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Ho scoperto che il castagnaccio ha il potere di far nascere l’amore

Siete in cerca di marito? Sperimentate i poteri magici di un dolce a base di castagne dalle origini antichissime

Chi di voi non ama le castagne alzi la mano. Sono sicura che piacciono a tutti. Chiedo scusa per le mie certezze ma veramente non ho mai conosciuto nessuno che disdegni questo straordinario frutto. Dal pane alla crema di marroni, dagli gnocchi alle frittelle, le ricette sono infinite e così varie da regione a regione che è difficile elencarle tutte.

La castagna è stata fonte di sostentamento dal medioevo sino alla generazione della guerra soprattutto sull’Appennino toscano, terra folta di boschi ed è stata la base dell’alimentazione dei contadini per secoli. In mancanza del frumento il castagno è stato “l’albero del pane”, tutto dell’albero veniva sfruttato: le foglie come base per le torte, il legno per i mobili, persino il terreno, humus perfetto per la crescita di funghi profumatissimi. Parte della vita dell’uomo da secoli, la castagna s’incrocia con il folklore e i riti religiosi, veniva utilizzata persino come moneta di scambio alla stregua del sale, le raccoglitrici di castagne infatti ricevevano come compenso sacchi di farina dolce.

Da piccola mi affascinava la leggenda di una grotta nell’entroterra lunigianese da cui, a notte fonda, si narrava uscissero le fate che correvano nude tra i boschi di castagne alla ricerca dell’amore. E la mia fantasia correva intrecciandosi con i racconti di mio padre che in tempo di guerra ha percorso in lungo e in largo quelle montagne e ne conosce ogni anfratto. Lui ama e odia le castagne, come affermano tutti i vecchi della sua generazione, gli ricordano i tempi della guerra quando, giovanissimo al seguito dei partigiani sulle montagne dell’entroterra ligure, non avevano che farina di castagne con cui sfamarsi. Mi raccontava che il raccolto, una volta essiccato, veniva accumulato in costruzioni di pietra a secco e i sacchi ricoperti con le bucce secche delle castagne stesse per preservarle dall’umidità. Poi da novembre ad aprile seguiva il rito della molitura, la pietra veniva scelta accuratamente lungo il greto dei torrenti e la macinazione veniva fatta solo a luna vecchia. Risultato una farina preziosa adatta a molteplici usi.

Mio cognato, mugnaio in Lunigiana da generazioni, ci inonda letteralmente di farina di castagne ogni inverno, e a casa mia  non rimane certo inutilizzata. Tra le tante ricette la più veloce è il castagnaccio, un dolce povero e semplicissimo ma con un gusto deciso.

La patria di questo dolce è la Toscana, in ogni zona ha un nome diverso e qualche particolare accostamento di sapori ma la base è fatta solo di acqua e farina. Originariamente si cuoceva su un letto di foglie di castagno nei testi, grandi piatti di cotto usati per cucinare nel forno a legna. Ma anche in un forno elettrico casalingo si può ottenere un ottimo risultato.

Se volete trovare marito vi svelo un segreto: ricopritelo di aghetti di rosmarino. Infatti un’altra leggenda curiosa narra che se una fanciulla avesse offerto un pezzetto di castagnaccio cosparso di aghetti di rosmarino al giovane di cui era innamorata, questi ne avrebbe ricambiato i sentimenti e l’avrebbe condotta all’altare. Insomma oltre che buonissimo il castagnaccio ha il potere di far nascere l’amore. Provare per credere

 

Castagnaccio

Versate gr. 200 di farina di castagne in una terrina, unite il sale e due cucchiai di olio d’oliva, mescolate e aggiungete a poco a poco 2 bicchieri d’acqua, sempre mescolando con un cucchiaio di legno, finchè otterrete un impasto molle e senza grumi. Versate il composto in una tortiera bassa e larga unta con olio. Cospargete la superficie con aghetti di rosmarino, una manciata di pinoli e di uvetta lavata e asciugata: irrorate col rimanente olio. Mettete il castagnaccio in forno a 220 gradi fino a quando sulla superficie si formerà una croccante crosticina di un bel marrone intenso.

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