Di tutte le domande stupide che si poneva Giulietta, mi sorprende che non ci sia mai «What’s in a kiss?». Evidentemente dava la risposta per scontata, visto che dopo il primo bacio a Romeo se n’è uscita con un «Baci proprio da manuale!» (che ne sapeva?). Sembrava capirlo pure lei, di certo non la più sveglia del gregge, che i baci non sono affatto stupidaggini: il sesso può essere una stupidaggine, richiede una dose di incoscienza maggiore, ma i baci non lo sono quasi mai. O almeno, non quelli veri. Quelli che iniziano con mani tremanti, guance rosse, e finiscono per elettrizzare tutte le parti del corpo. Per questo non mi sorprende leggere che oggi di baci c’è una vera e propria crisi, e li dosiamo con la cura dei beni di lusso. Gli inglesi la chiamano kiss recession, e ne sono terrorizzati.
Il Big Kiss Report: non si bacia più nessuno?
A diffondere il panico a London town è stato il Big Kiss Report commissionato dal brand di dentifrici Waken a YouGov. Alla domanda «Quando è stata l’ultima volta che sei stato baciato?», solo il 29% degli adulti ha risposto “Ieri”. Il 25% degli intervistati non viene baciato da più di un anno (o non ha mai dato il primo bacio), e il 27% pensa che baciarsi sia meno comune rispetto al passato.
Dati che hanno infestato diverse testate, anche se il sondaggio dà anche un sacco di ottime notizie (almeno secondo me): ci baciamo di meno, è vero, ma ci baciamo meglio. Gli intervistati parlano una «pre-kiss routine»: il 59% si lava i denti, il 33% evita cibi con odori strani. C’è chi usa il collutorio, chi si aggiusta il rossetto, chi mastica una mentina… Insomma, meno del 17% degli intervistati si trova realmente impreparato al momento del bacio.
«Prima di tutto, non esiste una quantità “prescritta” di affetto fisico necessaria per considerare una vita romantica soddisfacente», spiega Gaia Bresciani, psicologa clinica. «Se le persone scelgono ciò che sentono davvero giusto per loro invece di fare ciò che pensano di dover fare, questo va visto come un cambiamento positivo». Al contempo, però, il contatto fisico ha degli effettivi correlati neurobiologici, in primis il rilascio di ossitocina, il cosiddetto «ormone dell’amore», che regola lo stress.
I rischi del (non) baciarsi
«La privazione cronica di contatto è associata ad aumento di ansia, cortisolo più alto, peggiore qualità del sonno e a una maggiore “goffaggine relazionale”». Quando smettiamo di fare una cosa a lungo, diventiamo meno sicuri: se c’è una cosa che il Big Kiss Report prova veramente, è che al bacio pensiamo troppo, cercando di prevedere ogni possibile errore.
«Questa ruminazione cognitiva (il famoso overthinking) non fa altro che rendere il gesto sempre meno naturale. In particolare per i giovani adulti (18-30 anni), nell’età in cui normalmente si consolidano gli script relazionali: svuotandoli di esperienza reale, arrivano nell’età adulta vera e propria senza un repertorio di comportamenti spontanei, e l’ansia da prestazione relazionale aumenta invece di diminuire con l’età (un’inversione rispetto al trend normale)».
Make PDA great again
Più che una crisi di baci, quindi, c’è una crisi di spontaneità. Cosmopolitan USA, proprio in questi giorni, ha infatti dato inizio a una campagna per far tornare di moda il PDA, acronimo di Public Display of Affection (dimostrazioni d’affetto in pubblico). Come conferma il Report, l’essere guardati (per quasi il 20% degli intervistati) è una grande fonte di ansia, ma guardare gli altri invece ci piace tantissimo. È quello che cerchiamo in programmi come Love Island (o, nel caso di noi italiani, Temptation Island, che ha contato ben 247 mila spettatori): non perché siamo un branco di pervertiti, ma perché questi contenuti soddisfano un bisogno (il nostro, di essere baciati) e contribuiscono ad alimentare il problema.
«Il confronto sociale è già ampiamente accentuato sui social. Se il termine di paragone non è più (solo) la vita reale delle persone intorno a noi, ma un montaggio di contenuti fabbricati apposta per perdere di spontaneità, venduti come naturali, avviene quella che in psicologia si chiama comparazione asimmetrica. Un confronto che siamo destinati a perdere, perché la vita reale, di intrinseca imperfezione, ci sembrerà sempre inferiore».
0 baci è meglio che pessimi baci
Piuttosto che un bacio imperfetto, preferiamo non darne nemmeno uno, e mettiamo in atto quello che in psicologia si chiama “evitamento attivo”. «Il rischio è che una generazione cresciuta a contenuti perfetti stia interiorizzando uno standard con cui nessuna esperienza dal vivo può competere. Prende piede una sorta di ansia da prestazione anticipata anche per gesti che dovrebbero essere tra i più spontanei».
I primi risultati li vediamo già. Percepiamo i baci spontanei come esperienze rare, e cominciamo a concepirli come vere e proprie “esperienze di lusso”. Lo prova l’ultimo show di Diesel, in cui è andato in scena un flash mob sulle note di Love to Love You Baby: «200 performer hanno coinvolto gli ospiti e interagito tra loro attraverso azioni a volte liminali, a volte impossibili da ignorare», racconta il comunicato ufficiale. «Le loro azioni sembravano spontanee, ed è proprio questo parte del gioco: un happening regolato da precise regole, in cui l’imprevisto è la forza motrice».

«Dobbiamo amarci di fretta»
«Quando un bisogno primario (il contatto, l’intimità, il desiderio corrisposto) non trova più soddisfazione diretta nella vita quotidiana, il cervello non smette di cercarlo direttamente ma lo cerca per via vicaria: guardare altri che si baciano attiva comunque circuiti di ricompensa, anche se in modo molto più povero e meno regolatorio rispetto al contatto reale. È una specie di “finestra su un lusso” che non possiamo permetterci: guardiamo chi lo fa perché noi lo facciamo sempre meno». Un circolo che si autoalimenta e, come sempre, ci intrappola.
Ma invece che stare a guardare, dovremmo cogliere da Glenn Martens la call to action. Tornare a chiudere gli occhi e sperare che vada tutto bene, baciarci per strada incuranti degli sguardi dei passanti e delle persone che corrono per andare al lavoro. Alla domanda ipotetica di Giulietta, rispondere che in un bacio di fatto c’è tutto: la possibilità di sbagliare, di deludere, di rendersi ridicoli.
Ma anche la dimostrazione che nonostante tutto il casino che stiamo vivendo, abbiamo ancora la forza di renderci ridicoli. Il coraggio di condividere un futuro che potrebbe includere persino la fine del mondo. La promessa, come dice una delle canzoni più carine dell’estate, che «aerei ed elicotteri ci troveranno assieme».