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Piagnoni si nasce. Ma non per questo dobbiamo restarlo

Una ricerca pone i neonati italiani al terzo posto tra quelli che piangono di più. Sarà pure vero, ma se nasciamo frignoni, non per questo dobbiamo restarlo

Frignoni si nasce. Non ci sono novità pedagogiche che tengano, letture, consultazioni sul web, visite dal pediatra di grido per riuscire a frenare il pianto del neonato nelle prime settimane di vita. Insomma, se il bebè urla anche tre ore al giorno, si tratta del kharma. Mamme e papà, non è colpa nostra. O meglio, si tratta di un intreccio di fattori in cui i genitori possono rientrare solo in parte, per lo meno a livello cosciente.

Lo rivela una ricerca pubblicata sul Journal of Pediatrics, frutto di uno studio effettuato su 8.700 bambini di diverse parti del mondo. La ricerca ha calcolato la media della durata dei pianti dei piccoli nell'arco di 24 ore nelle loro prime dodici settimane di vita. Ed ecco la classifica: i bimbi italiani sono al terzo posto. Il 20,9% dei piccoli in Italia piange più di tre ore al giorno per almeno tre giorni alla settimana. Prima di noi, ancora più piagnoni i canadesi e gli inglesi.

Insomma, tutto ciò sembra la riprova che, in materia di genitorialità, le aspirazioni e i desideri quasi mai collimano con la realtà e le nostre buone intenzioni finiscono spesso per lastricare la strada dei capricci (e non solo). Succede proprio così: noi genitori, prima di mettere al mondo figli, confidiamo di poter porre limite ai futuri strepiti mediante il ricorso alle nostre abilità pedagogiche. Crediamo fortemente di indirizzare i nascituri sulla "retta via" tramite l’uso di calma, pazienza e virtù. Senza contare che alcuni di noi fanno magari affidamento sulla possibilità che alcune caratteristiche immutabili del piccolo corrispondano alle nostre aspettative. O che addirittura - grande fortuna - il figlio porti in dote la stessa calma e tranquillità che abbiamo sviluppato noi - si spera - nel corso degli anni. 

Ebbene, questa ricerca ci dice invece che la possibilità di trovarci genitori di un neonato frignone dipende da una serie di fattori che fondono l’inevitabile componente genetica (se noi eravamo urlatori in culla non possiamo aspettarci di diventare genitori di bimbi pacati) a elementi ambientali, come la zona geografica, il tipo di allattamento, il ceto sociale. Quindi qual è il messaggio per noi povere mamme e papà? Cosa possiamo trarre da questa ricerca, che non sia un’inevitabile presa d'atto della nostra incapacità di incidere in modo decisivo sul carattere dei nostri figli? Purtroppo i ricercatori non ci dicono cosa succede ai neonati piagnoni quando diventano grandi. Io per esempio ho due figlie diversissime, e quella che piangeva di più da piccola è la stessa che versa meno lacrime ora, da grande. Eppure, mi dico, il contesto familiare è lo stesso.

E allora, come la mettiamo? Forse a questo punto possiamo solo rilassarci. E cominciare a capire che, fin da quando sono molto piccoli, i nostri figli sono davvero “altro da noi”. Seguiranno spavaldamente i loro percorsi e noi genitori, con tutti i nostri studi, le ricerche sul web, i raffronti tra metodi pedagogici e le discussioni sui social, incideremo meno di quanto pensiamo sulle loro scelte. Quindi, se un giorno si piangeranno addosso, e non avranno la forza o l’onestà di rimboccarsi le maniche per cambiare il loro presente, io voglio pensare che non sarà solo colpa nostra, ma un po' anche loro. Per questo penso sia importante cominciare a insegnare ai nostri ragazzi a prendersi le proprie responsabilità, a vivere in modo etico, a capire che lamentarsi sempre non paga. Devono sapere che mamma e papà (che poi vuol dire la scuola, lo Stato, la società) non rappresentano sempre l'alibi per spiegare - e giustificare - i loro comportamenti, fallimenti o inciampi. Insomma, magari noi (e i nostri figli) nasciamo frignoni, ma non per questo siamo autorizzati a restarlo.

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