusso si può risparmiare il 60-70% di acqua che scende dal rubinetto

I normali rubinetti utilizzati in bagno o in cucina hanno una portata di circa 10-12 litri al minuto che può diminuire della metà installando un semplice riduttore di flusso. Il rubinetto, come il potenziometro per la luce, permette di regolare l’intensità del flusso di acqua in funzione di quanta ne serve davvero. Quando si apre il rubinetto, vale la pena farlo quel tanto che basta per avere il flusso di acqua di cui si ha bisogno.

I riduttori di flusso sono dispositivi semplici che, se applicati al rubinetto o alla doccia, possono far risparmiare fino al 60-70 per cento di acqua. Si spreca meno acqua anche in bagno, se si gli sciacquoni del WC ha il sistema a doppio pulsante: i vecchi modelli a pulsante unico consumano in genere intorno ai 10-12 litri di acqua per scarico. Ipotizzando che lo scarico del WC venga azionato 5-6 volte al giorno, il consumo giornaliero di acqua per persona è di circa 50-60 litri, che diventano oltre 200 litri/giorno in una famiglia di 4 persone, 6000 litri al mese, 72.000 litri ogni anno.

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Con un elettrodomestico di classe A+ si consuma ogni circa la metà d'acqua

La lavatrice o la lavastoviglie vanno cambiate? Conviene allora dare la preferenza ai modelli di classe A+ o superiori. Una lavatrice di questo tipo consuma in genere tra i 40 e i 65 litri di acqua per ciclo di lavaggio, mentre una a bassa efficienza ne consuma circa il doppio.

Stesso discorso per la lavastoviglie: tra i 7 e 14  litri di acqua per ciclo di lavaggio contro circa 30-40 di un modello a bassa efficienza energetica. Si spreca meno riducendo anche il numero dei lavaggi e cioè usando sempre la lavatrice e la lavastoviglie a pieno carico.

È lungo 372 pagine Il libro dell'acqua di Alok Jha che esce in occasione della Giornata mondiale dell'acqua.

Perché la sua forma solida, il ghiaccio, galleggia sulla sua forma liquida? Perché la sua capacità di immagazzinare calore è così elevata, la maggiore tra tutti i liquidi? A queste e altre domande risponde Alok Jha, fisico per formazione e corrispondente scientifico del Guardian ne Il libro dell'acqua (Bollati Boringhieri), che ha per sottotitolo La storia straordinaria della più ordinaria delle sostanze.

L'autore racconta tutte le proprietà che rendono l'acqua una sostanza particolare, che ha avuto un ruolo chiave nella nascita ed evoluzione della vita sulla Terra. E si chiude con un capitolo affascinante sull'ipotesi della presenza di altre vite su altre pianeti la cui esistenza potrebbe non dipendere da questa molecola.

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Lo sapevi che da un rubinetto che sgocciola si perdono da 20 a 40 litri al giorno? E che ci vogliono 50 litri di acqua per avere un pomodoro? Scopri tutti i numeri dell'acqua in occasione della Giornata mondiale con cui si celebra un bene che presto sarà più prezioso dell'oro

La Giornata mondiale dell'acqua (22 marzo) è nata nel 1992 per sensibilizzare tutti noi sullo stato di salute di un elemento così prezioso per la vita sulla Terra e che dipende da tanti fattori: l'uso che ne fa l'uomo, prima di tutto, ma non solo. Oggi bisogna considerare anche e soprattutto i cambiamenti climatici e la crescita della popolazione, come ha ricordato alla Green Week di Trento 2016 (veneziegreen.it/green-week/io-non-spreco-il-festival) Jan Lundqvist, esperto di fama internazionale sui temi dell'acqua, del cibo, dell'uso delle risorse naturali e senior scientific advisor allo Stockholm international water institute (www.siwi.org).

Jan Lundqvist già 15 anni fa parlava di idrocidio, parola che suona allarmante ma che ben esprime ciò che pensa l'esperto: "Stiamo uccidendo l'acqua che porta la vita". E non è l'unico a sostenerlo. Durante il World economic forum di Davos di inizio anno, ai 750 membri che ne fanno parte è stato chiesto di elencare i rischi globali e la scarsità d'acqua è risultata uno dei primi tre (gli altri due sono i cambiamenti climatici e la migrazione delle popolazioni). A causarla saranno l'aumento degli abitanti e quindi la necessità di produrre più cibo. La maggior parte del consumo idrico, infatti, serve all'agricoltura e agli allevamenti intensivi, in pratica l'acqua viene soprattutto impiegata per produrre quello che arriva sulla nostra tavola. Questo significa che bisogna trovare modi diversi per coltivare quello che mangiamo e che è importante sprecare di meno: buttando via il cibo butto via anche l'acqua che è servita per produrlo.

Lundqvist ha fatto un semplice esempio parlando della California, da tempo una delle zone più colpite dalla siccità e che riserva l'80 per cento della sua risorsa idrica per l'agricoltura. La impiega anche per coltivare le mandorle, ma visto che per ogni mandorla ci vogliono 4 litri di acqua forse è il caso di chiedersi se conviene continuare in questa direzione.

Anche se il consumo di acqua per usi domestici è solo il 4 % dell'acqua che consumiamo ogni giorno, questo non vuol dire che bisogna sprecarla e qui ricordiamo alcune buone pratiche che, diventando abitudini, dimostrano più rispetto per questo bene che come abbiamo visto è meno disponibile di quanto pensiamo e per questo va protetto.  

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